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Viaggio sul Bondone: i "veri bondoneri" e la funivia

La parola sul collegamento a chi vive e lavora in quota

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La montagna di tutti i trentini, intesi come gli abitanti  di Trento, ma non solo. Chi più chi meno, tutti l'abbiamo amata. Come una  fidanzata: amata, poi magari tradita, poi snobbata, poi criticata, poi  abbandonata, ma poi riscoperta e capace di sedurci ancora. È ovviamente  il Bondone. Una parola che ne racchiude tante altre: sci, ovviamente. Ma  anche natura, turismo, bicicletta, motori, case, caserme. E ancora: soldi  e politica, investimenti e buchi nell'acqua. Infine una, quella che è d'attualità  da decenni: funivia. Un progetto di cui si parla da decenni.

Appunto, si parla: sono passati sindaci e governi, bambini sono diventati genitori e poi nonni, e oggi siamo ancora tutti lì a parlarne. Perché, prima di  tutto, a quel ?brutto? Bondone gli vogliamo tutti un gran bene, in fondo.  E poi perché nessuno ha mai avuto il coraggio o la visione (o l'avventatezza, fate voi) di trasformare quella montagna di parole in un qualcosa. Non  è di politica che vogliamo parlare in questa e nelle successive pagine,  senza accusare o applaudire nessuno. Vogliamo solo parlare di Bondone,  raccontandovi di una giornata come tante trascorsa lassù, tra i racconti  e le opinioni, tra le curiosità e gli aneddoti di chi sta percependo che  il tempo delle parole è finito e che un qualcosa potrebbe nascere. 

Siamo andati in cima in un calda e soleggiata giornata di fine stagione sciistica, per farci raccontare e poi raccontarvi, senza pregiudizi. Siamo partiti  dal viadotto dell'ex Zuffo e dopo esattamente 6 minuti ecco Sopramonte. La capitale trentina di carne e affettati, avamposto della montagna, zona  residenziale a qualche curva dalla città. Poi su: altri sei minuti ed ecco  Candriai, che per la gente di Trento significa colonia e significa accesso  a Malga Brigolina, uno di quei nomi che, insieme a tanti altri che mano  a mano elencheremo, fanno parte del vocabolario geografico di ogni cittadino.  Avanti ancora, e iniziano i tornanti. Vaneze, e sono quindici chilometri  e mezzo dal Zuffo e diciannove minuti e trenta di strada. E oltre ai tornanti  inizia anche un salto indietro nel tempo: si inizia a vedere qualche casa,  la gran parte con fuori un cartello "vendesi", e pare di essere negli anni Settanta. Roba vecchia e un po' decadente, quasi abbandonata verrebbe da  dire. Ma noi la definiamo vintage, che è un termine meno severo e decisamente  più modaiolo. Lì c'è anche Studio Uno, che per gli over 40 della città  significa sabato sera, primi baci, balli, amici, primi vagiti di libertà.  È all'asta. Altri tornanti, altri ?vendesi?, il cartello Norge e si intravedono  le piste da sci, semi deserte (ma ci sta: è un lunedì lavorativo di fine  stagione). Tra Norge e Vason sono 3 chilometri, durante i quali anche il  più fervido sostenitore della funivia non può non pensare, sospirando ad  alta voce: fino ad ora abbiamo visto antiche case in vendita, posti chiusi,  strutture abbandonate o quasi, quattro macchine e una serie di tornanti. 

Ma chi mai, turista o trentino, dovrebbe volere venire in posti così? La risposta, condivisibile o meno, così come la domanda, arriva poco dopo. Vason, ovvero la cima. Parcheggiamo. Percorsi 20,7 chilometri in 29 minuti, complici un trattore sopra Sardagna e un veicolo umile e non certo spumeggiante  in ripresa. Lassù troviamo un altro mondo: persone, prima di tutto. Sciatori  in pista e sciatori in relax seduti nei bar. Nella voliera ?Bondonero?  proprio all'inizio della Cordela (altro termine da vocabolario trentino)  si sono le sdraio aperte, sciatori ?pigri? con birra o cappuccino, mamme  in relax con i bambini a spazzaneve nel vicino campetto scuola (dimenticavamo:  il campo scuola Tomasi, dove centinaia di bambini trentini negli anni Ottanta  hanno imparato a sciare, non esiste più). Al bar si parla inglese o tedesco.  «In questo periodo ci sono praticamente solo cechi e polacchi» ci dicono  da dietro il bancone. Un signore compra una copia dell'Adige, esultiamo:  non tanto o meglio non solo perché i lettori ci seguono anche quassù ma  perché vuol dire che non ci sono solo turisti stranieri e che i trentini  vengono ancora in Bondone. Due passi a Vason: alberghi, qualche famiglia,  alcuni sciatori dormiglioni che vanno verso le piste. Insomma, un po' di  vita e di movimento.

