Salta al contenuto principale

Stangata sulle patenti:

la scuola guida paga l'Iva

aumento del 22 per cento

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 32 secondi

Brutte notizie per chi deve fare la patente. Una risoluzione dell’Agenzia delle entrate, la 79 che recepisce una sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha di fatto cancellato l’esenzione dal pagamento dell’Iva per tutti i corsi di guida che ora sono soggetti ad aliquota ordinaria. Questo per gli aspiranti guidatori (ma anche per chi vuole passare a patenti superiori) significa un aumento secco del 22%. Ma un salasso ancor peggiore rischiano di subirlo le scuole guida che dovrebbero versare l’Iva non incassata negli ultimi 5 anni. «È un provvedimento che rischia di mettere in gravissime difficoltà tutte le aziende», sottolinea Alberto Miotto della scuola guida Acli di Trento. Oggi i titolari si troveranno per fare il punto della situazione con le associazioni di categoria. Due sono le richieste fatte dalle scuole guida al nuovo governo, entrambe ragionevoli: applicare un’aliquota Iva agevolata visto che ai giorni nostri la patente è un bene di prima necessità e cancellare la retroattività.
«Posso capire - dice Miotto - che se nel resto d’Europa le lezioni di guida sono soggette ad Iva questo debba essere applicato anche in Italia, ma chiedere il pagamento dell’iva arretrata è una pura follia. Noi in passato non abbiamo mai incassato l’iva perché questo prevedevano le circolari dell’Agenzia delle Entrate. Ora vengono a dirci che si erano sbagliati. E noi che facciamo? Andiamo a chiedere i soldi dell’iva ai clienti degli ultimi 5 anni? È assurdo».
Non sorprende che tra i titolari delle scuole guida in Trentino, ma anche nel resto d’Italia, serpeggi parecchio malcontento per non dire di peggio. «In molti sono infuriati, e a ragione - sottolinea Ugo Amadori, segretario provinciale dell’Unasca in campo insieme alle altre associazioni di categoria Federtai e Antares - nei prossimi giorni saremo a Roma per definire una strategia comune e prendere i primi contatti a livello governativo».
L’impatto della norma è pesante per chi si iscrive ai corsi di guida di ogni ordine e grado: dal 2 settembre paga il 22% in più. Per un corso di patente B, che costava in media tra i 500 e i 600 euro, significa un aumento secco di 120-130 euro. Ma la scoppola fiscale è ancor più pesante per le aziende che ora devono incassare l’Iva come sostituto d’imposta e versarla all’erario. Il problema sono gli ultimi 5 anni in cui l’imposta non è mai stata applicata con il via libera dell’Agenzia delle entrate. In passato il settore ha beneficiato di esenzione perché le lezioni di guida erano equiparate all’insegnamento scolastico e universitario. La Corte di giustizia europea però ha “bocciato” il regime fiscale agevolato. Il problema per le scuole guida è la retroattività, cioè la necessità di versare l’Iva degli ultimi 5 anni, in teoria chiedendo la somma ai clienti a partire dal primo gennaio del 2014, strada in tutta evidenza impraticable. Una scuola guida di medie dimensioni dovrebbe pagare di tasca sua circa 20 mila euro all’anno, cioè 100 mila euro nei 5 anni. «Sarebbe un colpo letale per molte aziende - sottolinea Amadori - mi auguro che alla fine prevalga la ragionevolezza».

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy