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Il rapinatore con la pistola:

è un pizzaiolo albanese

oggi udienza di convalida

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Ristorante bar Dolomiti, rapina, pistola

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Ha passato la scorsa notte in carcere a Verona con l’accusa di tentata rapina aggravata l’uomo che nel tardo pomeriggio di martedì è entrato nel ristorante bar Dolomiti di corso Buonarroti e ha puntato una pistola (poi rivelatasi una scacciacani) alla tempia del titolare, Paolo Dal Pai.

A. S., queste le iniziali del nome dell’arrestato, nato in Albania ed in Italia da oltre vent’anni, indossava un berretto e aveva il viso parzialmente coperto dalla sciarpa e dagli occhiali. Il titolare Dal Pai ad un certo punto se l’è trovato di fianco: lo sconosciuto gli ha preso la testa appoggiandola alla pistola. Il titolare ha avvertito il freddo dell’arma e ha visto solo con la coda dell’occhio l’arma. «Ho sentito la canna contro la tempia e mi sono già visto morto» ha spiegato Dal Pai. È stata l’adrenalina a salvarlo: d’istinto ha afferrato il braccio con cui lo sconosciuto teneva la pistola e si è alzato dalla sedia facendo perdere l’equilibrio al rapinatore. Entrambi sono caduti a terra e ne è nata una colluttazione, durante la quale il rapinatore ha esploso un colpo a salve.

A togliere l’arma dalle mani del malintenzionato ci hanno pensato gli agenti delle volanti, giunti in corso Buonarroti pochi minuti dopo l’allarme. Erano le 18.30 circa.

Non sono chiari i motivi che l’hanno spinto a compiere un atto simile. A. S. è nato in Albania, ma ha trascorso più della metà della vita in Italia. Incensurato, pizzaiolo di professione, vive in città con i genitori, ha un’occupazione sicura e non avrebbe alcun problema economico.

Oggi l’uomo sarà trasferito dalla polizia penitenziaria dal carcere di Verona al Tribunale di Trento dove l’indagato affronterà l’udienza di convalida. Per il 42enne sarà la prima occasione per dare una sua versione dei fatti e cercare di alleggerire una posizione che, da un punto di vista giudiziario, appare pesante (la pena teorica va infatti da 5 a 20 anni di reclusione).

Perché imbarcarsi in una rapina così maldestra? Perché infilarsi in un mare di guai se l’uomo, con un lavoro fisso, non aveva problemi economici? Sono domande a cui l’arrestato dovrà dare risposta. Domande che si pone anche la sua famiglia che non si spiega come una persona ben integrata e senza apparenti problemi abbia deciso di fare il rapinatore.

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