Risaliamo in macchina e giù verso le Viote. Con un  sole così la piana e le Tre Cime sono uno spettacolo. La neve se ne sta  andando, così qualcuno passeggia, qualcuno va in bici, qualcuno prende  il sole nella terrazza della Capanna Viote, due bambini corrono nel bellissimo parco giochi in legno prima del Giardino Botanico Alpino. Avanti ancora, Caserme austroungariche delle Viote: oggi, domenica, sono chiuse a chiave e, di fatto, abbandonate dopo aver ospitato per qualche anno i richiedenti  asilo. Ma un qualsiasi architetto, vedendole, potrebbe sognare di farci  qualsiasi cosa, dal museo al resort. Il nostro piccolo viaggio è finito,  ora la parola passa alle persone del Bondone. Resta la sensazione di un  luogo incantevole, dalle mille potenzialità, non sfruttate. Viene da pensare  alla vicina Alto Adige, dove esistono luoghi incantevoli e dalle mille potenzialità, sfruttate. La differenza può farla una funivia?   


BARBIERI, DAL 1964 AL MONTANA

Dal 1964, cinque generazioni ad accogliere i turisti. I Barbieri sono il Bondone. Hanno creato e investito, dato un'impronta all'intero  settore sulla montagna della città, hanno vissuto gli anni d'oro e quelli  del cambiamento, poi quelli più difficili, ma sempre con il sorriso di  chi ama questa montagna, oltre ad amare il proprio lavoro. Hotel Montana  è una di quelle parole, come scrivevamo qualche pagina fa, che fanno parte  del "vocabolario bondonero": un quattro stelle che rappresenta, passateci il paragone, un angolo di Alto Adige in un luogo di contraddizioni. Wellness, green, casa sono le parole chiave. 

Oggi il titolare è Alberto Barbieri, che con la moglie Monica, figli e staff porta avanti la visione di papà Nino, un bolognese che ormai più di cinquanta anni fa preferì la sfida bondonera alle certezze di Madonna di Campiglio. Ci accoglie a braccia aperte, sorridendo  e dicendo: «Funivia?». Strizziamo l'occhio e ci sediamo. 

«Vedi - attacca - io almeno quindici anni fa sono stato tra i primi quassù a ipotizzare  una sorta di cambio di graduatoria: le destinazioni turistiche solitamente prendono come riferimento i servizi, i chilometri di piste, la ricettività  e l'effetto paese. E in questo il Bondone è superato da tantissime località.  Ma ribaltiamo i parametri: ambientazione, rarefazione, ecostostenibilità  e servizi intesi come vicinanza alle piste ed esposizione al sole. In questo  caso saremmo al top, perché noi siamo in cima a una montagna e non in fondo  a una valle. Chiudendo al traffico diventeremmo una palestra per lo sci  e d'estate un piccolo paradiso naturale. Certo, questa sarebbe una caratterizzazione  di non ritorno: una volta deciso non si torna più indietro. L'Alpe di Siusi  l'ha fatto ormai dieci anni fa». 

Tutto dipende da un primo passo: il collegamento. Ovvero la funivia. Poi, con un effetto domino, tutto il resto  cambierebbe di conseguenza. Mentre spiega ci viene in mente una persona  che ama la montagna, ma che i montanari non li accoglie ma li veste: Lorenzo  Delladio della Sportiva e il suo progetto green per il Rolle. Bocciato  dalla politica. 

«È vero, l'accostamento è sensato: l'approccio cambia  la destinazione, è normale. Quando accompagno la gente in malga chi sale  a piedi apprezza l'acqua di fonte, le sedie traballanti e l'odore della  vicina stalla. Chi arriva in malga in auto queste cose le detesta. Ecco,  la funivia rappresenterebbe anche quel momento di passaggio fondamentale,  lo stacco dalla vita reale alla vacanza. Come in traghetto: le ferie iniziano  con l'imbarco».  L'importanza dei preliminari, insomma. La funivia del  Bondone, nel rapporto d'amore con la montagna, rappresenta quei fondamentali  preliminari di avvicinamento alla vetta.  «Qui possiamo coltivare la genuinità, l'Alto Adige ce lo insegna: cura del territorio, tradizioni artigiane,  fidelizzazione. Il turismo di montagna è turismo di località minori, con  un afflusso contenuto. In riviera mettere mille o duemila persone è assolutamente  identico, c'è spazio. In quota no». 

