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Imputato per il maxi furto

Spariti dal garage 510mila euro

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Oltre mezzo milione di euro in contanti. Una somma suddivisa in mazzette e custodita all'interno di un involucro posizionato nel sottosella di uno scooter, parcheggiato in un garage di Trento. Insomma, non proprio un caveau blindato o un deposito in banca. 

E infatti il maxi gruzzolo, di proprietà di un imprenditore della Rendena, ha preso il volo. Sparito. Ad intascarsi la somma, 510mila euro per l'esattezza, secondo quanto hanno ricostruito le indagini, sarebbe stata la zia della compagna della vittima, che per il furto ha già patteggiato, dopo avere «risarcito» il malcapitato con 54mila euro. Ma la donna non sarebbe l'unica responsabile. Già, perché proprio lei - qualche mese dopo avere definito la sua posizione - avrebbe deciso di vuotare il sacco con la nipote e il compagno, chiamando in correità anche l'allora marito e pure il proprietario dell'immobile preso in affitto dall'imprenditore. L'uomo, un 60enne trentino assistito dall'avvocato Stefano Frizzi, nega però tutto e parla di una vendetta dell'ex moglie, che lo avrebbe accusato proprio nel giorno in cui lui le aveva inviato una lettera con cui chiedeva la separazione.  

Ma andiamo con ordine. I fatti al centro del procedimento penale per furto aggravato prendono le mosse da quanto successo a fine febbraio 2016. Il colpo, come detto, è stato messo a segno in un garage di Trento, di pertinenza di un appartamento che la vittima aveva preso in affitto e che veniva utilizzato dalla sua compagna. Il denaro, che in precedenza era stato custodito in una cassaforte in Rendena, sarebbe stato «trasferito» in città dalla stessa compagna e nascosto sotto la sella di una moto. Il perché di questo trasferimento, probabilmente, sarà oggetto di discussione in aula. Sta di fatto che il vano sotto la sella è stato forzato e il denaro è sparito. Autori del furto, per l'accusa, sarebbero stati i due coniugi: l'imputato, in concorso con l'ex moglie. Dopo essersi introdotta nel garage dell'appartamento in uso alla nipote, infatti, la donna avrebbe convinto il padre del proprietario dell'immobile ad aprire il basculante. Una volta dentro il sessantenne avrebbe quindi scassinato il vano della moto in cui era custodito il denaro, prelevando i soldi. Ma in un primo momento, come detto, nei guai sarebbe finita solo la donna. In un primo momento peraltro l'imprenditore avrebbe tentato, invano, di recuperare la somma di denaro, avendo saputo dal proprietario dell'immobile della «visita» della zia della sua compagna. In luglio, quindi, la decisione di sporgere denuncia. Al termine degli accertamenti, nel registro degli indagati, è dunque finita la donna che - messa di fronte alle sue responsabiltà - nel maggio 2017 aveva deciso di chiudere la vicenda patteggiando una pena (convertita in un periodo di libertà controllata) e riconsegnando alla vittima 54 mila euro. Qualche mese dopo, però, ecco il colpo di scena. Come ricostruito nel corso delle indagini la donna, il 27 settembre, avrebbe però deciso di raccontare alla nipote la «verità» su quanto accaduto. Una ricostruzione dei fatti che - come detto - chiama in causa anche il consorte, ora imputato: secondo la donna, infatti, il marito non solo avrebbe saputo del furto commesso, ma avrebbe anche usato il denaro sottratto, conoscendone dunque la provenienza illecita e impiegandolo per le proprie attività e in lavori di ristrutturazione.  

Dichiarazioni che, nella prospettiva dell'accusa, sarebbero suffragate da una serie di riscontri, tali da portare all'imputazione del sessantenne. È stata invece archiviata la posizione del proprietario dell'immobile, che aveva aperto il garage.
L'ex consorte, per parte sua, è deciso a dare battaglia e respinge al mittente le contestazioni. Secondo la difesa, infatti, la chiamata in correità da parte della donna - che in un primo momento non avrebbe fatto riferimento ad un coinvolgimento del compagno - sarebbe frutto di una vendetta. Del rancore maturato nei confronti dell'ex marito: non a caso, secondo l'imputato, le accuse sarebbero arrivate nel giorno in cui lui le aveva chiesto la separazione. Ora saranno i giudici a stabilire se l'imputato sia un ladro o la vittima di una vendetta. 

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