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Coronavirus: al cimitero

di Trento funerali di tre minuti,

così il lutto ai tempi di pandemia

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«Un dolore che si aggiunge ad altro dolore». Don Rinaldo Bombardelli è il sacerdote che in questi giorni sta celebrando (rigorosamente munito di mascherina) i funerali in forma privata al cimitero di Trento. «I funerali sono aumentati - spiega - perché confluiscono qui anche quelli dei sobborghi».
La cerimonia funebre, nei giorni dell’emergenza coronavirus, è a dir poco sacrificata: due-tre minuti per l’estremo saluto al proprio caro. Saluto, breve orazione, proclamazione di una sola lettura, preghiera dei fedeli, Padre nostro, ultima raccomandazione e commiato, benedizione della salma. Presenti solo i familiari stretti. «Le famiglie dei cari defunti - prosegue don Rinaldo - affrontano questa situazione particolare con dolore e rassegnazione. Ma apprezzano che ci sia qualcuno in carne ed ossa, seppure per una cerimonia brevissima. Vedo le persone attaccate alla fede, ancora di più in questo momento».
I brevi funerali avvengono tutti a feretro chiuso. In bella evidenza la direttiva del dirigente dei servizi funerari del comune, Fabrizio Paternoster, relativa ai funerali laici e religiosi, tutti all’aperto. Per quelli laici: forma privata, davanti al colonnato dell’area sud del camposanto. Quelli cattolici, in caso di cremazione, sono ospitati nel sagrato della chiesa del Redentore nel quadrante nord del cimitero. In caso di inumazione o tumulazione, il breve rito, sempre solo per pochi intimi, è davanti alla fossa.
Sotto il portico della Chiesa del Redentore, la Bibbia, aperta sul vangelo di Giovanni: «Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo resusciterò nell’ultimo giorno».
I parenti si scambiano le condoglianze con la punta del gomito, evitando abbracci o strette di mano, si incrociano gli sguardi e le lacrime scendono lievi sul viso. Cinque-sei familiari, ben distanziati, per singolo defunto. Il cielo plumbeo, l’aria livida, il silenzio del cimitero rotto dall’eco dei treni merci che passano sulla vicina ferrovia.
Sulle porte della chiesa cimiteriale l’appello del vicario generale, don Marco Saiani, a chiusura del riepilogo delle norme di sicurezza: «Siamo tutti invitati a intensificare la preghiera personale al padre, chiedendo a Dio che ci doni l’aiuto e la forza necessari per affrontare e superare questo momento di prova».
All’ingresso del corridoio delle camere mortuarie si legge un contrasto nel vedere i distributori automatici di bevande calde e fredde accesi come sempre e poco più avanti, quasi sacralizzato su un piedistallo laccato oro, un dispenser con gel igienizzante per le mani, segno di questi tempi. In cui si continua a morire. E non solo di coronavirus. C’è anche chi, pur nella concisione della cerimonia, porta una piccola cassa audio dotata di chiavetta usb: un modo per salutare il proprio caro con una preghiera in musica.

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