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Materne: 400 bimbi in meno

In forte calo gli stranieri

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Le scuole per l’infanzia trentine si svuotano. L’anno prossimo gli iscritti saranno 14.029, 400 in meno rispetto ad ora. 2.113 in meno nel confronto con il 2014. Un crollo verticale. 

«La situazione è allarmante, dobbiamo contrastare subito la piaga della denatalità. Il rischio è quello che salti un sistema finora tenuto in piedi grazie agli stranieri» afferma l’assessore provinciale all’Istruzione Mirko Bisesti spiazzato da questi numeri.
Carlo Buzzi, docente universitario presso la facoltà di Sociologia ed esperto di demografia, non è invece sorpreso: «Era tutto prevedibile. Se le cose non cambieranno andrà ancora peggio». Pochi conoscono meglio di quest’ultimo la società trentina e la sua evoluzione.
Il professore ci anticipa alcuni dati contenuti nel nuovo rapporto biennale «Crescere in Trentino», curato da Arianna Bazzanella per conto dell’Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili, che verrà pubblicato a breve. Ne viene fuori lo spaccato di una provincia sempre più vecchia e incapace di rinnovarsi.


Nascite. Fino al 2010 il tasso di natalità in Trentino era tra le più alte d’Italia con una media di 1,76 figli a donna. Oggi siamo scesi a quota 1,49. In Alto Adige ci si avvicina, al contrario, al quella media di due figli per donna che per Carlo Buzzi porta all’equilibrio demografico. Da un paio d’anni, nella nostra provincia, si muore di più di quanto si nasce. Nel 2018, tra i nuovi venuti alla luce, uno su 12 aveva un genitore straniero. Uno ogni sei sia la mamma sia il papà non di nazionalità italiana. L’età media dei genitori si sta alzando, così come quella a cui si arriva al matrimonio e che è di 33 anni in media per le donne e di oltre 36 anni per gli uomini.

Boom degli anziani.
Attualmente i residenti in Trentino con più di 65 anni rappresentano il 22% del totale. Un trentino su 5 è nella terza età, tra il 2000 e il 2017 gli 80enni sono aumentati dell’89%. L’indice di vecchiaia è calcolato in 150 anziani ogni 100 giovani.

Crollo dei giovani.
Nel rapporto biennale della Provincia si evidenzia come a fronte di 5.700 ragazzi (gli stranieri sono il 7%) che hanno 17 anni e vivono in Trentino ci sono 4.500 bimbi (il 15% gli stranieri) di un anno. Ad oggi abbiamo 1.200 futuri adolescenti, e dunque di potenziali mamme e papà, in meno. Numeri e proiezioni che non fanno ipotizzare nessuna inversione di marcia nella ripresa della natalità.

Sempre meno stranieri.
Gli stranieri residenti in Trentino nel 2016 erano 48.476, 46.928 nel 2018. Fino al 2010 si era registrato a partire dal 2000 un incremento progressivo, dal 2014 è cominciata una discesa che non accenna ad arrestarsi.
Per colpa della crisi, secondo gli autori del rapporto, anche per il 2019 si prevede un flusso di non italiani che tenterà di trovare all’estero un lavoro e un Paese dove sia più facile integrarsi.


Gli altri dati.

La permanenza dei trentini nella casa dei genitori si allunga. La metà dei “giovani” va a vivere da solo in media a 30 anni, le femmine dopo i 29 anni. A differenza di quanto avviene nel resto d’Italia, si tratta di una scelta non dovuta a ragioni economiche in quanto la maggior parte dei “bamboccioni” ha un lavoro. In Svezia i ragazzi diventano indipendenti a 21 anni. 

Nel 2018 i nuclei familiari costituiti da una persona hanno raggiunto il numero delle coppie sposate e nel 2019 lo supereranno. Tra il 2000 e il 2018 sono crollati i matrimoni con rito religioso: se ci si sposa lo si fa civilmente. Gli stranieri, al contrario, prima di fare un figlio tendono a convolare a nozze.

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