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Rischiano di tornare in cella

quattro dei sette anarchici

del "covo" di Civezzano

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Rischiano di tornare in carcere quattro dei sette anarchici del "covo" di Civezzano a processo, a vario titolo, per sei attentati contestati nell’ambito dell’«Operazione Renata».

La Corte di Cassazione venerdì scorso ha depositato la sentenza con cui accoglie il ricorso presentato dalla procura avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame di Trento del 7 maggio scorso che aveva attenuato le misure cautelari concedendo a tutti gli indagati detenuti in carcere gli arresti domiciliari. Secondo la Suprema corte, che ha accolto le ragioni dei pm Pasquale Profiti e Davide Ognibene, gli indagati per il reati di associazione sovversiva (articolo 270 cp) dovevano rimanere in custodia cautelare in carcere, come è previsto dall’articolo 275 del codice di procedura penale.

Scrivono i giudici della Suprema Corte «Tenuto presente che all’esito della procedura di riesame è stata ritenuta indiziariamente sussistente l’ipotesi associativa di cui all’articolo 270 codice penale (cioè l’associazione sovversiva), il Tribunale dell’appello cautelare, oltre a vedersi preclusa la potestà decisionale sulla gravità indiziaria perché non contestata nell’istanza di sostituzione della misura cautelare, ha errato nell’applicazione della legge penale laddove, pur ritenendo sussistenti le esigenze cautelari - tanto che ha mantenuto ferma l’applicazione delle misure seppure meno afflittive -, ha violato il disposto del richiamato articolo 275 cpp il quale prevede che «quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui agli articoli 270 ...del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari».

Tale vizio determina l’annullamento del provvedimento impugnato con riguardo alle posizioni di Luca Dolce, Roberto Bottamedi, Giulio Berdusco e Agnese Trentin».

Secondo la Cassazione «l’ordinanza impugnata è viziata anche per la totale assenza della motivazione con riguardo alla attenuazione delle esigenze cautelari per gli indagati Marie Antonia Sacha Beranek (unica del gruppo passata dagli arresti domiciliari all’obbligo di dimora, ndr), Andrea Parolari e Nicola Briganti, che non risultano colpiti dalla contestazione associativa».

Cosa accadrà adesso? Nell’immediato nulla. La parola ora passa al Tribunale del riesame che tornerà ad esprimersi sulla sussistenza delle esigenze cautelari, ma dovrà farlo all’interno degli stretti paletti indicati in sentenza dalla Cassazione. Tutto ciò potrebbe accadere nel giro di una decina di giorni, ma in questo caso è possibile che i giudici preferiscano attendere la conclusione del processo che si sta celebrando in Tribunale con rito abbreviato (la sentenza è attesa per il 26 di novembre).

Per la difesa - sostenuta dagli avvocati Giampiero Mattei, Bonifacio Giudiceandrea e Andrea de Bertolini - il passaggio è delicato. Resta da capire cosa accadrebbe nell’ipotesi, a questo punto probabile, in cui i giudici del riesame confermino il carcere per i quattro anarchici accusati di associazione sovversiva. Alla difesa rimarrebbe lo spazio per un nuovo ricorso per Cassazione, ma è da vedere se questa mossa sospenderebbe il ritorno dietro alle sbarre dei quattro accusati di associazione sovversiva. Per la giurisprudenza prevalente il provvedimento a quel punto sarebbe esecutivo.

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