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Camion fuori strada

per l"asfalto ghiacciato

il conto alla Provincia 

 

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La Provincia di Trento scivola sul ghiaccio. Un “ruzzolone” che costa a piazza Dante oltre 40mila euro: a tanto ammonta la somma che dovrà versare all’assicurazione di un camionista finito fuori strada proprio a causa del fondo stradale ghiacciato.

Nell’urto il serbatoio del mezzo si era infatti squarciato, provocando uno sversamento di decine di litri di gasolio. L’assicurazione della ditta di trasporti si era fatta carico dei costi di bonifica - oltre 28mila euro - ma aveva promosso azione di rivalsa nei confronti della Provincia, ritenendo che l’incidente fosse imputabile alla cattiva manutenzione della strada, priva di ghiaia e all’assenza di una segnalazione di possibile pericolo da parte dell’ente gestore.

Una tesi accolta dal Tribunale di Trento che, ritenendo piazza Dante unica responsabile della sbandata (e dunque del successivo inquinamento), l’ha condannata a versare oltre 40mila euro - tra costi di bonifica e spese di giudizio - all’assicurazione, difesa dall’avvocato Vittorio Cristanelli.

La vicenda, definita davanti al giudice Michele Maria Benini, risale al 24 marzo 2014. È mattina presto e il camion percorre la strada provinciale 42, in val di Sole. All’altezza del ponte di Rovina, che attraversa il torrente Noce, tra Commezzadura e Dimaro, il mezzo pesante finisce fuori strada, concludendo la sua corsa in un dirupo. E nell’impatto il serbatoio si rompe, provocando lo sversamento di circa 300 litri di gasolio.

A causare l’incidente - ma sul punto la Provincia ha dato battaglia - sarebbe stata proprio la presenza di ghiaccio. Agli atti c’è la relazione della Polstrada di Malé. Gli agenti confermarono che sul ponte era stata riscontrata la presenza di ghiaccio, assente invece in altri tratti; circostanza peraltro frequente proprio in corrispondenza dei ponti. La notte aveva piovuto ed il terreno era freddo. Piazza Dante, per parte sua, ha replicato che non fosse provata la presenza di ghiaccio, sostenendo che la Polizia stradale intervenne un’ora dopo l’incidente. Ma proprio questa circostanza, per il giudice, rende “più che probabile” che al momento dell’incidente il ghiaccio fosse presente, visto che questo si forma nelle ore più fredde della notte, tendendo poi a sciogliersi quando il sole sorge.

Altro punto al centro del contenzioso il fatto che quel tratto di strada fosse stato adeguatamente trattato con sabbia o sale. E qui il Tribunale, citando la testimonianza dell’operaio stradale - che non ricordava se ci fosse o meno del ghiaccio - evidenzia che il ghiaino venne sparso solo dopo l’incidente. Una terza questione riguardava la mancata apposizione di una segnaletica che indicasse il possibile pericolo. La Provincia, ritenendo che non vi fosse una situazione di rischio, aveva replicato che non era necessario mettere alcun cartello. Ma sul punto il Tribunale ha concluso che «la situazione di pericolo era concreta sia pure limitatamente al tratto di strada che attraversa il torrente Noce».

Respinta al mittente anche la contestazione che la Provincia aveva mosso all’autista, che a suo dire non avrebbe messo in atto le condotte necessarie a ridurre le conseguenze dell’incidente. Ma, visto che lo sversamento di gasolio era stato provocato dalla rottura del serbatoio, secondo il giudice il conducente non avrebbe potuto fare nulla per impedire che si verificasse questa circostanza. Tanto più che i pompieri, gli unici in grado di rimuovere il camion, riuscirono a recuperare una settantina di litri, perché la maggior parte era già finita sul terreno.

Alla fine il Tribunale ha dunque ritenuto che la Provincia fosse responsabile del sinistro: in quanto proprietaria e ente gestore avrebbe operato con “negligenza”, a proposito della «carente manutenzione del tratto di strada in corrispondenza del ponte di Rovina», mentre avrebbe potuto ovviare ad una situazione simile con un po’ di ghiaia. Per il giudice, infatti, «non era del tutto imprevedibile» che in corrispondenza del Ponte di Rovina potesse esserci un tratto ghiacciato. Da qui la condanna a versare all’assicurazione i 28.117 euro pagati per la bonifica del luogo e anche le spese di giudizio, oltre agli interessi, per un valore complessivo di oltre 40mila euro.

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