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Lavoro nero: 470 operai senza tutele

Incremento del +38% dal 2016

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La vicenda dell’albergo di Madonna di Campiglio in cui la Guardia di Finanza ha trovato dieci lavoratori in nero e tre sottopagati e, prima ancora, i tre operai agricoli supersfruttati da un’azienda di Levico non sono casi isolati.

Nel 2017 in Trentino si registra una vera e propria impennata dei lavori in nero o irregolari. L’anno scorso l’Inps ha controllato 600 aziende, individuate attraverso l’incrocio dei dati come quelle più a rischio di irregolarità lavorative e contributive.

Sono stati scovati 180 lavoratori in nero e 290 irregolari, per un totale di 470 addetti con poche o nessuna tutela. Nel 2016 le verifiche avevano fatto emergere in tutto 340 lavoratori in nero o irregolari. In un anno quindi l’incremento è stato del 38%.
In questo ambito le Fiamme Gialle, che oltre alle irregolarità contributive si concentrano anche su quelle fiscali, hanno scovato in provincia 70 datori di lavoro che hanno impiegato complessivamente oltre 200 lavoratori tra quelli in nero e irregolari, due terzi dei quali immigrati. La contestazione di sanzioni amministrative supera i 2,5 milioni di euro, mentre nel caso dell’Inps si parla di più di 3 milioni di contributi non pagati.


Al centro dell’attenzione degli enti preposti, oltre all’Inps l’Ufficio ispettivo del lavoro della Provincia, e degli investigatori, Procure e Guardia di Finanza, ci sono soprattutto gli appalti di manodopera con il frequente rischio caporalato, su cui lanciano l’allarme anche associazioni di categoria e sindacati (vedi pagina a fianco), i rapporti di lavoro fittizi, l’elusione fiscale e contributiva attraverso la dichiarazione di meno ore di lavoro di quelle effettivamente prestate dai lavoratori.


Nel 2016 i controlli dell’Inps in provincia, che avevano riguardato 510 aziende tra quelle più a rischio di irregolarità, avevano portato all’individuazione di 140 lavoratori in nero e 200 irregolari. L’incremento maggiore tra le due categorie si registra quindi nelle irregolarità, che fanno un balzo del 45%, più ancora che nei rapporti completamente sommersi, che pure crescono del 28%.


«Il fenomeno è in aumento - afferma Marco Zanotelli , direttore regionale dell’Inps - In primo luogo pesa l’effetto voucher». L’abolizione un anno fa del buono lavoro e la sua sostituzione con un nuovo sistema contrattuale più garantista per il lavoro accessorio ha riportato una parte di queste attività nell’economia sommersa.


Un altro punto di attenzione dell’Inps sono gli appalti di manodopera, proprio il caso emerso a Madonna di Campiglio. «All’interno delle aziende vengono fatte divisioni in aree di lavoro - spiega Zanotelli - Alcune imprese di derivazione dalle regioni confinanti propongono scorciatoie che riguardano questa suddivisione in rami aziendali: contratti per gestire la singola attività che risultano non legali. Abbiamo avuto casi abbastanza frequenti nell’edilizia». Negli alberghi i rami aziendali coinvolti sono in genere la gestione delle camere e delle pulizie, più raramente la gestione sala. Nelle costruzioni può trattarsi di specifici lavori edili.


Come avevano spiegato anche le Fiamme Gialle a proposito dell’hotel di Campiglio, un appalto è genuino quando la ditta che prende in appalto il ramo aziendale ha l’effettiva direzione sui suoi dipendenti. Altrimenti siamo all’intermediazione illegale di manodopera, il cosiddetto caporalato. Su cui i sindacati sono in allarme fin dal caso di Riva del Garda del settembre scorso.


Ma Zanotelli va oltre: «I casi registrati negli ultimi tempi e sui quali stiamo lavorando come Inps sono transregionali e però fanno riferimento spesso ad un unico gruppo di consulenti residente fuori regione. Conta molto la qualità della consulenza». La segnalazione dell’Istituto appare congruente con gli allarmi di Confcommercio Trentino sulle imprese «tartassate» da telefonate e tentativi di contatto da parte di cooperative «spurie» che propongono di fatto appalti di manodopera.


Un ulteriore cardine dell’attività ispettiva dell’Inps riguarda la riqualificazione dei rapporti di lavoro. «Stipendi più bassi, con mansioni diverse, part time non rispettati - elenca Zanotelli - Sono forme di appalti illeciti presenti soprattutto nei servizi alberghieri, nelle costruzioni, nelle cooperative».

E poi i rapporti di lavoro fittizi soprattutto in agricoltura «come i due casi a Borgo, anche se nel complesso in Trentino sono casi limitati». A cavallo tra queste fattispecie ci sono i tre lavoratori bosniaci, immigrati regolari, che, come denunciato dalla Cisl, un’azienda agricola di Levico pagava come raccoglitori per poche ore l’anno mentre di fatto erano operai agricoli. Senza considerare le condizioni di isolamento e degrado in cui vivevano.
«Questi fenomeni stanno attecchendo non tanto come modus operandi quanto piuttosto come tentativo di riduzione dei costi - conclude Zanotelli - Noi ci stiamo sopra grazie anche alla competenza della rete dei nostri ispettori sul territorio nazionale e grazie alla collaborazione con gli altri enti».

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