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Congresso delle famiglie: Mori

guida la protesta trentina

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Arriva sui banchi del consiglio comunale di Mori il tredicesimo «Congresso mondiale delle famiglie» che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo. Organizzato dalle associazioni promotrici del Family Day (Pro Vita onlus, Comitato difendiamo i nostri figli, Generazione famiglia) il congresso raduna anche attivisti anti-aborto e membri dei movimenti che si oppongono al divorzio, alle coppie omosessuali e, puntualizzano i detrattori, all’emancipazione della donna. L’evento, spiegano gli organizzatori, «ha l’obbiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società». Ma cosa c’entra dunque Mori?

A portare all’attenzione del proprio consiglio comunale il tema ci pensa il consigliere Cristiano Moiola, che con una mozione chiede ai colleghi tutti una presa di posizione contro la kermesse, alla quale sono attesi anche il vicepremier Matteo Salvini e il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana. «Chiedo ai colleghi consiglieri di condividere questo testo e sottoscriverlo - lancia il suo appello Moiola - prima che esso venga depositato. Su questi temi serve assoluta attenzione e la massima sensibilità e credo sia giunto il momento di esprimersi e di comunicare alla nostra comunità quali debbano essere i valori su cui ella dovrà fondarsi e crescere in futuro. Il Comune di Mori ha la possibilità di essere il primo Comune capofila in Trentino a esprimersi su questi importanti argomenti e diventare protagonista nella difesa dei diritti umani».

Così, mentre a Verona si stanno tirando letterelmente su le barricate, con l’università che spara ad alzo zero sull’evento rifiutandogli spazi e patrocinio e parte della comunità lgbt che lancia il boicottaggio degli hotel convenzionati con l’organizzazione, in borgata Moiola, forte dei suoi contatti con l’università (è fresco di laurea in storia dell’arte), sceglie di cavalcare il fronte del no rilanciando il j’accuse che i suoi docenti hanno diffuso contro l’evento, intestandosi la primogenitura della protesta in salsa trentina all’evento veronese. Una scelta che politicamente sembra già pagare: diversi consiglieri comunali ed un assessore, Calabri, hanno già sottofirmato la mozione, mentre il consigliere provinciale Paolo Ghezzi di Futura 2018 ha già assicurato che porterà la questione anche in Provincia.

Dunque arriva anche in Trentino l’eco dell’appello di firmato duecento docenti dell’Università degli Studi di Verona. Moiola cita anche la sociologa Kristina Stoeckl, docente all’università di Innsbruck che proprio riguardo al congresso delle famiglie ha affermato: «La difesa della famiglia tradizionale non è l’obbiettivo sostanziale. Il punto dei raduni è usare la tradizione cristiana per creare consenso attorno alla sovranità nazionale e a concetti di destra derivati dal fascismo, contro la comunità internazionale che dal dopoguerra condivide e difende laicamente i diritti umani promossi dalle democrazie».

In particolare, la mozione di Moiola impegna il sindaco e la giunta a «condividere e difendere i valori di libertà, giustizia e uguaglianza fra gli uomini come fondamento della nostra società; prendere le distanze dal congresso mondiale delle famiglie in quanto costituisce un’iniziativa discriminatoria, soprattutto, nei confronti delle donne e degli omosessuali; inviare il testo della mozione al presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e al presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder».

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