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Alla raccolta mele

ci pensano gli stranieri

Grandi aspettative anche per la vendemmia

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Quest'anno le mele si troveranno anche sui pini. Sarebbe questa - a quanto si dice - la battuta che circola per la Val di Non. È come se per natura le piante cercassero di recuperare il tempo perso: dopo le gelate della scorsa primavera, che avevano compromesso il raccolto 2017, per questa stagione è attesa una sovrapproduzione. «Ma finché le mele non sono in magazzino, non si può dire nulla», commenta il presidente della Melinda Michele Odorizzi , forse per scaramanzia, forse per una genuina inclinazione degli agricoltori a restare coi piedi per terra. La raccolta delle mele inizierà dopo Ferragosto, ed è presto per avere certezze. «L'anno scorso le piante sono state a riposo, è vero, e quest'anno le gemme sono di più e più forti - spiega Odorizzi - ma il numero di mele che una pianta può sostenere è sempre lo stesso, e ci sono tanti fattori che possono mettere in crisi la produzione, come la grandine e la siccità» 

Ciò nondimeno, per quel che riguarda la stagione delle mele, una certezza c'è. Come da una ventina d'anni a questa parte, a staccare materialmente le mele dagli alberi saranno perlopiù lavoratori stranieri, appositamente reclutati e «importati» in Trentino da tutta l'Europa dell'Est.
«Sono rumeni, polacchi, slovacchi» racconta Gianluca Barbacovi , il nuovo e giovane presidente della Coldiretti trentina. «In quel periodo c'è molto lavoro da fare, serve parecchia gente. Sarebbe impossibile basarsi solo sulla manodopera locale».
Per dare un'idea del fenomeno, solo per le mele della Val di Non servono dalle seimila alla ottomila persone. Se poi consideriamo tutto il settore della frutta in Trentino, il numero è quasi triplicato. Solo nel 2016, secondo i registri dell'Agenzia del Lavoro, in provincia di Trento i lavoratori assunti a tempo determinato (e poi licenziati) nel settore dell'agricoltura sono stati più di ventiquattromila. Sono numeri da prendere con le pinze, certo, (non tutti quei ventiquattromila saranno stati assunti per la raccolta della frutta), ma offrono comunque un dato interessante: il 74% di loro erano stranieri. E la statistica, negli anni, è costante. 

Ma che fine hanno fatto gli studenti? Non erano loro, un tempo, a raccogliere la frutta? «Non è vero che gli studenti non fanno più questo lavoro - dice ancora Barbacovi - Ma si fa più fatica a reclutarli, danno meno garanzie e oggi la scuola inizia già ai primi di settembre». E c'è dell'altro: da una ventina d'anni, è cambiata l'organizzazione stessa dell'agricoltura, che ora si è fatta più industriale. Se un tempo le imprese agricole distribuivano il lavoro su circa un mese, ora la raccolta è una specie di corsa contro il tempo per seguire i tempi delle consegne dettate dai consorzi di conferimento. «Bisogna raccogliere sempre più frutta, in periodi sempre più stretti» continua Barbacovi. Ed è per questo che gli agricoltori trentini, per la stagione, ricorrono ormai stabilmente a polacchi, cechi, slovacchi e rumeni. Tanto più che quei Paesi sono ormai membri a pieno titolo dell'Unione Europea: i lavoratori hanno diritto di venire qui, le imprese di assumerli e le pastoie burocratiche perché ciò avvenga - un tempo una bella grana - sono ridotte al minimo. «Col tempo le aziende si sono organizzate, spesso hanno delle persone con cui collaborano all'estero, incaricate appositamente di trovare la manodopera». 

E gli italiani, non ci sono più? «A un certo punto si è iniziato a pensare che le mele potessero scendere dagli alberi da soli», dice Fulvio Bastiani , segretario provinciale della Fai Cisl, la sezione della Cisl che tutela i lavoratori dell'agricoltura, «ma in realtà, dopo la crisi economica, anche molti italiani hanno ri-scoperto il settore». Solo che, ormai, anche se qualche giovane si decidesse a restituire all'agricoltura le braccia ingiustamente sottrattele, «Il sistema è consolidato: le aziende hanno convenienza ad assumere stranieri». E ricorda «Anche io, quando ero studente, andavo a raccogliere le mele. Mi ricordo molto bene. Ci si andava volentieri». Poi, con piglio da vero sindacalista, tira in ballo la questione dei voucher. «Noi siamo contrarir», dice Bastiani, mentre la Coldiretti è favorevole. Ma sapete come si dice in questi casi, no? Questa è un'altra storia.


LA VENDEMMIA 

È ottimista, Corrado Aldrighetti, presidente della Cantina LaVis. Promette bene, il raccolto d'uva di quest'anno, e ci si aspetta una buona vendemmia. L'uva è sana e sta per maturare. Il carico di grappoli sulle viti non è eccessivo, ed è bilanciato da un buon numero di foglie: ci sono «ottimi equilibri vegeto -produttivi» dice Aldrighetti, da buon dottor agronomo. «I primi mesi dell'estate sono stati molto umidi e piovosi», continua, ed è stato necessario trattare le vigne con molto rame e zolfo; «ma prestando una ferma attenzione siamo usciti bene da questo periodo. Ora stiamo raccogliendo i campioni, e ci aspettiamo una tempistica in linea con quella dell'anno scorso». La raccolta inizierà da metà agosto: come al solito, si parte con l'uva base spumante, che deve essere colta prima che diventi troppo matura. «L'acidità è importantissima per questo tipo di coltura» dichiara Aldrighetti, e con tono esperto spiega «per lo spumante, i vigneti devono essere tra i 400 e i 500 metri di altitudine, devono esserci 15,5 gradi Babo - un'unità di misura del contenuto zuccherino dell'uva - e soprattutto non bisogna mai scendere sotto l'11 per mille di acidità». Perciò, siccome gli acini diventano sempre più dolci (e l'acidità scende) man mano che il tempo passa, «è sempre più importante velocizzare la raccolta». Dopo, si passerà agli altri tipi di vigneto, come lo Chardonnay, il Merlot, e il Pinot Grigio.
Per quel che riguarda la manodopera necessaria, il presidente Aldrighetti dice «la LaVis è composta da aziende familiari, che per la raccoltà si organizzano da se. Ma sono molto piccole, la media aziendale è di un ettaro per azienda: ci si organizza in ambito familiare». La raccolta dell'uva avviene per la stragrande maggioranza a mano, se non per poche grandi aziende, che raccolgono i grappoli con dei macchinari apposta. Andrà avanti per una quarantina di giorni, fino alla fine di settembre. Abbastanza in anticipo, rispetto ai tempi tradizionali (basti pensare che nel ciclo dei mesi di Torre Aquila, nel Castello del Buonconsiglio, il mese della vendemmia è ottobre). «Negli ultimi trent'anni, la vendemmia inizia sempre più spesso in agosto. Il cambiamento climatico porta più caldo e più umidità, e l'uva matura sempre prima» chiosa infine Aldrighetti. Ma conclude con razionale ottimismo: «L'importante è reagire in maniera adeguata, senza farsi prendere dall'ansia».

 

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