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Addio a Francesco Simeoni

Per 16 anni capo della Procura

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È morto all’età di 96 anni Francesco Simeoni, l’uomo che per ben sedici anni fu a capo della Procura della Repubblica di Trento. Un giudice dalle cui mani sono passate alcune delle più grosse inchieste degli anni che vanno dalla fine dei Settanta fino alla Tangentopoli trentina.

Nato a Trento il 10 marzo 1923, figlio di un impiegato postale e della mamma casalinga, cresce nel nascente quartiere di S.Pio X, per la precisione in via Damiano Chiesa, nelle immediate vicinanze dei cosiddetti “casoni”. Dopo un breve parentesi a Imperia dove il padre è trasferito per motivi professionali, rientra a Trento e si diploma al Liceo Classico Prati. Assunto all’Intendenza di Finanza, pur lavorando, decide di proseguire gli studi fino al 1953 quando, presso l’Università statale di Milano, consegue la Laurea in Giurisprudenza col massimo dei voti.

Nel 1958 vince il concorso per entrare in magistratura. Ricopre dapprima la funzione di giudice presso il Tribunale di Trento poi, nel 1962, viene assegnato alla Pretura e distaccato presso la Procura di Bolzano: sono gli anni difficili del ”los von Trient” e degli atti terroristici in Alto Adige. Nel 1967 viene nominato Sostituto Procuratore presso la Procura di Trento che sarà da lui guidata dal 1977 fino alla conclusione della carriera nel maggio 1993.
Nella sua carriera di uomo di legge ha condotto dall’ufficio di via San Francesco d’Assisi inchieste epocali come quella sul disastro di Stava e quelle affidate al sostituto Carlo Palermo che anticiparono la stagione di Tangentopoli.

Ma oltre all’impegno sulle grandi inchieste Simeoni era uomo attento ai problemi della sua terra e teneva in gran conto le segnalazioni e i problemi giuridici che, quotidianamente, gli venivano sottoposti da privati cittadini, piccoli imprenditori e amministratori locali.
I funerali di Francesco Simeoni si terranno mercoledì 29 alle 15 nella chiesa del Santissimo Sacramento. Seguirà la sepoltura nel cimitero cittadino.

IL RITRATTO DI LUIGI SARDI


I RICORDI

I ricordi della vita quotidiana in tribunale, ma anche dei momenti vissuti assieme al di là dell’ambito strettamente lavorativo. Pur se a riposo da anni, Francesco Simeoni aveva lasciato tracce profonde nella memoria di colleghi, collaboratori, avvocati.

«Era metodico non solo sul lavoro, ma anche nel tempo libero», ricorda Enrico Cavalieri, che a Trento arrivò nel 1978: «Ero stato il suo primo sostituto. Era un grande appassionato di sport, teneva molto alla forma fisica e ricordo che ogni mattina prima di arrivare in tribunale faceva yoga. E si concedeva sempre una camminata di 900 metri. MI pare salisse verso Ponte Alto: 900 metri, tutte le mattine. Mi faceva sempre sorridere la precisione con cui riferiva della distanza, più o meno esatta».

Sul lavoro, Cavalieri ricorda Simeoni come un magistrato «presente, che raramente demandava. E sempre equilibrato. Aveva seguito alcuni dei casi del periodo degli attentati, quelli legati al “Los von Trient”. Assieme avevamo affrontato nelle fasi iniziali la tragedia di Stava, poi curata dal collega Carlo Ancona. Lo ricordo come una persona serena, rigorosa ma sempre equilibrata».

Gli aneddoti legati ai momenti privati sono più che altro legati alle passioni sportive: «Amava il ciclismo e lo sci di fondo, che praticava ad ottimi livelli. Ricordo che sottolineava sempre con orgoglio di aver vinto il campionato nazionale di sci nordico per magistrati e avvocati, ne andava molto fiero. Era anche una persona di spirito, soprattutto quando lo pungolavamo proprio su aspetti legati alla pratica sportiva sapeva sempre replicare con ironia. Una persona piacevole, con cui sono sempre rimasto in ottimi rapporti: lo ero andato a trovare un mese fa. Sapevo delle sue cattive condizioni di salute, ma la notizia della sua morte mi ha molto rattristato».

«È stato il mio primo capo, una figura professionalmente importante per me - ricorda Giovanni Kessler - e ne serbavo un buon ricordo. Ho sempre lavorato bene con lui, anche se eravamo molto diversi. A dividerci c’era l’età e con essa, inevitabilmente, anche un modo diverso di vivere e pensare il lavoro di magistrato. Lui incarnava la tipica figura del giudice vecchio stampo, del magistrato tradizionale. Un uomo severo, ma che sapeva anche mostrare la propria umanità».
Al di là dell’aspetto lavorativo, anche Kessler ricorda «la sua grande passione per lo sport, la sua cura per la forma fisica che effettivamente gli ha permesso di condurre una lunga vita. Sì, teneva molto al benessere fisico, personale».

Sono legati allo sport anche i ricordi più piacevoli di Francesco Simeoni da parte dell’avvocato Luca Pontalti: «Era un grande fondista e ciclista, passioni che abbiamo condiviso per anni. Ricordo un tour che facemmo assieme in Calabria, nel 1974 o 1975, un’occasione nella quale aveva mostrato tutte le sue grandi doti di scalatore».

Professionalmente, Pontalti ricorda come Simeoni abbia «guidato la procura in anni molto difficili, segnati non solo da casi complessi ma anche da tensioni e contrasti interni alla magistratura trentina stessa. Io stesso lo avevo difeso in occasione dello scontro con la Procura generale, a fine carriera. Al di là di quelle frizioni, di quei mesi non facili, la sua è stata una carriera contrassegnata dal rigore. Credo di poter dire che se ne sia andato un personaggio di tutto rispetto, un bel trentino».

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