E tutto questo sarebbe veramente  possibile solo con un'infrastruttura? Dovrebbe essere, in ogni caso, il  primo passo di una cammino, perché le cose da sistemare sono parecchie  tra Candriai e Vason e poi fino alle Viote («Il blocco caserme, voliere,  terrazza delle stelle e giardino botanico lo darei in blocco a Lanzigher  del Muse»). 

«Ne sono convinto. L'impianto sarebbe il colpo di pistola che dà il via a una corsa: dal sì poi ci sarebbero 5 anni di tempo per  mettere tutto a posto. Un albergo lo si fa in 6 mesi: meno di 200 giorni  da un campo vuoto al primo cliente. Però quello che è il vero proprietario  del Bondone, il Comune, deve prendersi finalmente la responsabilità e agire,  senza titubanza. Poi noi venderemo il bello che c'è. Noi siamo pronti,  il Comune lo è? Questa è la domanda. Ci vuole un piano speciale, un assessorato  apposito, perché i tempi sono fondamentali: io sono diventato vecchio a  forza di sentir dire che si sarebbe stati veloci. Il Bondone non è un problema  e ora ci vogliono atti concreti. Da parte dei trentini, invece, ci vuole  solo uno sforzo di fiducia verso la loro montagna».     


I MAESTRI DI SCI SONO PER LA FUNIVIA

Un sì netto e convinto. E, ovviamente, motivato. Non possono parlare a nome di tutti i maestri di sci della ski area, una ventina "fissi" che  arrivano a trenta in altissima stagione e nei fine settimana, ma Luciano Parisi, Simonetta Da Villa e Pierpaolo Consolati sono sicuri che la realizzazione  del collegamento con la città darebbe nuova linfa a tutto il Bondone.   

«Chi lavora in Bondone, ne vari settori, è favorevole alla funivia - esordisce  Simonetta Da Villa, indicandoci l'adesivo attaccato nel bar con il sì all'impianto -. Se ne parla da decenni e finché non vediamo qualcosa non possiamo sbilanciarci,  ma forse questa è la volta buona, il tema è molto sentito. I punti positivi sono tantissimi: meno macchine in quota, più giovani e ragazzi sugli sci, progetti per le scuole, una stagione turistica di dodici mesi, possibilità  di pacchetti, ad esempio, con il Muse. E servirebbe a chi sale dalla città,  ma anche a turisti che sono qui e potrebbero scendere molto più facilmente.  La gente che viene qui da fuori Trentino ci dice che abbiamo qui il paradiso ma non lo sfruttiamo. Nei sondaggi fatti le persone favorevoli sono la  stragrande maggioranza, c'è l'impegno di tanti, speriamo si possa concretizzare».   

E, attenzione: l'interesse professionale c'è, ma non è certo quello il punto centrale. «Pensiamo all'estate: quassù si potrebbe salire per trovare  un po' di aria fresca. E poi i giri in bicicletta o a cavallo. Con la seggiovia  si potrebbe salire semplicemente per la cena e poi scendere, senza bisogno  di muovere la macchina». La funivia, però, deve essere il primo tassello  di un progetto più ampio. «Se la fanno poi parte tutto il resto, a cascata - sorride Pierpaolo Consolati, maestro da 36 anni -. Verrebbero recuperati  alberghi, si creerebbero infrastrutture per l'estate: se parte la funivia riparte la montagna, dodici mesi all'anno. Se fossimo in Alto Adige l'avrebbero  già costruita da trent'anni. I soldi? Una parte di intervento pubblico  credo ci dovrà essere, soprattutto per contenere i prezzi dei biglietti,  per far percepire alla gente che è più vantaggioso rispetto alla macchina.  Adesso ci vuole un pizzico di coraggio e soprattutto un po' di visione».   

Alla chiacchierata si unisce anche Luciano Parisi, un'istituzione: da 41 anni con gli sci ai piedi, in Trentino ma anche in mezzo mondo. Che  parte con un aneddoto. «Nel 2001 avevo preparato per Paolo Monti, del  Patt, una lunga e dettagliata relazione: diciotto anni fa, una vita. Tante  cose sono cambiate, ma la necessità di un collegamento veloce c'è ancora:  che poi sia la funivia, una sorta di trentino su binario o l'ascensore  di cui si parla ultimamente lo valuteranno i tecnici e gli esperti. Però  tengano conto del fattore tempo, della velocità: la funivia costa meno  ma è più lenta e più esposta agli agenti atmosferici. Di solito si muove  a circa 6 metri al secondo, mentre il ?trenino? a 12 o 13. Ormai lo sciatore  moderno sta sulle piste un paio d'ore, non come una volta dove si arrivava  di prima mattina e si faceva l'ultima corsa prima della chiusura degli  impianti. Con un collegamento rapido venire in Bondone sarebbe come andare  in palestra in città: si sale velocemente, si fa attività fisica e poi  si torna a casa. Strade chiuse? Per me no, ma il traffico diminuirebbe  drasticamente comunque». 

