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Pronto soccorso: il primario

a giudizio per danno erariale

Ramponi: «Solo abnegazione»

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La procura regionale della Corte dei conti ha citato in giudizio il direttore dell’Unità operativa di Pronto soccorso Claudio Ramponi contestandogli un presunto danno erariale di 75.140 euro. Secondo l’accusa il medico si sarebbe “accaparrato” un gran numero di prestazioni di “Pronta disponibilità” creando costi aggiuntivi per l’Azienda sanitaria: da contratto, in caso il medico superi i 10 turni mensili, viene pagato oltre il doppio (vale a dire 100 euro invece di 48). Ramponi replica di essersi sobbarcato un gran numero di turni di Pronta disponibilità solo perché c’era carenza di medici preparati per affrontare situazioni critiche, con pazienti dalle funzioni vitali compromesse. Il primario sostiene di essersi sacrificato per garantire la piena funzionalità di un servizio cruciale come il Pronto soccorso del Santa Chiara che, con soli 25 medici, fronteggia 90mila accessi annui con “codici rossi” provenienti da tutta la provincia.

Diciamo subito che l’indagine della giustizia contabile non mette in dubbio la qualità del servizio che anzi si riconosce essere molto alta. Le contestazioni - che si basano sulle indagini condotte dai carabinieri del Nas in seguito ad un’interrogazione del consigliere del M5S Filippo Degasperi - riguardano esclusivamente l’organizzazione dei turni di Pronta disponibilità, un servizio previsto dal contratto di lavoro, obbligatorio per i medici tenuti in casi di necessità ad entrare in servizio entro 30 minuti. Di certo Ramponi non si è tirato indietro, anzi. Secondo i carabinieri del Nas tra il 2013 e il 2018 il primario avrebbe “cannibalizzato” (per usare un’espressione utilizzata nell’atto di citazione) la Pronta disponibilità: a fronte di 2.858 turni eseguibili, il primario ne avrebbe svolti 2.224 mentre gli altri medici del reparto ne hanno prestati 633. Ramponi, difeso dall’avvocato Roberto Bertuol, sostiene di essersi sacrificato perché non c’erano abbastanza medici disponibili. La procura regionale però smentisce questa ricostruzione. Gli stessi medici del Pronto soccorso di Trento, sentiti dal Nas, hanno riferito che sarebbero stati ben lieti di aderire alla Pronta disponibilità. Inoltre in un Pronto soccorso analogo come quello di Bolzano per accessi di pazienti e disponibilità di medici, il primario non svolge turni di Pronta disponibilità (pur essendo però sempre reperibile) che vengono assegnati a rotazione tra tutti i medici in servizio. Inoltre secondo la procura per essere inseriti nei turni della Pronta disponibilità i medici non devono avere per forza una preparazione specifica in medicina d’urgenza, ma basta una laurea in medicina e una specializzazione affine.

In sostanza i pm contabili contestano a Ramponi una mancata organizzazione della turnistica relativa alla Pronta disponibilità secondo criteri di economicità. Caricandosi sulle spalle gran parte dei turni, il primario avrebbe causato un danno all’Azienda sanitaria (peraltro sempre informata su come venivano assegnati i turni) costretta a pagare 100 euro per ogni reperibilità contro i 48 che avrebbe speso se ci fosse stata una maggiore turnazione in modo da non superare la soglia di 10 turni al mese per ogni medico. Di qui l’ipotesi di danno erariale per colpa grave, relativo alla quota che l’Azienda sanitaria ha pagato in più: 13.520 euro nel 2013, 14.716 nel 2014; 14.300 nel 2015; 15.808 nel 2016; 16.796 nel 2017 per un totale di 75.140 euro.

L’accusa - sostenuta dal procuratore regionale Marcovalerio Pozzato e dal vice Giuseppe Teti - parla di gestione maldestra da parte di un primario che avrebbe approfittato del suo ruolo per ottenere un vantaggio economico. È bene sottolineare che si tratta di accuse ancora tutte da dimostrare. Ramponi, medico assai stimato in Azienda sanitaria anche per i risultati ottenuti al Pronto soccorso, si dichiara sereno «perché ogni decisione organizzativa era finalizzata solo al buon andamento del servizio». La parola ora passa ai giudici della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti.


«Personale abnegazione e grande sacrificio». Ha usato queste parole nelle sue controdeduzioni difensive il dottor Claudio Ramponi per descrivere il suo impegno al Pronto soccorso.
«Sono assolutamente sereno e tranquillo - ci ha detto Ramponi - Ho agito sempre con un unico obiettivo: garantire la massima qualità possibile nell’assistenza sanitaria del Pronto soccorso alla luce delle risorse a disposizione e di carichi di lavoro gravosi».

In sede di controdeduzioni, assistito dall’avvocato Roberto Bertuol, Ramponi ha giustificato quello che per la procura è un numero abnorme di turni di Pronta disponibilità, spiegando che non c’erano sufficienti medici con esperienza in medicina d’emergenza. La quasi totale mancanza di disponibilità all’interno del reparto secondo Ramponi era collegata alla gravosità delle prestazioni. Inoltre alcuni medici avevano difficoltà a garantire un eventuale rientro in servizio in tempi ristretti. Secondo la difesa, per far fronte a questa situazione il primario si sarebbe sacrificato sobbarcandosi gran parte dei turni di Pronta disponibilità, così da garantire il servizio.

Nelle controdeduzioni difensive Ramponi ha ricordato che i carichi di lavoro al Pronto soccorso sono aumentati fino ad un massimo di 90mila accessi di pazienti all’anno. Negli ultimi 10 anni si sono alternati nel reparto almeno 80 medici, alcuni di essi con periodi di permanenza di pochi mesi. Nonostante le difficoltà il Pronto soccorso del S. Chiara funziona. «Merito di tutta la squadra», replica Ramponi.

 

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