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Gli stranieri in Trentino?

Sono 47 mila, l'8,8 per cento

in maggioranza rumeni

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La popolazione straniera in Trentino cresce, ma in misura molto ridotta. A dirlo è il ventinovesimo «Dossier statistico immigrazione», realizzato dal Centro studi Idos in partenariato con il «Centro studi Confronti» e presentato oggi in diverse città italiane e anche a Trento, nell’aula Kessler del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’ateneo.

I numeri, a livello locale, parlano di una percentuale di stranieri residenti in provincia sostanzialmente stabile e pari a 47.393 persone, ossia l’8,8% del totale, in linea con la media nazionale ma inferiore alla media del Nord-Est (pari al 10,8%).

I cittadini rumeni restano il gruppo più numeroso, con il 22% del totale, seguiti da albanesi e pakistani.
«Questi ultimi sono la comunità cresciuta maggiormente da un anno all’altro - ha spiegato la ricercatrice Serena Piovesan - sia sulla spinta dei recenti flussi di richiedenti protezione internazionale, sia a seguito di processi lavorativi o di ricongiungimento familiare».

Se gli italiani da tempo hanno smesso di fare figli, il rapporto evidenzia come anche tra gli stranieri sia stato molto ridimensionato il contributo alla natalità: nel 2018, infatti, c’è stata una riduzione dello 0,6% rispetto al 2017. Non solo, il dato sugli stranieri regolarmente soggiornanti in Trentino per il 2018 ha toccato il valore più basso da 10 anni a questa parte: 31.800 presenze circa.

Aumentano poi i permessi di soggiorno a termine, mentre diminuiscono dell’8% circa quelli di lungo periodo. Riguardo ai permessi a termine, si sono quasi dimezzati quelli per motivi di asilo o umanitari, che passano dal 21,5% al 12,1%. Scendono anche le acquisizioni di cittadinanza, con un decremento del 19%. In riferimento ai richiedenti protezione internazionale, i dati aggiornati al luglio del 2019 parlano invece di una presenza di 979 persone nel progetto di accoglienza straordinaria e circa 150 nel progetto Sprar/Siproimi. La più rappresentata è la nazionalità nigeriana (29%) seguita da quella pakistana (19%).

«Questo quadro, a dispetto della rappresentazione di emergenza che si vuole dare, mostra una stabilità della presenza migratoria in Italia, con crescita in percentuali minime», ha detto Francesca Decimo, docente di Sociologia delle migrazioni. «Continua però a esserci una rappresentazione degradante del fenomeno migratorio, e i due decreti Sicurezza del 2018 hanno segnato un annus horribilis, aumentando il numero di irregolari e, nella rimodulazione del sistema di accoglienza, rendendo più fragile l’accesso a tanti servizi».

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