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Area ex lettere,

una casa per la cultura

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Un grande polo unitario della cultura, all'interno del quale trovino spazio e possibilità di espressioni artisti e realtà del comparto, in un compendio che accolga anche i principali attori del settore impegnati nel capoluogo, a partire da Centro servizi culturali Santa Chiara e Trento Film Festival.
Questa, nei piani dell'assessorato comunale alla cultura, dovrà essere la terza «rinascita» di un polo che, nel cuore della città, è sorto prima come ospedale, per poi essere rilanciato - dopo aver rischiato a inizio anni Settanta di cedere il passo a condomini e palazzi - in parte come facoltà universitaria, in parte proprio come realtà sede di teatri.
Ieri sera l'assessore competente Andrea Robol ha illustrato alla Commissione cultura il riepilogo di quello che è stato il percorso partecipativo scelto dall'amministrazione cittadina per valutare quale possa essere il futuro dell'area: «Non si è deciso nulla, semplicemente si è discusso sulla base di quanto in questi mesi è stato raccolto. La prospettiva è quella di creare un polo culturale che possa essere un unicum non solo a livello locale e all'interno del quale si valorizzino auditorium e Cuminetti, certo, ma trovino spazio anche uffici, sale polifunzionali, spazi espositivi, coinvolgendo anche Centro servizi culturali Santa Chiara e Film Festival».
Rimane però a parte il progetto di ristrutturazione e riqualificazione dell'ex mensa universitaria, di fronte all'ingresso dell'auditorium. Questo non solo perché è curato da un altro assessorato, quello per le politiche giovanili, ma anche perché in quella realtà si pensa di dare spazio ad altri ambiti, a partire da quello appunto legato ai giovani, che è comunque senza dubbio collegato a quello della cultura. Percorsi distinti, dunque, ma che dovrebbero - questo almeno l'auspicio - portare a realtà che siano in grado di dialogare al meglio.
Robol ne è certo: «In quello che potrebbe diventare un vero e proprio hub della cultura e dei giovani va da sé che le strutture dialogherebbero al meglio. Si tratta di un progetto ambizioso, il cui esito andrà senza dubbio ad arricchire non solo l'intera zona ma tutta la città».
Sul tavolo ci sono i 3,9 milioni, parte del Fondo strategico territoriale, che sono stati destinati al recupero del compendio dell'ex facoltà di Lettere, con un progetto definito che però deve ancora vedere la luce. Per un piano dettagliato servirà attendere l'inizio del 2018, anche se non mancano già le prime inquietudini.
Nella seduta della Commissione cultura, ieri pomeriggio, non sono state registrate vere e proprie manifestazioni di ostilità al piano, ma c'è chi teme, come ad esempio Vanni Scalfi, che «si proceda ad una ristrutturazione senza avere ancora le idee chiare e sarebbe un peccato procedere in questo modo, perché andrebbe a pregiudicare l'intero progetto, penalizzando chi poi potrà utilizzare una struttura rinnovata senza un preciso disegno alla base».

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