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Studio FBK: l'epidemia

era già attiva in Lombardia

prima del 20 febbraio scorso

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L'epidemia in Italia è iniziata molto prima del 20 febbraio e sono necessarie strategie di contenimento aggressive per controllare la diffusione di Covid-19 ed evitare esiti catastrofici per il sistema sanitario nazionale. Queste le risultanze dello studio del gruppo di ricercatori italiani, tra cui i trentini Marco Ajelli, Giorgio Guzzetta, Valentina Marziano, Piero Poletti, Filippo Trentini e Stefano Merler della Fbk di Trento, dal titolo "The early phase of the Covid-19 outbreak in Lombardy, Italy", pubblicato sull'archivio pubblico Arxiv, disponibile in rete.

I risultati hanno permesso di stimare che ogni persona infetta può trasmettere l'infezione a più di tre persone in media, e che il tempo tra un'infezione e l'altra è di circa 6,5 giorni. "Questi due numeri, combinati assieme - commenta Stefano Merler - dimostrano il potenziale esplosivo di una epidemia di Covid-19. Se non controllata, potrebbe portare all'infezione di circa il 70- 80% della popolazione in pochissimi mesi, con un impatto devastante in termini di mortalità e di carico sul servizio sanitario, e sulle terapie intensive in particolare".

Lo studio mostra che nella notte del 20 febbraio 2020, in cui è stato confermato in Lombardia, e in Italia, il primo caso di Covid-19, l'epidemia era già diffusa in gran parte dei comuni del sud della regione, con centinaia di casi scoperti retrospettivamente grazie ad un enorme lavoro di test da parte degli operatori sanitari. Nella settimana successiva, la Lombardia ha registrato un aumento molto rapido del numero di contagi. Per mettere a fuoco la prima mappatura delle infezioni da Covid-19 in un Paese occidentale, gli studiosi hanno preso in analisi i primi 5.830 casi confermati in laboratorio.

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