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L'aggressore della pastora Agitu

a processo il 6 febbraio

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La procura di Trento ha chiesto il giudizio immediato per Cornelio Coser, il 53enne residente a Frassilongo finito agli arresti domiciliari con l'accusa di stalking (aggravato da finalità di discriminazione razziale) ai danni dell'allevatrice etiope Agitu Ideo Gudeta. Le indagini sono concluse: l'imputato sarà giudicato dal Tribunale il prossimo 6 febbraio sempre che la difesa, sostenuta dall'avvocato Claudio Tasin, non scelga di procedere con un rito alternativo. Ma è il dibattimento la prospettiva più probabile visto che Coser punta all'assoluzione. Per ora l'avvocato Tasin si limita a dire che il suo assistito «è sereno...».


La triste vicenda delle minacce e degli insulti ai danni di Agitu Ideo Gudeta (aggressioni che l'imputato nega) era emersa ad agosto, dopo che la donna si era rivolta alle forze dell'ordine per denunciare la pesante situazione di cui era vittima ormai da tempo: dapprima insulti, poi minacce, fino ad arrivare all'aggressione fisica, che la stessa Agitu era riuscita a documentare con il proprio smartphone.


Da circa un anno Coser, suo vicino, aveva iniziato a renderle la vita impossibile fino a farle temere per la propria incolumità personale, ingenerandole un crescente stato d'ansia e inducendola a cambiare il più possibile le sue abitudini per di evitare l'uomo. Un vero e proprio incubo, che si era manifestato inizialmente sotto forma di piccoli episodi di insofferenza da parte del vicino cinquantatreenne, ma che poi era cresciuto fino a raggiungere livelli non più tollerabili.


Ai primi di ottobre Coser era stato raggiunto da un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari nella sua casa di Frassilongo. Qualche giorno dopo, sentito dal giudice per l'interrogatorio di garanzia, aveva respinto tutte le accuse a cominciare dalla presunte frasi a sfondo razziale: «Non ho mai usato nei confronti di Agitu - replicò il 53enne che all'inizio aveva buoni rapporti con l'allevatrice di capre - parole come "brutta negra", piuttosto è stata lei a infastidirmi: le sue capre hanno mangiato 300 piante di carpino appena comprate. In un'altra occasione è stata lei a colpirmi con un bastone.
lei ha persino telefonato a mia madre per farle dire che io sono matto e le ha detto che mi vorrebbe vedere marcire in galera...». Coser in sostanza aveva replicato di essere stato più volte provocato da Agitu sottolineando come l'allevatrice fosse entrata in contrasto anche con altre persone di Frassilongo. 
Il racconto di Agitu sin qui è stato però ritenuto credibile dalla procura (e dal gip) che ha prima chiesto (e ottenuto) la misura cautelare a carico di Coser ed ora affronta il giudizio immediato. Questa procedura è possibile perché l'imputato si trova ancora agli arresti domiciliari, anche se la misura è stata «alleggerita» dal permesso di uscire per lavorare. 


La parola ora passa alla difesa per le sue scelte processuali. Solo poi Agitu, difesa dall'avvocato Elena Biaggioni, deciderà se costituirsi parte civile al processo. È probabile che lo faccia visto che l'allevatrice sin qui si è dimostrata battagliera nel difendere i suoi diritti. «Ma non voglio aggiungere nulla di più - si limita a dire Agitu - ho ricevuto troppe minacce. Peferirei che in questa fase prevalesse il silenzio. Ne riparleremo semmai all'esito del processo».

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