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Incubo diamanti: pensionata

investe 140mila euro

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«Diamonds Are a Girl’s Best Friend» cantava Marilyn Monroe. Molti risparmiatori italiani, e tra questi anche trentini, non sono d’accordo. Per una pensionata di Trento i diamanti si sono rivelati, al contrario, un vero  incubo finanziario. Presentati dalla banca come «bene rifugio» sono stati acquistati negli anni dell’anziana signora che sperava così di mettere al riparo parte dei propri risparmi dalle turbolenze dei mercati finanziari. Invece molti acquirenti delle preziose gemme rischiano di perdere buona parte del capitale investito. Una prospettiva che ha spinto alcuni risparmiatori trentini a rivolgersi all’avvocato Lorenzo Eccher. Il legale ha presentato alla procura della Repubblica le prime querele in cui si ipotizza la sussistenza di fatti di rilievo penale. Un procedimento penale è già stato aperto dalla procura di Milano che si è mossa con l’ausilio della Guardia di finanza su input di centinaia di risparmiatori scottati dall’investimento in diamanti.

La pensionata, oggi ottantenne, di Trento ha iniziato ad investire in diamanti nel 2007 acquistando le pietre dalla società Intermarket Diamond Business spa di Milano per il tramite di quella che all’epoca era la Banca popolare del Trentino (assorbita poi dalla popolare di Verona poi fusa con Milano diventando Bbpm spa). Negli anni successivi la risparmiatrice ha fatto una decina di acquisti di diamanti. L’ultimo è dell’estate del 2016 quando l’investimento aveva superato la soglia dei 140 mila euro.

Secondo la pensionata era stata la banca a proporle l’acquisto di diamanti quale «bene rifugio», investimento che doveva essere sicuro e con una redditività garantita da prezzi in costante ascesa. In effetti i listini pubblicati dalle società che trattavano le pietre come Idb facevano prevedere ottimi guadagni. Secondo dati del Sole 24 Ore il diamante da un carato nei listini Idb e Dpi era passato da 29.800 euro nel gennaio 2002 a 48mila euro del luglio 2017. La realtà, però, era un’altra. I diamanti non sono oro e la valutazione delle gemme non è univoca. Il valore stimato è dato dalle quattro C  (Carat, il peso in carati, Cut ovvero come sono tagliati, Clarity la purezza e Color il colore).
Il sogno di sicuri investimenti si è bruscamente interrotto il 17 ottobre 2016 quando sul mercato dei diamanti venduti attraverso le banche ha puntato il suo faro «Report» con un servizio dal titolo significativo: «Occhio al portafoglio».

L’inchiesta giornalistica ha provocato di fatto un terremoto: non solo sono partite un’inchiesta della magistratura, un’indagine di Consob e due procedimenti dell’Antitrust, ma è scattata anche la corsa alla vendita dei diamanti da parte di molti risparmiatori. Questi hanno avuto  un’amara sorpresa: non era affatto semplice vendere i preziosi ai prezzi di listino. Anche la risparmiatrice trentina si è mossa: ha venduto i primi tre diamanti acquistati, ma in cassaforte sono rimaste pietre invendute per oltre 110 mila euro. Una sorte analoga ha avuto un altro pensionato di Trento che in diamanti ha investito circa 27mila euro. Entrambi sono passati al contrattacco presentando una querela a cui potrebbero seguirne altre. Certo l’azione giudiziaria - per ora penale ma in futuro, chissà, anche civile - contro banche del calibro di Bbpm e società come Intermarket Diamond Business non si prospetta facile. La strada è in salite anche perché Consob ha confermato che il diamante venduto in banca non è un prodotto finanziario, ma di fatto è un bene fungibile.

I risparmiatori però un primo passo in avanti lo hanno fatto quando l’Antitrust ha sanzionato i due broker Idb e Dpi e alcune delle maggiori banche nazionali tra cui Bbpm (con  multa da 3,35 milioni di euro). Secondo l’Antitrust la pratica posta in essere da Idb, Unicredit e Bbpm «concernente la modalità di prospettazione dell’acquisto di diamanti in tutto il materiale illustrativo diffuso attraverso il sito e attraverso il canale bancario, nonché attraverso le quotazioni pubblicate periodicamente su Il Sole 24 Ore integra la violazione del Codice del consumo in quanto contraria alla diligenza professionale ed idonea ad indurre in errore i consumatori». Intermarket Diamond replica nella sua home page pubblicando una «lettera aperta» ai clienti: «Dopo la trasmissione Report - si legge -  molti si sono convinti che i loro diamanti valgano assai meno di quanto li hanno pagati. Ma le cose non stanno proprio così…».




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