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Truffa dei finti avvocati:

«suo figlio è stato arrestato»

e si fanno dare i risparmi

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«Suo figlio è rimasto coinvolto in un incidente: è stato arrestato ed ora servono soldi per il suo rilascio»

La truffa, purtroppo, non è nuova. E da qualche settimana a questa parte, gruppi di malviventi senza scrupoli stanno di nuovo entrando in azione nella zona del capoluogo. Fingendosi avvocati, contattano anziani convincendoli a consegnare loro oggetti di valore, preziosi, contanti, per somme complessive anche ingenti. Lo stratagemma è quello ben rodato basato su due elementi essenziali: i balordi puntano infatti sull’ansia improvvisa ingenerata nelle vittime dalla comunicazione di un fatto grave e, in seconda battuta, sulla loro scarsa conoscenza delle procedure.

Un lavoro accurato, quello dei truffatori, che prima di entrare in azione si documentano nei modi più svariati sulla composizione del nucleo familiare degli sfortunati da colpire, prediligendo vedove o vedovi con figli. Una volta appurato il nome di uno di loro, parte la messinscena: la vittima viene contattata da un sedicente avvocato che dice di telefonare per conto del figlio, rimasto coinvolto in un incidente che ha tra l’altro egli stesso provocato. Sta bene ma per questo ora è stato arrestato e servono soldi per farlo rilasciare.
Il truffatore al telefono rimane vago sulle cifre, spara alto, ma dice che per il momento basterà quel che è immediatamente disponibile. E che ci penserà un collaboratore dello studio legale - o direttamente un rappresentante delle forze dell’ordine, in base alle varianti della truffa scelte dai manigoldi - a passare tra poco, per ritirare il dovuto. Nelle ultime settimane, a partire dalla metà di settembre, sembrano siano stati già parecchi i casi segnalati a polizia e carabinieri nel capoluogo e nei sobborghi. In quelli più gravi le vittime (a finire nel mirino dei truffatori sono indistintamente donne e uomini) hanno cosegnato loro non solo denaro, ma anche gioielli ed altri beni di grande valore.

Una delle vittime, in preda all’ansia e allo sconforto nella convinzione che uno dei figli si trovasse in carcere, ha addirittura consegnato ad uno dei malviventi il proprio bancomat corredato di codice, in modo da permettere al finto addetto dello studio legale di poter prelevare autonomamente la somma necessaria per il “rilascio”. Solo poi, una visita dei figli o una chiamata ad altri familiari, permette alle vittime di comprendere di essere state gabbate e derubate.
In attesa che le indagini possano portare a dare un nome ed un volto ai truffatori, le forze dell’ordine raccomandano a tutti la massima attenzione: nessuno, né legali né agenti o militari, raggiunge le case dei parenti di presunti indagati chiedendo soldi. Nel caso di richieste come queste, l’unica cosa da fare è contattare subito i propri familiari o vicini oppure il 112: una verifica con le vere forze dell’ordine sgombrerà il campo da ogni possibile dubbio.

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