Dall'amore a un incubo terribile Stalking su una donna disabile

Innamorata prima, preda di un vortice di paure e di ansie poi. In fuga dal suo ex, ma al tempo stesso incapace di troncare in via definitiva la burrascosa relazione sentimentale. Accade ad una donna di Trento, disabile, e pure vittima di un caso di presunto stalking da parte dell'ex fidanzato, ora a processo in Tribunale a Trento per atti persecutori. L'imputato rischia una condanna da un anno a sei anni e sei mesi.

La vittima, a cui è riconosciuta una invalidità psicofisica dell'80%, è una persona dalla personalità fragile e per questo molto vulnerabile. La relazione sentimentale con l'odierno imputato sin dall'inizio ebbe i caratteri del sopruso più che dell'amore. Il compagno, all'epoca alloggiato presso una comunità, la convinse a lasciare la famiglia per vivere "in clandestinità" presso la struttura dove lui era alloggiato. La poveretta per non essere scoperta dagli operatori era costretta a lasciare la camera del fidanzato alle 5 e 30 di ogni mattina per scivolare di soppiatto fuori dalla comunità e raggiungere il posto di lavoro in un ufficio pubblico a Trento. La convivenza clandestina, come era prevedibile, durò poco: lei venne scoperta e allontanata dalla struttura, mentre lui fu cacciato dopo aver aggredito un operatore.

Da quel giorno, sostiene l'accusa, con cadenza quotidiana, il giovane - preda di una gelosia patologica - raggiungeva Trento per controllare i movimenti della donna e verificare che andasse al lavoro. L'imputato sarebbe anche entrato nel profilo facebook e whatsapp della vittima cambiando le password e bloccando i contatti.
Lei troncò la relazione, ma questo non la mise al riparo da un corteggiamento ossessivo. Come molte storie di stalking, o presunto tale, anche questa ha visto un crescendo di comportamenti violenti e intimidatori. La vittima, dal carattere remissivo, si fece convincere a riprendere la relazione interrotta. Ma la decisione non mise al riparo la donna da ulteriori, pesanti intimidazioni e violenze.

«Il 5 settembre 2017 - si legge sul capo di imputazione - alterato dall'alcol, (l'imputato, ndr) si faceva trovare fuori dal luogo di lavoro e dopo aver consumato ancora bevande alcoliche, in un bar cittadino, costringeva (omissis) a pagare il relativo conto puntandole contro un coltellino». Pare che la donna sia stata più volte minacciata con i coltello per ottenere del denaro. L'uomo convinceva, o forse obbligava, la vittima a tornare ad abitare con lui, ma ancora una volta i soprusi non cessarono. Per fortuna intervenne l'amministratore di sostegno che denunciò i fatti ai carabinieri.

La vicenda è ora al centro di un delicato processo che vede l'ex fidanzato imputato per atti persecutori. Il giovane è difeso dall'avvocato Nicola Canestrini. La difesa respinge le accuse di stalking cercando di dimostrare, attraverso la produzione di mail e messaggi, che era la donna a cercare l'odierno imputato. A più riprese avrebbe scritto che lo amava e voleva vivere con lui.
La donna con l'amministratore di sostegno si è costituita parte civile con l'avvocato Marco Vernillo. La parte lesa sostiene di vivere in una condizione di costante paura e di ansia e di temere per la propria incolumità. Lei per mesi avrebbe vissuto di fatto barricata in casa: temendo di incontrare il suo ex, usciva solo per andare al lavoro. Una consulenza psichiatrica affidata dall'avvocato Vernillo al dottor Ezio Bincoletto quantifica il danno psichico in una percentuale non inferiore al 7-8%.
La prossima, e probabilmente conclusiva udienza, si terrà in Tribunale a maggio. Il giudice dovrà stabilire se ci furono atti persecutori anche se la vittima in alcune occasioni cercò il suo presunto persecutore.

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