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Esami di riparazione:

le controproposte

degli studenti a Bisesti

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«Il passato non ripara»: gli studenti replicano così all’idea dell’assessore all’istruzione, Mirko Bisesti, di reintrodurre l’esame di settembre. E con questo slogan i rappresentanti di diversi istituti di Trento e Rovereto si sono riuniti, l’altro ieri pomeriggio, al liceo Da Vinci, per riflettere e rilanciare.

Gli studenti chiedono di partecipare alle consultazioni su una riforma che la giunta vorrebbe presentare già in primavera. Serpeggia la tentazione di mandare un segnale forte alla Provincia: sul metodo, sui contenuti e sui tempi di questa trasformazione. Ma prevale l’intento di cogliere l’attimo per ragionare sulla questione «debiti», elaborare idee e chiedere un confronto serio all’ente pubblico. All’assemblea di ieri la discussione è stata animata da rappresentanti e studenti delle scuole cittadine Tambosi, Pozzo, Artigianelli, Da Vinci e Rosmini, nonché delle roveretane Don Milani e Filzi (mancava qualche istituto, ma solo per ragioni pratiche).

«Non è opposizione a prescindere, anche perché non c’è ancora un progetto formalizzato, ma vogliamo muoverci in tempo e fornire il nostro contributo, prima che sia troppo tardi per emendare i disegni provinciali», spiega Emiliano Trotter del Da Vinci, che è anche vicepresidente della Consulta provinciale. «L’assessore Bisesti - prosegue - ha annunciato un momento pubblico su questo tema, se lo organizzerà ci presenteremo per illustrare le nostre proposte. Altrimenti chiederemo di farlo in un’altra sede. L’auspicio è che si possa avviare un canale realmente costruttivo, evitando di dover ricorrere alla mobilitazione, manifestazioni eccetera».

Fra le varie idee da sottoporre all’ente pubblico, torna l’ipotesi degli esami di recupero limitati al secondo e al quarto anno di studi, mettendo al centro le esigenze didattiche dello studente. «In questo modo - osserva Trotter - si affronterebbe il primo anno facendo esperienza e quindi ci sarebbe un’opportunità di recuperare a fine biennio. Poi ci si affaccia al triennio con la possibilità di ovviare a eventuali carenze dopo il quarto anno, per essere pronti all’ultima tappa verso la maturità».

Si è parlato anche dei corsi di recupero: qualora si ripristinassero le prove di riparazione, gli studenti vorrebbero avere a disposizione strumenti più solidi dei dieci giorni attuali. «Sarebbero impensabili - commenta Trotter - in uno scenario nuovo, nel quale si rischia la bocciatura. Le scuole, per esempio, potrebbero organizzare un mese o più di lezioni estive affidandole a docenti in graduatoria non ancora assunti. Inoltre, servirebbe uno stanziamento di fondi extra per consentire anche alle famiglie meno abbienti di pagare lezioni private. Personalmente reputo il sistema attuale di ottimo livello e a tutela dello studente. Ma non sono contrario a eventuali cambiamenti, a patto che siano positivi. Di certo non accetterei una riforma che rendesse possibile una bocciatura a causa della carenza in una singola materia. Una delle proposte uscite in assemblea chiede proprio che una bocciatura non possa mai dipendere da un singolo esame, cioè magari da una giornata storta di uno studente. Nella stessa materia si può disaggregare la prova, non solo fra scritto e orale, ma anche per argomenti (per esempio storia può essere suddiviso secondo la periodizzazione), in modo da evitare che tutto avvenga lo stesso giorno». Apertura al dialogo, dunque, consapevoli, però, come sottolinea Anna Garilli dell’Artigianelli che «non funziona un semplice ritorno al passato: «Quel sistema non tutelava gli studenti. Se si cambia, lo si faccia per migliorare e rimediare alle carenze degli strumenti attuali».

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