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Truffa delle scarpe di lusso:

l'inganno nasce sui social

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Un paio di scarpe di lusso ad un prezzo d’occasione: pensavano di aver coronato il loro piccolo sogno e non vedevano l’ora di indossare calzature «inaccessibili», ma il loro acquisto on line non è andato a buon fine. O meglio: le due donne, parte offesa nel processo, hanno pagato subito come da accordi con il venditore, ma è stato quest’ultimo, dopo aver incassato il denaro, a rendersi irreperibile.

Grazie alla denuncia delle due clienti gli investigatori hanno identificato il responsabile del raggiro, un 26enne della provincia di Brindisi che ora deve rispondere di truffa davanti al giudice di Trento.

Come ricostruito dagli inquirenti, il giovane aveva pubblicato nella pagina Facebook di una ditta di calzature numerose proposte di acquisto a prezzi scontati. Si parla di scarpe di marca, che non si trovano nei negozi a meno di 400 euro (i sandali) e di 700 euro (gli stivali).

La pagina di Facebook della ditta (nel frattempo cancellata) era stata notata anche da una ventenne trentina, che ha voluto togliersi uno sfizio: ha contattato il venditore per prenotare un paio di scarpe e seguìto le indicazioni per il pagamento. La trattativa era avvenuta attraverso la chat del social network. Le calzature però non sono mai state consegnate all’indirizzo che la ventenne aveva specificato al sedicente commerciante, nonostante il giovane continuasse ad assicurare (sempre attraverso la chat) che il pacco era stato spedito. Il pagamento, per un importo di 155 euro, era avvenuto attraverso una ricarica su carta prepagata.

Un danno economico maggiore lo ha avuto una ventenne che vive in provincia di Treviso: ha versato - sempre sulla carta prepagata del venditore - 279 euro per un paio di scarpe che non le sono mai arrivate.

Al finto commerciante viene contestata la truffa con l’aggravante di aver approfittato della situazione, ovvero della vendita on line, non permettendo dunque alle vittime di appurare la reale identità dell’interlocutore, né la serietà dell’offerta e l’effettiva esistenza del bene.

I fatti si sono svolti nel 2015 ed il procedimento penale si è allungato nei tempi per una questione di competenza territoriale. L’udienza, che si è svolta nei giorni scorsi davanti al giudice Giovanni De Donato, è stata rinviata al prossimo autunno. Le vendite sono avvenute a distanza di pochi giorni e, come appare in alcuni siti di denuncia, tante donne sono finite nella «trappola» del truffatore pugliese.

Grazie al nominativo a cui era intestata la carta di credito è stato possibile risalire al responsabile delle truffa. Gli investigatori consigliano di evitare di inviare denaro a sconosciuti attraverso una ricaricabile, preferendo tipologie di pagamento che garantiscano la tracciabilità delle somme spostate.

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