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Case di riposo, il problema:

solo a Trento città ci sono

200 anziani in lista d'attesa

Il progetto "Spazio Argento", meno posti letto e più domiciliari

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Evitare nuovi casi di solitudini di anziani che possono sfociare in decessi scoperti dopo giorni o settimane. Coinvolgere ancora di più le persone anziane in attività ludiche e ricreative e fisiche per allungare la capacità di essere autonomi più a lungo. Trento e Giudicarie dicono sì all’avvio della sperimentazione di Spazio Argento che la Provincia auspica di far partire dal primo gennaio del prossimo anno. L’assessore alle politiche sociali del Comune di Trento Maria Chiara Franzoia sottolinea come gli strumenti per ridurre l’iter burocratico alle famiglie con un punto unico di riferimento siano in fase di studio e che si intende puntare anche su una sorta di censimento degli anziani soli per evitare «casi come quelli delle morti di persone anziane scoperte dopo giorni o settimane» e per riuscire a «coinvolgere anche quelle persone che oggi non lo sono nelle attività dei centri anziani che sono sempre più ampie». 

Ma oltre ai nuovi progetti, occorre puntare anche a nuovi posti per i non autosufficienti. La lista d’attesa a Trento alla scorsa primavera era di 150 uomini e 48 donne, valutati come idonei per ingressi in case di riposo. «Non dimentichiamo - sottolinea Franzoia - che il Consiglio comunale ha chiesto formalmente alla Provincia di pensare a un aumento dei posti letto».

Anche Michela Simoni, assessore alle politiche sociali della Comunità di valle delle Giudicarie chiarisce che si sta lavorando per partire il prossimo anno con Spazio Argento. «Gli obiettivi di Spazio Argento sono abbastanza chiari, è na sfida davvero complessa, immaginando progetti per dare sostegno agli anziani, soprattutto se le risorse sono invariate. Perché senza nuovi finanziamenti, avere nuovi servizi è difficile». Per Simoni occorre avere una «presa in carico più precoce degli anziani con progetti di cura e assistenza leggeri che garantiscano l’autosufficienza il più a lungo possibile». Si vuole poi «creare un punto unico di riferimento per le famiglie per informazioni, presa in carico e supporto per le pratiche». Su Spazio Argento «stiamo elaborando una proposta a breve da presentare in Provincia» conclude Simoni. Sulla partenza in gennaio intanto, di Spazio Argento interviene polemicamente la Uil Funzione pubblica con Marcella Tomasi: «La Uil Fpl chiede un incontro urgente con il presidente Fugatti, l’assessora Segnana e il suo staff» per attivare «un tavolo tecnico sul personale che dovrà lavorare sulla creazione del servizio “Spazio Argento”, le professionalità specifiche, l’ipotesi di coinvolgimento di personale già in servizio».


La ricetta della giunta: Spazio Argento, meno posti letto, più domiciliari

Il nuovo Spazio Argento è alle porte, assicura Stefania Segnana, assessore provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia. La revisione delle politiche provinciali per gli anziani è praticamente completata e per cominciare verranno avviate delle sperimentazioni locali.
Assessore Segnana, ci dica dunque a che punto siamo con il progetto di riforma dello Spazio Argento.
«Sin dall’avvio della legislatura mi sono impegnata in una ?operazione ascolto? con l’Unione provinciale delle istituzioni per l’assistenza (Upipa), la Cooperazione, le Comunità di valle e gli uffici tecnici provinciali per avere un quadro chiaro e completo del progetto».
L’impegno ha portato frutto?
«Attualmente siamo alle battute finali, nella fase di chiusura della valutazione e dell’analisi di tutto l’impianto».
Un impianto che volete innovare.
«È prematuro, però, anticipare tutti i dettagli operativi».
E perché?
«Perché stiamo ultimando le considerazioni con gli attori di sistema coinvolti. Posso comunque dire che partiremo con la riforma dello Spazio Argento avviando delle sperimentazioni locali».

Qual è il cardine di queste sperimentazioni locali?
«Le sperimentazioni locali saranno costantemente monitorate per misurare gli effetti pratici e avranno come cardine lo sviluppo e la promozione di reti territoriali a sostegno della domiciliarità degli anziani in una logica di sistema».

Cosa intende per ?logica di sistema??
«Sono stati rivisti i criteri tenendo conto della dislocazione geografica, ad esempio, e della presenza o meno su un territorio di servizi a sostegno della terza età».
D’accordo.

