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In Trentino il fumo provoca

700 morti ogni anno

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Metà dei fumatori muore a causa delle sigarette che fuma. È incredibile che questa spaventosa statistica, elaborata dalle principali società scientifiche della sanità pubblica italiana, da sola non basti a scoraggiare i tabagisti. Invece, anche in Trentino, un quarto della popolazione è tuttora dipendente dalle sigarette. Non solo, ogni anno 700 persone muoiono a causa di esse.

Oggi, in occasione della Giornata mondiale senza tabacco, la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) invita alla sensibilizzazione, puntando il dito non solo contro le classiche «bionde» ma anche contro le controverse sigarette elettroniche. «Il tabacco c’è sempre quando c’è un tumore», spiega il presidente della sezione provinciale Lilt, Mario Cristofolini. «È anche un problema di costi delle terapie, oggi particolarmente attuale anche a livello di sanità trentina».

I dati presentati dall’Osservatorio salute provinciale lasciano presagire che il lavoro di prevenzione da fare è ancora molto. In Trentino ci sono 89 mila fumatori, il 25% della popolazione, un numero leggermente in calo rispetto al 2008 quando, a livello nazionale, i tabagisti erano il 30%. Chi è succube di questo vizio, porta alla bocca in media 11 sigarette al giorno.

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Nonostante il divieto per i minorenni, è proprio la fascia d’età dei più giovani ad essere a rischio: tra i 18 e i 24 anni è dipendente infatti il 37% di ragazzi e ragazze. La brutta abitudine inizia ancora più precocemente: il 20% dei 15enni ha fumato almeno una sigaretta negli ultimi 30 giorni, anche perché la scuola non è ancora percepita come un luogo «smoke free».

Il monitoraggio della Provincia (2015-2018) ha permesso di stilare anche un identikit del fumatore-tipo. Il vizio è infatti più diffuso tra gli uomini (28% contro 22% delle donne), tra chi ha difficoltà economiche (45% contro 21% di benestanti), tra chi ha un basso titolo di studio (26% contro 21% di laureati) e tra chi lavora (26% contro 22% di disoccupati).

Anche grazie alle martellanti campagne di informazione, poco meno della metà dei tabagisti, il 44%, ha provato a smettere nell’ultimo anno: il tasso di insuccesso però è molto alto (78%), anche perché - spiegano gli esperti - l’84% lo ha fatto in solitaria, senza nessun ausilio. A fare la differenza, invece, sarebbero i corsi e i farmaci, ma soprattutto l’assistenza dei Centri anti-fumo dell’Azienda sanitaria, prenotabili attraverso il Cup senza impegnativa del medico.

E guai a chi prova a spacciare le sigarette elettroniche come strumento efficace per abbandonare le «bionde»; è una fake news bella e buona. «La e-cig fa in modo che il fumatore ripeta una gestualità che lo tiene legato all’atto di fumare e non gli consente di disabituarsi», spiega il dottor Pirous Fateh-Moghadam. Come nel resto d’Italia, anche in Trentino si tende a svapare in aggiunta alla pausa sigaretta, con un pericoloso uso duale che raggiunge il 66%.

Le ricerche più recenti parlano di una diffusione bassa: in provincia gli utilizzatori sono il 2%, con il 74% di essi che preferisce i liquidi contenenti nicotina. Attenzione però, la percentuale degli svapatori è molto più alta tra i teenager: tra i 13 e i 15 anni il 44% ha provato e il 18% è un consumatore abituale. «Chi usa la sigaretta elettronica ha quattro volte la probabilità di diventare fumatore», precisa l’esperto dell’Osservatorio salute.

Ecco che allora, mettendo su una bilancia i pro e i contro, il ricorso alle e-cig - visti anche i dubbi sulla sicurezza delle sostanze - diventa solo «una strategia di marketing commerciale e di certo non un percorso di salute pubblica», conclude il dottor Cristofolini.

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