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Tre giorni incrodati in parete,

rifiutano i soccorsi:

salvati, dovranno pagare

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È finita l’odissea (volontaria) della coppia di alpinisti spagnoli rimasti bloccati tre giorni sulle Cime di Lavaredo. Dopo aver rifiutato due volte l’intervento dell’elicottero del 118, il 45enne e la 36enne di Barcellona si sono convinti che era meglio essere portati in salvo. Pensavano - hanno detto - di essere a un passo dalla vetta della Cima Ovest. In realtà erano a 2750 metri di quota, con ancora due tiri di corda da 80 metri per la cima.

Stanno bene, ma hanno messo a dura prova la pazienza dei soccorritori, e le coronarie della madre dell’alpinista, che non vedendoli tornare al rifugio ha avuto un malore. Rischio che correranno loro stessi quando (probabilmente) riceveranno il conto spese del complesso intervento di salvataggio. Che, in base alle norme regionali, per chi si è messo nei guai da solo e non ha riportato un graffio può arrivare fino a 7.500 euro. Solo l’elicottero costa 90 euro al minuto, somma prevista per i residenti in Veneto, che può aumentare per i cittadini stranieri.
Il recupero è avvenuto oggi pomeriggio, grazie all’equipaggio dell’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites di Bolzano, che ha sfruttato un momentaneo varco nella nebbia. Il velivolo è riuscito nell’avvicinamento alla parete della Cima ovest, dove il 45enne e la compagna erano bloccati. Sbarcato su una cengia, il tecnico di elisoccorso li ha raggiunti e li ha fatti spostare in un punto più agevole per l’imbarco sull’eliambulanza.

La coppia ha dato la propria versione del rifiuto ai soccorsi: erano sicuri, dopo vari tentativi sulla Via Cassin, di essere vicini alla vetta. Invece avevano ancora davanti l’impegnativo tratto finale. Già martedì 27 agosto erano stati contattati dai soccorritori, in realtà più per le difficoltà di un’altra coppia di alpinisti bolzanini, bloccati come loro sulla via Normale della ‘Grandè. Sono quindi rimasti nell’anfiteatro delle Cime di Lavaredo, e per due volte, nell’ultimo week end, l’elicottero si è alzato in volo per soccorrerli. Loro hanno sempre rifiutato, convinti di poter proseguire la scalata. Il Soccorso alpino ha continuato a tenerli d’occhio. Poi il tempo si è messo al brutto, con nebbia e nuvole, e l’ansia nei familiari che li attendevano al rifugio ‘Auronzò è salita quando il 45enne non ha più risposto più al telefono. La madre dell’uomo ha chiesto al 118 di fare l’ennesimo tentativo, e finalmente, grazie ad un varco nella nebbia, la coppia è stata individuata e portata in salvo.

(di Michele Galvan - agenzia ANSA).

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