«Si è deciso inoltre di mantenere valide le finalità del progetto promuovendo la centralizzazione dei servizi in capo ai territori al fine di evitare o comunque ritardare il più possibile l’istituzionalizzazione e mantenere i contatti con il tessuto familiare e sociale dell’anziano. Questo ci permette di seguire le dinamiche collegate al mondo degli anziani e individuare le migliori strategie per rispondere ai loro bisogni e quelli delle loro famiglie».
Le Aziende pubbliche di servizi alla persona (Apsp) verranno maggiormente coinvolte nella gestione degli Spazi Argento?
«Sì. Le Aziende pubbliche di servizi alla persona - come gli altri soggetti erogatori di servizi coinvolti a vario titolo - rappresentano dei nodi fondamentali nella rete di sostegno agli anziani nei singoli territori».
Un riconoscimento che farà loro piacere.
«Con i rappresentanti delle Apsp dialoghiamo costantemente.
Compatibilmente con i numerosi impegni istituzionali le sto visitando una ad una, da nord a sud».
La Giunta punta a favorire la domiciliarità, lo abbiamo capito. Ma in che modo?
«Nelle linee guida del programma di sviluppo provinciale della legislatura è stata ribadita chiaramente la volontà di ?fare vivere bene, agli anziani, gli anni che si sono guadagnati?. E questo in termini di salute e benessere. Noi puntiamo al potenziamento dei servizi sanitari territoriali...».
Gli ospedali periferici, dunque, sopravviveranno per erogare servizi agli anziani?
«Mi lasci proseguire, la prego. Dicevo che noi puntiamo al potenziamento dei servizi sanitari territoriali e alla presa in carico degli anziani, cercando di dare risposte immediate, di prossimità, e garantendo una qualità di vita - a loro stessi e ai loro caregiver - attraverso l’integrazione e il miglioramento del servizio assistenziale domiciliare. Non solo: attraverso, anche, progetti di invecchiamento attivo e occasioni di partecipazione alla vita sociale e associativa - nel luogo stesso dove l’anziano vive - e non da ultimo promuovendo autonomia abitativa o forme di co-housing».
A proposito, lei ritiene che la co-residenza tra giovani e anziani possa avere successo?
«Assolutamente sì».
È proprio convinta?
«Il co-housing è una modalità nuova di supportare questa fase della vita. Sono già attive delle esperienze consolidate che risultano estremamente riuscite, stando alla soddisfazione sia degli anziani che dei giovani».
Pare di capire che non aumenterete il numero delle case di riposo.
«Attualmente le linee di sviluppo provinciale in tale ambito non prevedono l’aumento del numero delle Rsa».
Avevamo capito bene.

«Vanno privilegiate, come detto, forme innovative di sostegno abitativo che possono esprimersi attraverso la solidarietà intergenerazionale, con scambi di esperienze e di vissuto tra giovani e anziani».
Passiamo alla questione dei Pronto soccorso.
«D’accordo».
Vengono segnalate delle attese di molte ore, per gli anziani, al Pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara. Risulta anche a lei?
«Il problema delle attese in Pronto soccorso riguarda tutti i cittadini, indipendentemente dall’età».
Vero.

«Sono consapevole del problema. Stiamo lavorando con l’Azienda sanitaria per cercare di ovviare a questo disagio, fermo restando gli oggettivi limiti imposti dalla difficoltà di reclutamento di personale medico. E comunque non è un problema nuovo all’opinione pubblica».
Non per questo è meno grave.
«Da tempo e in tutto il Paese si stanno studiando modelli organizzativi nuovi per risolvere il problema».
Cosa pensa dell’idea di creare un Pronto soccorso per la terza età, almeno negli ospedali più grandi?
«Non è una soluzione attuabile, proprio per quanto detto sopra. Attualmente è attivo il progetto Dama che prevede delle corsie preferenziali per i pazienti affetti da patologie croniche e invalidanti, nelle quali rientrano moltissimi anziani. Il problema non è comunque riducibile a un mero discorso di risorse di personale: è un tema complesso nel quale vanno a confluire molteplici variabili che richiedono una valutazione complessiva e articolata».
Vi state confrontando con le altre regioni?
«Il confronto con altre realtà regionali e provinciali è costante per cercare di condividere buone prassi e modalità efficaci, e per dare risposte ai cittadini a prescindere dall’età ma valutando la storia clinica del singolo».
Un altro tema è quello delle badanti. Molti hanno difficoltà a trovare una persona che assista il proprio familiare.
«In Trentino esiste il Registro delle assistenti familiari ed è consultabile sul sito trentinosociale.it. Le badanti possono iscriversi anche con una preparazione di base minima. Per le famiglie che assumono un aiuto di questo tipo, la legge della salute prevede la possibilità di accedere - attraverso l’assegno di cura - a un contributo economico. È una possibilità ancora poco conosciuta che va invece pubblicizzata al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta per questo tipo di servizi».

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