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Spaccio a Sociologia, Fugatti scrive al Rettore. Collini: «Superato il limite, ci siamo già attivati»

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Facoltà di Sociologia, via Verdi

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Spaccio di droga a Sociologia, arrivano le guardie armate. E i bagni saranno “blindati”. Potrà accedervi solo chi è in possesso di una speciale tessera. Lo ha deciso il rettore. «Da gennaio - conferma Paolo Collini - c’è stata un’impennata del commercio e del consumo di stupefacenti all’interno dell’edificio di via Verdi. Inaccettabile. Era necessario intervenire in modo risoluto».

La lettera che gli è stata spedita venerdì scorso da Maurizio Fugatti nella quale il governatore lo invita a muoversi «per porre fine ad una situazione dannosa non solo per l’ateneo» sorprende il numero uno dell’Università di Trento. Che al presidente della Provincia risponde in modo stizzito: «Lo stiamo già facendo da tempo in sinergia con la polizia. Sono pronto a confrontarmi con Fugatti per spiegarglielo. Se vuole collaborare con noi ben venga».
Il rettore ci tiene a precisare che a spacciare sono soggetti che non centrano nulla con il mondo accademico. Punzecchia la giunta: «Da quando ha potenziato i controlli in piazza Dante e alla Portela, gli spacciatori guarda caso hanno pensato di trasferire la base dei loro affari a Sociologia. Noi eviteremo certi errori». Quali? «Non vogliamo trovare soluzioni risolutive per Sociologia trasferendo il problema negli edifici limitrofi che ospitano Giurisprudenza oppure Economia e Commercio».

Paolo Collini fa un passo indietro e torna a parlare del boom dello spaccio dentro Sociologia: «Da qualche mese si è superato il limite. Mi sono state segnalate situazioni che indignano, come il ritrovarsi di fronte nei bagni a persone che trafficano oppure che hanno appena assunto sostanze. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di contattare le forze dell’ordine».

Dopo il primo confronto, ancora aperto, il rettore è passato dalle parole ai fatti: «Abbiamo iniziato, in alcuni momenti della giornata, a far presidiare l’edificio dalle guardie armate. E a tal proposito stiamo valutando se potenziare la loro presenza».

Si è poi stabilito di proibire, per quanto possibile, l’ingresso ai bagni a quanti non fanno parte del mondo accademico: «A giorni per accedervi bisognerà possedere una tessera. Aumenteremo i controlli anche nei corridoi e nelle aule». E chiude con un appello: «Non deve passare il messaggio errato che Sociologia è una zona senza regole. Gli elementi che hanno fatto peggiorare la situazione non sono né studenti né professori».
Maurizio Fugatti è soddisfatto dalla presa di posizione contro gli spacciatori di Paolo Collini: «Bene. Se io gli ho scritto non è perché ho scarsa fiducia in lui, anzi, ma solo per manifestargli la preoccupazione per una serie di messaggi che mi sono arrivati».

Messaggi di genitori e studenti che si sono rivolti al presidente della Provincia per metterlo al corrente dell’incremento del commercio di sostanze stupefacenti dentro Sociologia. «Siamo pronti - promette Maurizio Fugatti - ad aumentare le risorse finanziarie per contrastare la sempre maggior diffusione di droga all’interno e all’esterno delle scuole trentine». Rivela che di questo ne ha parlato negli ultimi giorni con il questore di Trento Giuseppe Garramone e i responsabili della Guardia di Finanza: «Non daremo mai tregua a quei malavitosi che si arricchiscono vendendo gli stupefacenti ai nostri ragazzi. Con le forze dell’ordine c’è un’ottima sinergia». Rivendica, comunque, il merito del suo esecutivo di aver aumentato il livello di sicurezza nelle aree problematiche della città: «Molti ci riconoscono che in piazza Dante e nelle vie vicine a Santa Maria Maggiore la criminalità è diminuita. Resta da fare ancora parecchio. Siamo però sulla buona strada per dare ai cittadini e ai turisti una Trento migliore».

Su questo argomento interviene pure l’assessore provinciale alla Cultura e segretario della Lega Mirko Bisesti: «Gli episodi successi recentemente, in primis l’aggressione a un commerciante in pieno centro, dimostrano bene che non bisogna abbassare la guardia. Noi l’abbiamo capito, speriamo che pure il Comune di Trento se ne renda conto. Al più presto, non c’è tempo da perdere».
E chiude: «Zone come l’Università, le scuole o le piazze affollate non possono mai essere delle zone di spaccio. Punti dove le regole non vengano mai rispettate».

E gli studenti? «Invece di scrivere al rettore, Maurizio Fugatti risolva i problemi». Secca. Chiara. Diretta. Valentina Giunta, rappresentate degli studenti universitari di Trento (Udu), non ci gira intorno. E critica la lettera in cui il governatore chiede a Paolo Collini di darsi da fare per stroncare lo spaccio di droga all’interno di Sociologia. «Dovrebbero essere le istituzioni rappresentate da Maurizio Fugatti - afferma Valentina Giunta - a fare in modo che situazioni come quelle da lui denunciate non ci siano proprio. Non comprendo il senso della sua iniziativa». E prosegue: «A Sociologia non c’è nessuna particolare emergenza. Ovvio, come in tutti i luoghi anche negli ambienti universitari c’è qualcuno che consuma e vende sostanze stupefacenti». Si sorprende di chi pensa il contrario: «Se vogliamo aprire un dibattito sulla droga noi ci siamo. Non devo però succedere che dopo quanto scritto dal presidente della Provincia la gente possa denigrare Sociologia. Sarebbe assurdo». Sottolinea con forza un concetto: «Io vivo a contatto degli universitari e finora non mi è mai stata segnalata nessuna criticità differente dal passato che si sia verificata nei bagni e nei corridoi. Noi siamo i primi che, se ciò avvenisse, lo denuncerremo». Si fida dell’operato del rettore e delle forze dell’ordine: «Sanno bene come muoversi, è il loro lavoro». 

