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Ala, strage di pecore: gli agnelli

cercano la mamma morta

Immagini strazianti nella stalla dopo l'incursione dei lupi

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Mentre gli allevatori protestavano in piazza, e in attesa della manifestazione di oggi pro lupo e pro orso, i predatori non si fermano.

I lupi hanno fatto una strage la scorsa notte, a maso Eccheli, a Ronchi di Ala, dove l’agricoltore Giovanni Mutinelli e la moglie tengono i loro animali. Della loro trentina di pecore, che pure erano in un recinto anti-lupo con reti alte due metri, ne sono rimaste pochissime: 18, fra animali adulti e agnelli, sono stati uccisi, altre 6 pecore sono ferite.

Questa mattina l'Adige.it aveva pubblicato il video che mostrava gli agnellini spaesati aggirarsi fra le pecore uccise. La redazione ha poi deciso di non rendere più visibile il video, perché nello spazio di un paio d'ora si è creato un clima violento, fatto di commenti volgari e addirittura di minacce nei riguardi degli allevatori proprietari delle pecore razziate.

«È il terzo anno che succede - spiega Lorenza Dalbosco – io sono un’appassionata di animali per questo abbiamo le pecore, una mucca, un paio di asini. Gli agnellini che avevano avuto un problema con la madre me li ero allevati io con il biberon, sono stati i primi a essere uccisi, sono i più indifesi. Gli animali che rimangono sono tutti terrorizzati perché ogni anno vengono attaccati dai lupi. Io le foto delle mie pecore massacrate le dedico alla manifestazione degli animalisti pro lupo e orso che sfilerà oggi a Trento. Che ne sanno loro del dispiacere per il proprio animale massacrato così? Sono tre anni che piango le miei pecore, il primo anno non avevano il recinto anti-lupo, non sapevamo del pericolo, ma anche ora che lo abbiamo il risultato è comunque questo, non sappiamo nemmeno come siano riusciti ad entrare».

Le pecore le hanno trovate stamattina, quando solo saliti al maso a liberarle dal recinto.

E questa strage è la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Ora io dico basta - prosegue un’esasperata e addolorata Lorenza - mi spiace tantissimo ma non voglio più andare avanti. Queste sono le conseguenze di decisioni politiche che noi subiamo e cosa possiamo fare se non abbandonare il nostro bosco, il nostro maso che è in un posto bellissimo, un vero paradiso. Dobbiamo abbandonare il nostro ideale di vita».

Sono scoraggiati Lorenza e Giovanni dopo la strage della scorsa notte nonostante le precauzioni prese. «È anche un’ingiustizia dover tenere le pecore chiuse nel recinto di notte - spiegano - le pecore escono proprio la notte a mangiare, con il fresco, quando non sono infastidite, e invece qui noi siamo costretti a chiuderle nel recinto la notte e salire al mattino a liberarle, di fatto a far fare loro una vita che non è da pecora per la presenza del lupo».

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