Con i maestri non possiamo non parlare di sci: migliaia di trentini hanno imparato proprio sul Bondone a fare le prime curve, mentre oggi il lavoro arriva soprattutto dai turisti. «Abbiamo perso  generazioni di boci sugli sci: una volta tutti venivano qui a imparare  lo spazzaneve e poi, diventati bravi, andavano nelle stazioni più grandi e con piste più difficili. Ma è proprio la cultura di montagna che si è un po' persa, non solo quella strettamente legata allo sport. Pensate a  Bolbeno, dove hanno una piccola pista ma oltre 600 ragazzi iscritti, anche  dal bresciano».              


LA POLITICA: ORA O MAI PIU'

Certo, c'è il suo ruolo di consigliere comunale. E poi c'è la delega ricevuta  dal sindaco, una sorta di incarico ufficiale. Ma quello che emerge parlando  con Dario Maestranzi è che il tema del Bondone e del collegamento gli sta  veramente a cuore, andando ben oltre e al di là delle questioni politiche e degli incarichi istituzionali. Quindi che lui sia del Patt, che sia in  maggioranza, che non sia un assessore ma un "semplice" consigliere, va  in secondo piano: quello che conta veramente è la montagna. 

Le sensazioni sono buone? Direi che stiamo dando un segnale univoco, le reazioni di  tutti sono incoraggianti e bisogna andare avanti con decisione e costanza. Partiti (in sostanza tutti), cittadini, imprenditori, provincia e comune  tutti dalla stessa parte: un caso più unico che raro.  E ci metterei anche Università, Muse, tanti enti e associazioni: sì, c'è una condivisione pressoché  totale. Ora ci sono tempi tecnici e burocratici, oltre alla necessità di soldi, ma la strada è stata intrapresa.

Quello che emerge è che la funivia (o ascensore o trenino) non debba essere che il primo di una serie di tasselli. Esatto, ma è anche l'elemento fondamentale su cui si poggia tutto il resto. La domanda è semplice: facciamo vivere la montagna o no? Non ci  sono scorciatoie o mezze misure. Con la funivia si rende il Bondone appetibile  all'imprenditoria ed è quello che è mancato negli anni.

Abbiamo un caso recente in cui il pubblico ha detto no all'imprenditoria, nel caso del rilancio del Rolle proposto da Delladio della Sportiva. Succede anche questo in Trentino, è vero. Personalmente sto sentendo imprenditori della caratura di quello nominato e cerco di portarli in quota per far vedere loro quanto è bello e quante potenzialità ci sono. Inoltre spiego loro che non vogliamo uno sponsor, non vogliamo dei soldi da loro, ma solo che  sposino il progetto complessivo, investendo. E sulla bellezza tutti mi dicono che è vero, siamo noi cittadini trentini a esserci messi in testa che il Bondone è un luogo che non vale.

Però, oggettivamente, salendo per i tornanti la situazione è piuttosto desolante. Tanti mi dicono "Ma  perché pensate alla funivia se la situazione tra Candriai e Vason è orribile?".  Io dico che proprio perché è orribile c'è bisogno della funivia. Esempi:  Studio Uno all'asta il 15 maggio. Con la funivia sarebbe un investimento,  senza un rischio. Ancora: malga Candriai, se fosse aperta con la funivia  potremmo rilanciarla. 

Cosa deve fare il pubblico e cosa il privato. Il pubblico, oltre alla regia, deve fare quelle opere di abbellimento che  gli competono: il parco avventura, i campi da volley e basket, le aiuole, le staccionate. Ma questo non è sufficiente e in passato c'è stata confusione  su dove può arrivare l'uno e l'altro.


LA GIOVANE BONDONERA DOC

Classe 1992, nata e cresciuta sul Bondone, figlia e nipote di quei Nicolussi  che sulla montagna di Trento sono una vera e propria istituzione. Lei è  Giada Cappelli: il lavoro d'inverno al negozio di famiglia, lo studio a  Trento alzandosi alla 5 del mattino, le esperienze all'estero, in Australia,  la passione per la fotografia, ma anche e soprattutto l'amore per la sua  montagna. Un amore che una giovane tramuta (anche) in una pagina Facebook. 

