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In Trentino ogni inverno

10 mila incidenti sugli sci

(e i soccorsi li paghiamo noi)

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Gli incidenti sulle piste da sci sono un fenomeno in aumento, che richiama sempre maggiore attenzione. Se n’è parlato in un convegno a Rovereto, dove si sono confrontati addetti ai lavori trentini e i colleghi provenienti da Alto Adige, Belluno, Verona e Valle d’Aosta. Si è trattato di una giornata formativa, rivolta a operatori, gestori, forze dell’ordine, soccorritori, promossa da Provincia, Trentino Sviluppo, Ordine degli ingegneri e Trentino School of Management. In provincia si registra un infortunio sugli sci ogni 10 mila passaggi in pista. Un dato che invita a riflettere e a prendere contromisure. Ieri è stato presentato il “dodecalogo” dello sciatore, che verrà promosso da Apt e società impiantistiche: 12 buoni consigli per sciare in sicurezza illustrati a fumetti, con un video e una brochure. Il tutto affidato a una testimonial d’eccezione: la campionessa fiemmese di slalom Chiara Costazza.

Eloquenti i dati forniti dal dirigente del servizio impianti a fune e piste della Provincia, Silvio Dalmaso: da fine anni ’90 i dati indicano un incremento proporzionale all’aumento di passaggi sugli impianti. Cinque anni fa, con 60 milioni di passaggi annui, si registravano 8.000 infortuni; nell’ultima stagione invernale completa, con 80 milioni di passaggi, il dato è salito a 10.000. «Le piste perfette e l’attrezzatura più performante invitano gli sciatori alla velocità. Sempre in Trentino, gli infortuni mortali sugli sci sono stati dieci nell’ultimo decennio: in sette casi si è trattato di un’uscita di pista autonoma dello sciatore. Nell’80% dei casi gli incidenti sugli sci riguardano cadute senza scontro con altri sciatori», spiega il dirigente.
Il Trentino conta oltre 220 impianti di risalita, 800 chilometri di piste da sci, 20 ski area e 56 operatori di impianti a fune: «il settore della mobilità sulla neve in Trentino è un asset strategico del comparto economico e terreno di sfida per l’innovazione tecnologica e la sicurezza. Un ambito in cui il Trentino è riconosciuto all’avanguardia per efficienza e modernità degli impianti, diffusione della cultura della sicurezza, attenta preparazione delle piste a favore dell’utente sciatore», scrive la Provincia. A rappresentare l’ente, ieri, c’era anche l’assessore al turismo Roberto Failoni, che ha ribadito l’impegno al sostegno del mondo degli impianti a fune.

I lavori, moderati da Gianni Baldessari, direttore Area impianti turistici di Trentino Sviluppo, hanno abbracciato gli aspetti tecnici, normativi e operativi della gestione e manutenzione di piste e impianti di risalita. Dalla gestione dell’emergenza ai protocolli di sicurezza, dalla prevenzione rischi alle responsabilità all’interno delle aree sciabili, dagli interventi per prevenire le valanghe alle modalità di allestimento delle reti di sicurezza, alla corretta preparazione del fondo delle piste, per creare le migliori condizioni di sciabilità.

Per Valeria Ghezzi, presidente di Anef, Associazione nazionale esercenti funiviari, «la legge del settore, la n. 7 del 1987, andrebbe aggiornata, anche se molto è stato fatto per garantire la sicurezza di impianti e tracciati».
Il giudice Carlo Busato, presidente della sezione penale del Tribunale di Bolzano, ha portato un’ampia casistica di incidenti e infortuni che sono approdati in cause civili risarcitorie e penali: «Molti sciatori - ha detto - sottovalutano i pericoli, che si concentrano soprattutto su bordo pista. Applicando logiche molto simili alla circolazione stradale, l’assenza di un’assicurazione obbligatoria per chi scia può mettere in difficoltà chi non riesce a dimostrare la propria assenza di colpa o di concorso di colpa. Le società impiantistiche, anche a propria tutela, potrebbero dotare di telecamere tutte le piste. Le richieste di risarcimenti “piovono”. Invito le forze dell’ordine a rilievi capillari e tempestivi, perché le piste “parlano”, ma più in fretta della strada. E non si esiti a sequestrare l’attrezzatura delle persone coinvolte. E sulla segnaletica le società non risparmino».

Infine, sottotraccia, un discorso non affrontato: quell odel costo pubblico della macchina dei soccorsi. Se in inverno ci sono giornate con 80 o 90 interventi, dei quali oltre il 50% sono elicsoccorsi a sciatori, è chiaro che si tratta di finanziare una compessa macchina pubblica (ambulenze, infermieri, tecnici del Soccorso Slpino, piloti e motoristi d'elicottero, autisti) per soccorrere persone che stanno svolgendo una attività ricreativa in zone attrezzate, dove i privati concessionari guadagnano sugli skipass, ma non contribuiscono in maniera diretta ai costi dei soccorsi, che ricadono sulla collettività.

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