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Finanziamenti "leggeri" all'Apt

la Corte dei Conti chiede mezzo milione

alla dirigente comunale di Trento

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Paolo Pedrotti @ladige

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Sui finanziamenti assegnati dal Comune di Trento all’Azienda per il turismo Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi, la procura regionale della Corte dei conti tira dritto e conferma il “conto” da oltre mezzo milione di euro. Un danno erariale contestato ad un dirigente perché - questa è l’accusa - non avrebbe verificato l’effettiva destinazione del contributo erogato, omettendo di pretendere una rendicontazione puntuale delle spese, che consentisse di stabilire se i finanziamenti erano stati impiegati per attività istituzionali, come il marketing o i servizi per gli ospiti (ammesse) e non per quelle commerciali (vietate, perché sono un aiuto di Stato in un mercato caratterizzato da concorrenza). 

Nell’atto di citazione firmato dal procuratore regionale Marcovalerio Pozzato e inviato alla dirigente del Servizio cultura, turismo e politiche giovanili, Clara Campestrini, viene chiesta la condanna al pagamento di 565.500 euro, pari ai contributi erogati dal Comune di Trento dal 2015 al 2019.
La dirigente, assistita dall’avvocato Massimo Amadori - lo diciamo subito - respinge con forza le accuse, sostenendo che i contributi sono stati concessi legittimamente e che l’Apt aveva rendicontato sempre in modo puntuale l’attività. Ora la parola passa ai giudici: l’udienza sarà in autunno.

L’indagine contabile, affidata ai carabinieri, ha preso le mosse della relazione presentata dal consigliere Dario Maestranzi, di recente staccatosi dal Patt, ed ex membro del Cda di Apt, che aveva segnalato proprio una situazione di “opacità” nei rapporti finanziari tra Comune e Apt di Trento, sostenendo anche che gli era stata negata la visione di documentazione.
Un quadro critico, condiviso dalla procura regionale: «Il soggetto finanziatore (il Comune di Trento) - viene evidenziato - era totalmente all’oscuro del come, del dove e del perché le risorse assegnate fossero utilizzate». Questo a causa delle presunte negligenze della dirigente. A tale proposito, per l’accusa, del tutto insufficienti sarebbero i report forniti dalla stessa Apt sulle attività svolte e il bilancio consuntivo. Il contributo del Comune sarebbe stato infatti inserito quasi come un forfait nei ricavi: «Senza alcuna specificazione né dell’attività istituzionale attuata con le risorse né tantomeno della effettiva riconducibilità della spendita dei benefici pubblici alle sole attività istituzionali». Con la conseguenza che l’Apt avrebbe potuto usare i fondi pubblici anche per attività commerciali, tenuto anche conto che non c’erano due conti correnti distinti. Una situazione di cui viene chiamata a rispondere la dirigente che, per l’accusa, si sarebbe «negligentemente» limitata ad analizzare la documentazione di parte fornita dall’Apt (report delle attività e bilancio di esercizio), senza provvedere «ai doverosi controlli» - anche a campione - e alle verifiche dei documenti di spesa.
In sostanza, secondo la procura regionale, la liquidazione finale del contributo all’Apt, sarebbe stata fatta sulla base delle «dichiarazioni unilaterali» della beneficiaria, la quale «auto dichiarava» che il finanziamento serviva solo a coprire i costi dell’attività istituzionale.

In questo consisterebbe la presunta colpa grave contestata a Campestrini. Una prassi operativa - stigmatizza la procura - peraltro diversa da quella seguita dalla Provincia, che invece avrebbe seguito procedure di controllo più rigorose nel verificare l’effettiva destinazione delle risorse assegnate, prevedendo in primis la separazione delle spese, così da avere la certezza che il contributo concesso all’Apt - di cui gli enti pubblici detengono il 17,6% delle quote - venisse usato solo per finalità istituzionali. Un quadro normativo al quale avrebbe dovuto attenersi anche il Comune di Trento.


LA DIFESA - I contributi concessi dal Comune all’Apt di Trento sono stati erogati legittimamente e non sono stati utilizzati per sostenere il costo di attività commerciali. Dopo l’invio dell’invito a dedurre la difesa della dirigente del Servizio turismo, Servizio Cultura, turismo, politiche giovanili, Clara Campestrini, aveva replicato attraverso l’avvocato Massimo Amadori alle contestazioni mosse, sostenendo di avere operato con correttezza. A confermarlo - secondo la difesa - sarebbero molteplici profili. In primis viene evidenziato che non c’era nessuna commistione fra l’ambito commerciale e quello istituzionale. C’è poi l’aspetto relativo alla certificazione dei bilanci da parte del collegio sindacale, che dunque attestava la veridicità delle spese sostenute. E, in tema di controlli, ulteriore elemento di garanzia - per la difesa - è la presenza dell’Organismo di vigilanza. Ma viene citata anche la presenza nel cda di due membri nominati dal Comune, che possono vigilare su quanto fa l’Apt. Quanto alle procedure di controllo, la difesa sostiene che l’amministrazione comunale abbia applicato le stesse della Provincia. Ma ci sarebbe stato anche un controllo diffuso da parte dell’ente, visto che molteplici uffici comunali vengono coinvolti nelle molte attività organizzate dall’Apt. Come dire che controlli e monitoraggio non sono mai venuti meno. Argomentazioni che non sono state evidentemente condivise della procura, convinta che le attività degli organi di controllo non potessero comunque sostituire le verifiche deputate agli uffici. Quanto alla presenza nel cda di due membri nominati dal Comune, il procuratore regionale fa presente che proprio uno di questi - Maestranzi - ha puntato il dito contro l’uso opaco delle risorse pubbliche.

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