«Si chiama La pagina del Monte Bondone ed è nata per caso quando andavo ancora a scuola: tutti mi chiedevano, sapendo che  abito a Vason, se c'era neve o se c'era il sole, così ho pensato di creare la pagina, che oggi ha oltre cinquemila Mi Piace». Vista la giovane età  Giada si è evitata un po' di decenni di discussione sulla funivia. «Però  mio nonno mi racconta sempre, poi ha tenuto documenti, progetti, ritagli  di giornale. Io sono favorevole, credo sia un'opportunità. Però deve essere solo un primo passo per poi svilupparsi: qui si può fare sport d'estate  e d'inverno, vivere all'aria aperta, creare luoghi perfetti sia per i giovani,  sia per le famiglie sia per i turisti. Spero sia la volta buona. In ogni  caso io continuerò ad aggiornare sui social tutte le persone che amano  il Bondone, che sono veramente molte».     


LE VIOTE, UN'OASI NATURALE

Vason e Viote: poche centinaia di metri di distanza, ma due mondi completamente  differenti. E non solo per le due differenze più evidenti, ovvero la pendenza  (un pendio da una parte, una piana dall'altra) e la tipologia di sci che  hanno ai piedi le persone che frequentano l'una o l'altra zona (ovvero  da discesa e da fondo), ma anche perché pare di essere letteralmente in  un'altra località. A Vason ci sono negozi, alberghi, bar, ristoranti. Si  vedono le persone andare avanti e indietro, si sente la musica di sottofondo  dei locali. Alle Viote, al contrario, la pace è totale: la gente c'è, ma non la si vede essendo impegnata con gli sci, a piedi o in bici in un'escursione. 

Rumori non ce ne sono, la mano dell'uomo, ovvero gli impianti, nemmeno. Nel bel mezzo della piana c'è la Capanna Viote, mentre di lato ci sono  da una parte il Rifugio Viote e il giardino botanico, con tanto di nuovo  (e bellissimo) parco giochi in legno per i bambini, e dall'altra la strada  che scende verso Garniga con la stupenda struttura delle caserme austroungariche. Un'oasi di natura e di pace, luogo ideale per tutti gli sport all'aria  aperta.  Alla Capanna Viote c'è il bar ristorante, che ti accoglie con  la scritta "Aperto tutto l'anno": un segnale che la montagna della città,  effettivamente, non va bene solo per una sciata. Ci sono i maestri di fondo,  che confermano una stagione (terminata ieri) discreta, senza picchi verso  l'alto ma nemmeno verso il basso. Ci sono le biciclette (le fat bike, quelle  con le ruote grandi) da noleggiare così come le sdraio per godersi il sole in totale tranquillità.  Nel locale c'è il titolare Davide Zanlucchi, che gestisce da 7 anni, mentre il papà ha aperto una pizzeria a Sopramonte: gente del Bondone, insomma, anche se residente in città. 

«La funivia? Io so che tutti quelli che vivono o lavorano qui sono favorevolissimi,  però personalmente ho qualche dubbio. Non sono contrario, però mi chiedo,  visto che la spesa sarebbe decisamente enorme, se con quei soldi non si  possa fare altro. Qui sul Bondone, ad esempio, servono parcheggi. Poi si  potrebbe pensare a una pista per slittini, che non c'è. Oppure, ancora,  a infrastrutture, a spazi per lo sport o il benessere. È solo una riflessione,  poi se mai la faranno è ovvio che porterà benefici per tutti, sia a Vason  sia qui alle Viote». Entra qualche cliente, reduce da una passeggiata nei dintorni. Birra, panino e terrazza al sole, oppure cappuccino, oppure  spaghetti: "what else?" direbbe George Clooney. 

«Qui alle Viote - prosegue Zanlucchi - si sta bene e si lavora tutto l'anno. La stagione fredda è  ormai finita, ma adesso ci saranno i motociclisti, le famiglie, gli appassionati  di natura e di camminate. Qui è tutto biotopo e riserva naturale, anche  se sarebbe bello, ad esempio, organizzare qualche concertino per i più  giovani. Comunque non si parla di folle oceaniche, ma un po' di movimento  c'è sempre. Tornando alla funivia bisogna poi pensare a mantenere i costi  del biglietto ridotti: una famiglia con papà, mamma e due bambini non può  spendere 40 o 50 euro per il trasporto, non verrebbero mai».                                                                                                   

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