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Operati al Santa Chiara

due bambini

tornano a camminare

 

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Una bambina di 2 anni che avrebbe rischiato una forma di grave artrosi dell’anca in età precoce. E un ragazzino di 13 anni che in qualche mese tornerà, o meglio inizierà, a camminare e correre come tutti i suoi coetanei, senza più problemi.

Sono i risultati di due diverse operazioni effettuate nella sala operatoria pediatrica del Santa Chiara di Trento a metà novembre, a distanza di poche ore l’una dall’altra, e che prima non erano mai state fatte nella struttura della città.

Protagonista è stato il giovane chirurgo trentino Alessandro Martinelli, ma il duplice intervento è stato frutto di un vero e proprio lavoro di squadra, ognuno con il proprio ruolo: l’Azienda Sanitaria e i vertici della direzione ospedaliera, che hanno acconsentito alle operazioni mettendo a disposizione strumenti innovativi e mai utilizzati prima d’ora al Santa Chiara, il primario Luciano Bertoldi, i reparti di anestesia e di anestesia pediatrica con i loro medici, oltre ai sempre indispensabili infermieri.

«Poi ci sono state due importanti e prestigiose consulenze esterne - racconta il dottor Martinelli -, considerato che nel caso della bimba di 2 anni è venuto a Trento il primario dell’ortopedia pediatrica del Meyer di Firenze, Manuele Lampasi, che poi si è fermato ad assistere anche al secondo intervento, nel quale ha partecipato Salvatore Mannino, chirurgo esperto in quel tipo di operazione dell’ospedale di Savona».

Insomma, uno scambio di competenze e professionalità (adesso si chiama know how) importante per l’ospedale trentino. Inoltre, ed è un aspetto non certo di minor conto, si tratta di due pazienti che sono rimasti in Trentino e hanno avuto la fortuna di poter risolvere le proprie complicazioni in provincia, senza dover effettuare viaggi in altri ospedali, con costi sia per le famiglie sia per la comunità.

«Tutto è andato bene - prosegue Martinelli - e ritengo si tratti di due casi che danno lustro all’intero ospedale. Un po’ di normale agitazione quella mattina c’era, ma il fatto di conoscere bene sia i pazienti sia i professionisti che sono entrati in sala ha reso tutto più semplice». E, aggiungiamo, a rendere tutto più semplice è stata anche l’esperienza del medico trentino che, seppur giovanissimo, può vantare un recente passato professionale in Canada, all’ospedale di Toronto, dove aveva già effettuato quel tipo di operazioni.

Entrando nel merito, la bimba di soli due anni era affetta da una grave forma di displasia dell’anca. A lungo andare, intorno ai 18 anni, sarebbe stata probabilmente costretta a una protesi all’anca. Per evitarlo era necessario un intervento piuttosto delicato, ma sicuro, che il dottor Martinelli aveva già effettuato in Canada. «I due anni sono un’età ideale, perché si sfrutta il fatto che l’acetabolo, semplificando, abbia ancora delle parti “plastiche”, che invece in età adulta non sono più così malleabili. Così siamo intervenuti riallineando in configurazione anatomica l’emibacino operato. La seguivamo da mesi e abbiamo spiegato bene ai genitori, che vivono e lavorano in Trentino, che la piccola avrebbe potuto tornare alla piena funzionalità, evitando altre operazioni in età adulta. L’abbiamo dimessa tre giorni dopo l’intervento: sta bene, l’abbiamo visitata nei giorni scorso e dopo Natale le toglieremo il gesso e potrà riprendere a camminare e muoversi».

Nel secondo caso il ragazzino fin da piccolo soffriva di una complessa deformità al piede, che era ruotato verso l’interno con la pianta “verso l’alto”. «Varo, cavo e supinato per usare dei termini tecnici: aveva difficoltà a correre e a fare sport e si inciampava. Da tempo si cercava una soluzione definitiva, che è arrivata grazie all’Azienda sanitaria, che ha messo a disposizione un dispositivo, detto ?Fissatore esterno esapodalico?, che permette mediante un sistema di correzione software guidati di ripristinare deformità complesse dello scheletro umano. La correzione sarà graduale e durerà circa un mese: diciamo che intorno all’inizio dell’anno prossimo il ragazzo potrà camminare come tutti».

Felici delle due operazioni, naturalmente, anche mamme e papà dei giovanissimi pazienti. Al Santa Chiara, da circa tre settimane, nel vasto panorama delle operazioni possibili se ne aggiungono così altre due. Che rendono l’ospedale trentino sempre più un’eccellenza, grazie agli sforzi dei singoli e del gruppo, grazie alle competenze e all’intraprendenza.

E, se a qualcuno non bastasse e andasse solamente a guardare il portafoglio, permetteranno alla Provincia di risparmiare evitando una “fuga di pazienti”.

(Nella foto sotto il dottor Alessandro Martinelli)

 

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