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Vallarsa, la guardaboschi

si chiama Sara, ha 24 anni:

«L'ho sempre sognato»

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Divisa grigio-verde. Capelli corvini raccolti in una lunga treccia. Un amore profondo per la natura e tutto ciò che la circonda. E l’entusiasmo di chi è pronto ad intraprendere la professione per cui ha studiato a lungo, con tanto impegno e sacrificio. Sara Fait, 24enne di Noriglio, ieri è entrata in servizio come custode forestale del Comune di Vallarsa. E, d’ora in avanti, veglierà su oltre quattromila ettari di pascoli, boschi e montagne della valle, una delle più verdi e integre del Trentino. «È il coronamento di un sogno», ammette Sara. Alle sue spalle lo stemma comunale di Vallarsa: due orsi, simbolo della natura selvaggia, che si abbeverano ad una fonte. La giovane forestale prenderà il posto lasciato vacante da Giorgio Broz, storico guardaboschi andato in pensione a fine 2018.

Sara, cosa vuol dire essere una custode forestale a 24 anni?

«È una grande soddisfazione. Ho sognato e studiato tanto per questo obiettivo. Inizio questa nuova avventura con grande entusiasmo: non vedevo davvero l’ora di mettere in pratica quanto appreso in questi anni di studi ed affacciarmi nel mondo forestale trentino».

Qual è stato il tuo percorso formativo?

«Dopo il diploma al liceo scientifico-tecnologico, mi sono iscritta al corso di laurea triennale in Tecnologie forestali e ambientali presso l’Università di Padova, che ho terminato l’anno scorso. Ora sto proseguendo con la magistrale».

Come custode forestale è la tua prima esperienza sul campo?

«Prima di vincere il concorso in Vallarsa, ho prestato servizio per due mesi e mezzo in Val dei Mocheni. Non pensavo neanche lontanamente di poter cominciare a lavorare così presto».

Quando hai capito che questa sarebbe stata la tua strada?

«Fin da piccola ho coltivato un profondo amore per la natura e per la montagna. In estate trascorrevo giornate intere nei boschi di Folgaria con la mia famiglia. Ma indelebile è anche il ricordo, durante le elementari, delle lezioni e delle passeggiate naturalistiche alla scoperta del Moietto e del torrente Leno con Silvano Zorer, ancora oggi custode forestale a Rovereto».

E ora la Vallarsa. Conosci già il territorio che dovrà presidiare?

«Due anni fa ho fatto un tirocinio presso il Distretto forestale di Rovereto. Ed è capitato di operare anche in Vallarsa. Per di più sono i posti che frequentava mio nonno, Raimondo: era molto legato al massiccio del Pasubio».

Il mestiere del custode forestale è quasi sempre associato all’universo maschile. Pronta a riscrivere la storia?

«Non mi spaventa questo. Sono consapevole del fatto che la gente è abituata a vedere custodi forestali uomini, ma il mondo cambia. E non sono la sola. Ci sono altre ragazze, con cui ho stretto amicizia, che hanno cominciato assieme a me a lavorare come custodi forestali in altre zone del Trentino».

Dovrai vigilare un territorio montano molto vasto, frastagliato e con un patrimonio boschivo e pascolivo ricco e complesso. C’è qualcosa che ti spaventa?

«Ho ancora tanta strada davanti. Ma l’entusiasmo è alle stelle e mi sento realizzata, oltre che molto fortunata a poter fare quello per cui ho studiato e lottato. Cercherò di imparare il più possibile su questo territorio e di instaurare un bel rapporto con la gente del posto».

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