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Intossicati dal latte crudo

I casi gravi sono stati 4

Altre tre persone oltre al bimbo in cura da otto mesi

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Nel 2017 in Trentino si sono verificati quattro casi di sindrome emolitico uremica, una grave infezione causata da una tossina prodotta da alcuni ceppi dell’escherichia coli, un batterio che nella maggior parte dei casi si trova nel latte crudo (ma può essere contratto anche mangiando carne cruda, frutta o verdura).


In due casi la sindrome emolitico uremica - una malattia acuta rara causata solo da alcuni ceppi e che provoca insufficienza renale - sono stati dei bambini tra gli 0 e i 4 anni, mentre in un caso l’infezione è stata riscontrata in una persona tra i 5 e i 14 anni. Infine, in un episodio, il paziente finito in ospedale aveva oltre 64 anni. Al contrario, lo scorso anno, non sono stati registrati casi di infezione intestinale da escherichia coli, che provoca sintomi meno aggressivi, come vomito e diarrea - disturbi gastrointestinali simili ad altre intossicazioni alimentari - che si risolvono in pochi giorni.


I dati sono contenuti nella risposta ad una interrogazione presentata dal consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle, Filippo Degasperi, che si era mosso in seguito alla pubblicazione della notizia di un bambino ricoverato in ospedale dopo avere mangiato formaggio prodotto con latte crudo. Era giugno e il bambino è ancora sottoposto a cure. Dopo gli accertamenti dell’Azienda sanitaria e quelli dei carabinieri del Nas, a fine anno, era scattata la denuncia nei confronti del legale rappresentante e del responsabile della sicurezza del caseificio che lo aveva prodotto per non avere ottemperato alle verifiche che erano state disposte dall’Azienda sanitaria dopo la vicenda del piccolo «intossicato» e per la violazione dell’articolo 5, lettera C, della legge 283 del 1962 che disciplina produzione e vendita delle sostanze alimentari e delle bevande.


Il consigliere Degasperi in gennaio ha dunque presentato un’interrogazione, chiedendo di avere una fotografia epidemiologia relativa all’escherichia coli e alla sindrome emolitico uremica, ma anche per capire quale fosse il caseificio coinvolto e quali iniziative avesse adottato la Provincia.


Ma partiamo dai casi che si sono registrati. «Nel corso del 2017 - scrive l’assessore Luca Zeni - si sono verificati due episodi di sindrome emolitico uremica in bambini, con possibile origine da formaggi di produzione trentina. In un solo caso, però, è stata accertata l’identità genetica tra l’agente eziologico isolato dalle feci del paziente e il micro organismo isolato nel formaggio prodotto presso un caseificio aziendale».


A quel punto, viene spiegato, l’Azienda sanitaria si è mossa su due fronti. «Ha immediatamente effettuato - si legge - le previste indagini epidemiologiche con lo scopo di raccogliere le informazioni relative alle possibili cause che avevano determinato la comparsa della malattia nei bambini e di accertare la presenza di altri casi correlati.


L’Unità operativa di igiene e sanità pubblica ha avviato una sorveglianza epidemiologica, con il coinvolgimento del Laboratorio microbiologico dell’ospedale di Trento, per l’individuazione tempestiva di eventuali altri casi di infezione da Escherichia coli produttore di verocitotossina (Stec)».


Nel contempo i Servizi veterinari hanno «condotto le indagini epidemiologiche presso i produttori interessati, procedendo anche al campionamento di formaggi dai quali è emersa la presenza di Escherichia coli O26 in entrambi i casi. A seguito delle positività riscontrate si è provveduto al sequestro amministrativo dei lotti di prodotto non conforme e ad informare l’autorità giudiziaria dell’illecito penalmente perseguibile».


L’assessore spiega poi che l’Azienda sanitaria, nel 2017 - e continuerà anche nel 2018 - ha avviato un piano di monitoraggio straordinario che ha coinvolto i caseifici aziendali «con l’obiettivo di rilevare la presenza e verificare l’incidenza di escherichia coli Stec nelle produzioni a latte crudo». Già nel 2016, inoltre, viene ricordato, era stata predisposta una brochure destinata agli operatori di piccoli caseifici, casari di malga e fattorie didattiche, sulle misure di prevenzione e gestione dei rischi microbiologici relativi alle produzioni casearie a latte crudo.

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