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Disturbi dell'apprendimento, 3.580 casi

L'appello: «Uno in ogni classe,

la scuola rispetti i bambini con Dsa»

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«Bimbi come mio figlio ce n’è uno per classe, ormai». Claudia Romano è una mamma trentina. «Parliamo dei bimbi con disturbi specifici di apprendimento (Dsa). Loro hanno diritto a piani di studio personalizzati ma questo diritto non viene rispettato».

Il figlio di Claudia ha otto anni ed è disgrafico. Dislessia, disgrafia e discalculia sono disturbi specifici di apprendimento. Un bimbo con la dislessia fa fatica a leggere le parole, confonde le lettere. Uno con la disgrafia ha difficoltà nella scrittura, non ha una scrittura limpida, morbida e anche lui confonde le lettere. Uno con la discalculia scrive i numeri alla rovescia, come li vedesse allo specchio, «ma spesso è bravissimo in matematica». Alcuni hanno disgrafia e discalculia assieme.

«In molti casi questi ragazzini hanno una grande intelligenza, di molto superiore agli altri, ma riescono a stare attenti per un lasso di tempo molto breve. Nel corso di un dettato saltano le parole», racconta Claudia.

Per loro esistono dei metodi. Gli insegnanti non sono obbligati a seguire dei corsi e al bambino non viene dato l’insegnante di sostegno ma quando si presenta un caso del genere, quando è certificato da neuropsicologi e psichiatri, la scuola è obbligata a seguire dei metodi d’insegnamento precisi. Sono loro che diagnosticano il disturbo - neuropsicologi e psichiatri - e sempre loro forniscono agli insegnanti il metodo appropriato.

«Molte mamme sono nella mia situazione. Mio figlio è stato diagnosticato da poco, a otto anni, dopo due anni di battaglie. Io me n’ero accorta quando ne aveva 6».

Il figlio di Claudia ha cominciato la terza elementare. Ha cambiato scuola, quest’anno. «I primi due anni sono stati un inferno. Questo sembra sia iniziato un po’ meglio ma i compiti a casa sono sempre fuori scala». Questi bimbi impiegano il doppio a fare i compiti. «Se io do 10 problemi alla classe, non posso darne 5 ai bimbi affetti da Dsa perché è come se ne dessi cento. Gli insegnanti dicono: proviamo a vedere se si sblocca... magari erano le maestre...».

I ragazzini con Dsa, sul banco, devono avere determinati strumenti, come la calcolatrice: è scritto sul certificato. Non hanno una memoria continua, non riescono a ripetere le tabelline. Devono continuare a guardarle, a leggerle. E hanno bisogno di mappe concettuali. E le lingue dovrebbero favorire il parlato, non lo scritto. «A Gardolo c’è il Centro Erickson che studia e propone metodi didattici veramente validi. Bisognerebbe impiegarli. Al giorno d’oggi ne esistono di validissimi come il metodo Bortolato. Da quest’anno nelle classi prime delle elementari di Mezzolombardo utilizzano il “Bortolato” per tutti. Perché va bene a tutti».

I bimbi con Dsa lottano ogni giorno. «Ci sono le offese, gli insulti» e la loro autostima precipita. «Ho dovuto portare mio figlio anche dallo psicologo». I bimbi con Dsa sono molto sensibili.
«Ricevo lettere di mamme sconvolte», conclude Claudia. «I nostri figli andrebbero valutati per lo sforzo che fanno per ogni piccola prova, non per i risultati. Lotterò sempre per i diritti di mio figlio e di chi, come me, ha bisogno. Perché tutti i bambini vanno tutelati, non solo i migliori. Questa non è scuola. Non è vita. Io voglio la serenità di mio figlio, non solo un diploma».


 

IN TRENTINO SONO 3.580

I numeri forniti dal Dipartimento istruzione e cultura della Provincia autonoma di Trento, aggiornati al marzo 2019, sono chiarissimi. Dicono che i ragazzi con disturbi specifici di apprendimento (Dsa) sono sempre di più. Oggi sono il 5,1% degli iscritti alla scuola trentina; nel 2014/15 erano il 3,1% e nel 2016/17 il 4,1%.

Il 5,1% corrisponde a 3.580 ragazzi: 537 nella primaria (il 2% degli iscritti alla primaria), 1.297 nella secondaria di primo grado (7,8%), 938 nella secondaria di secondo grado (4,5%) e 808 nella formazione professionale (13,1%).

«Stiamo parlando di un fenomeno che esiste, riconosciuto dopo la legge 170 del 2010 che sancisce il diritto dell’alunno ad avere un piano personalizzato», dice Dario Ianes, docente di Pedagogia e Didattica speciale all’Università di Bolzano, co-fondatore del Centro studi Erickson di Trento e direttore della rivista Difficoltà di Apprendimento.
Il piano di apprendimento dipende dagli insegnanti che collegialmente devono pensare al tipo di personalizzazione per ogni singolo studente. E Ianes si dice convinto che in Trentino il diritto al piano personalizzato di studio sia rispettato: «Direi di sì. Chiaro che non in tutte le situazioni ci sia la più ampia soddisfazione da parte dei genitori».

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