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Bestemmie, minacce, urla

Guardie in casa di riposo

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Bestemmie, minacce, urla. Il figlio di un ospite della casa di riposo «Stella del Mattino» di Gardolo, che da anni se la prende con il personale della struttura per presunte inadempienze, è finito a processo con l’accusa di minacce e di molestie.

Il 53enne di Trento deve  rispondere di una lunga serie di aggressioni verbali ai danni di sette dipendenti della casa di riposo. Bestemmie e imprecazioni a raffica sono terminate solo quando il Cda della Civica ha ingaggiato un servizio di vigilanza privata per stroncare sul nascere le intemperanze, pare del tutto ingiustificate, dell’odierno imputato riportando serenità all’interno della struttura dove il personale era ormai esasperato.

La casa di riposo di Gardolo dunque è vigilata come fosse una banca. La cosa potrebbe far sorridere, ma non i dipendenti, vissuti con l’incubo che il figlio di uno dei loro ospiti, presente alla «Stella del Mattino» dal 2009, potesse materializzarsi e fare una delle sue scenate. La vicenda si trascina da tempo. Il processo che vede imputato il 53enne non è il primo procedimento penale. Naufragati ripetuti tentativi di mediazione e di gestione interna dei rapporti conflittuali con il figlio di un ospite, nel gennaio del 2014 la casa di riposo aveva presentato in procura un primo esposto. Il procedimento penale, aperto su un’ipotesi di molestie, si era chiuso con il pagamento di un’oblazione. Già all’epoca nel capo di imputazione si citavano «comportamenti aggressivi e ingiuriosi nei confronti del personale».

Quel primo procedimento penale, evidentemente, non è servito da deterrente. La casa di riposo, tutelata dall’avvocato Franco Busana, nel novembre dell’anno scorso ha presentato un  secondo  esposto in cui elenca una decina di nuovi episodi che vanno dall’aprile del 2015 al settembre del 2016.

Ecco qualche esempio tratto dal nuovo capo di imputazione: «imprecava e bestemmiava ingiuriando i coordinatori perché al padre non era stato servito il pasto promesso»; «nella sala della terapia di gruppo inveiva bestemmiando contro il personale impugnando un paio di cesoie»; «con in mano un piatto, del quale lamentava la scarsa pulizia, entrava nell’ufficio di (omissis) bestemmiando e imprecando, lanciando poi il piatto sulla scrivania»; «entrava nell’ufficio di (omissis) con atteggiamento aggressivo e minaccioso urlandole contro a pochi centimetri dal viso»; «Molestava (omissis) urlandole in faccia” non devi prendermi per il culo, dovete fare le cose come voglio io e non come volete voi”».

Imprecazioni e minacce ripetute avevano reso invivibile il clima lavorativo all’interno della casa di riposo dove in un’occasione erano intervenuti anche i carabinieri per frenare l’esuberanza del contestatore.

Nel luglio del 2016 era scesa in campo anche la Uil chiedendo al cda e al direttore della Apsp Civica di Trento  che i dipendenti venissero protetti e messi nelle condizioni di lavorare serenamente. La risposta del datore di lavoro non tardava: dal 24 ottobre 2016 è iniziato un servizio di vigilanza privata che pare abbia dato risultati, pur a caro prezzo.

Il processo venerdì è stato rinviato per consentire alla difesa, sostenuta dall’avvocato Maria a Beccara, di valutare l’ipotesi di un risarcimento del danno accompagnato da una lettera di scuse.

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