E chiude: «Spesso purtroppo invece di valorizzare quello di buono che esce dal mondo accademico, si mettono in evidenza le cose negative. I rappresentanti dello scenario politico dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio. Accade quasi sempre il contrario».

«Invece di scrivere al rettore, Maurizio Fugatti risolva i problemi». Secca. Chiara. Diretta. Valentina Giunta, rappresentate degli studenti universitari di Trento (Udu), non ci gira intorno. E critica la lettera in cui il governatore chiede a Paolo Collini di darsi da fare per stroncare lo spaccio di droga all’interno di Sociologia. «Dovrebbero essere le istituzioni rappresentate da Maurizio Fugatti - afferma Valentina Giunta - a fare in modo che situazioni come quelle da lui denunciate non ci siano proprio. Non comprendo il senso della sua iniziativa». E prosegue: «A Sociologia non c’è nessuna particolare emergenza. Ovvio, come in tutti i luoghi anche negli ambienti universitari c’è qualcuno che consuma e vende sostanze stupefacenti». Si sorprende di chi pensa il contrario: «Se vogliamo aprire un dibattito sulla droga noi ci siamo. Non devo però succedere che dopo quanto scritto dal presidente della Provincia la gente possa denigrare Sociologia. Sarebbe assurdo». Sottolinea con forza un concetto: «Io vivo a contatto degli universitari e finora non mi è mai stata segnalata nessuna criticità differente dal passato che si sia verificata nei bagni e nei corridoi. Noi siamo i primi che, se ciò avvenisse, lo denuncerremo». Si fida dell’operato del rettore e delle forze dell’ordine: «Sanno bene come muoversi, è il loro lavoro».
E chiude: «Spesso purtroppo invece di valorizzare quello di buono che esce dal mondo accademico, si mettono in evidenza le cose negative. I rappresentanti dello scenario politico dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio. Accade quasi sempre il contrario».


LA FOTOGRAFIA SUL GIORNALE: CHIEDIAMO SCUSA

A corredo di questa notizia, abbiamo pubblicato ieri sul giornale l'Adige una fotografie degli interni della facoltà, nella quale compariva anche uno studente, un ragazzo di colore, del tutto estraneo ai fatti. Abbiamo perciò ricevuto alcune lettere di protesta, e ne pubblichiamo una significativa e rappresentativa delle altre, con la risposta e le scuse del nostro Direttore Alberto Faustini.

Spett. le redazione  L’Adige, 
vi scrivo riguardo all’articolo “allarme droga a Sociologia” del giornalista Nicola Marchesoni. Non contesto il fatto, effettivamente comprovato, dell’allarme droga in facoltà, ma il modo in cui è stato presentato ai media. Una foto di un ragazzo di colore che potrebbe essere un qualsiasi studente (magari un  figlio adottivo che frequenta quella facoltà o uno studente Erasmus) accanto ad un titolo del genere è fuorviante. Qualora il ragazzo ritratto venisse individuato, si potrebbe configurare il reato di diffamazione, oltre alla violazione del diritto alla privacy, visto che i suoi tratti sono riconoscibili e probabilmente non è stato chiesto il suo consenso.  Ad ogni modo si tratta di una comunicazione politicamente del tutto scorretta e caratteristica di un tipo di giornalismo che dovrebbe essere proibito e sanzionato.
Sarebbe auspicabile che il giornalista autore dell’articolo, o la redazione stessa, si scusasse pubblicamente. Elisabetta Vegetti
 
Le scuse di Faustini. Ha ragione. Le chiedo scusa. E lo avrei fatto pubblicamente anche se non me l'avesse espressamente chiesto. Se ha visto ciò che ha visto, non ho attenuanti. Nel chiedere scusa a lei e ai lettori, le dico però - è spero di dimostrarglielo ogni giorno - che mai e poi mai avrei potuto pubblicare un'immagine come quella che lei descrive e che lei evidentemente ha intravisto sul nostro giornale di ieri. Le confesso  che fatico a vederci reati o violazioni della privacy, perché quell'immagine è stata scelta proprio perché anonima:  la persona di cui parliamo è di fatto senza volto. Le assicuro che, anche guardando bene la foto, nessuno di noi riesce a riconoscere la persona o a stabilire che sia di colore. Nemmeno ingrandendo l'immagine che si vede in lontananza noi siamo arrivati - anche dopo aver letto la sua lettera - ad una conclusione simile. Ma, ripeto, se lei ha visto un ragazzo di colore in quell'immagine e se quella foto l'ha comunque ferita, posso solo chiederle scusa e dirle che starò ancora più attento. In tutti i casi, semmai la colpa è sempre mia. Mi perdona?

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