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I dipendenti pubblici «più deboli»

Malattia in Trentino: ecco i numeri

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I dipendenti pubblici trentini sono più cagionevoli dei colleghi che lavorano nel settore privato. Lo evidenziano i dati dell'Osservatorio statistico dell'Inps, che ha rivelato come chi opera all'interno della Pubblica amministrazione (Provincia, Comunità di Valle e Comuni) presenta mediamente quasi due certificati di malattia all'anno, mentre nello stesso arco di tempo i dipendenti delle aziende private forniscono ai datori di lavoro meno di un certificato a testa.

Differenze che continueranno a esistere, finché Piazza Dante - che ha competenze primarie sul personale - non darà il via libera all'Inps ad un'omogenizzazione dei controlli come avverrà invece nel resto d'Italia. In tutto il Paese, l'Istituto guidato dal professor Tito Boeri svolgerà infatti direttamente le visite fiscali a campione su tutti i dipendenti, senza alcuna distinzione tra privato e pubblico. In quest'ultimo caso le visite vengono promosse dalle Aziende sanitarie locali. Che però in Trentino - come ha spiegato sull'Adige la dirigente dell'Apss Simona Sforzin - non ha accesso al database con tutti i certificati e quindi i controlli vengono compiuti quando a richiederlo è il datore di lavoro. L'Inps dispone invece di un «cervellone» informatico che mette in luce eventuali anomalie analizzando le decine di migliaia di certificati trasmessi online dai medici direttamente all'Inps.

Ora cosa accadrà in Trentino? «Lavoreremo in sinergia con la Provincia, perché nessuno ha interesse ad opporsi al nuovo sistema. Chiaramente le leggi nazionali andranno armonizzate con quelle provinciali: serve la massima sinergia tra Provincia e Stato per offrire un servizio migliore ai cittadini» osserva il direttore regionale dell'Inps Marco Zanotelli. Eppure, con la recentissima legge di assestamento di bilancio è stata introdotta una norma che mantiene i controlli in capo all'Azienda Sanitaria. Staremo dunque a vedere se Piazza Dante sarà disposta a fare un passo indietro e «concedere» all'Inps di effettuare le verifiche. Verifiche mirate, dato che - in questo caso - a scovare i soggetti a rischio assenteismo è un algoritmo.

«Savio» (questo il nome del software in dotazione dell'Inps) effettua infatti il cosiddetto data mining, ossia incrocia le serie storiche di assenze dei singoli dipendenti, andando a individuare tra le migliaia di eventi-malattia quelli sospetti perché ricadono in prossimità delle festività o del weekend (ad esempio chi si ammala il venerdì o il lunedì). Un'operazione che già oggi avviene per i 141.799 lavoratori delle aziende private trentine, che hanno presentato 131.342 certificati medici (gli ultimi dati disponibili dell'Osservatorio statistico nazionale dell'Inps si riferiscono al 2015).

L'Inps è pronta ad avviare la «task force» per pizzicare eventuali furbetti anche all'interno degli enti pubblici, ma per farlo dovrà prima ricevere il via libera della Provincia. Per quanto riguarda la Pubblica amministrazione locale, nel 2015 i 41.712 lavoratori avevano presentato 74.512 certificati di malattia. Quasi due per ognuno.

Intanto, la Federazione lavoratori pubblici (Flp) del Trentino Alto Adige tramite il segretario Giuseppe Vetrone si schiera contro la norma provinciale, definita «discriminatoria e fuori luogo». La Flp evidenzia come «per i dipendenti pubblici e privati del nostro Paese, da Bolzano alla Sicilia, vadano applicate le stesse regole. Una diseguaglianza verrebbe vista dai dipendenti delle altre regioni come l'ennesimo privilegio a vantaggio dei lavoratori provinciali trentini. Eppoi, chi si occuperà dei circa 800 dipendenti della Regione?».

Ogni anno l'Inps in Trentino effettua circa 6.000 visite fiscali presso i dipendenti del settore privato. Se ne occupano a tempo pieno 4 medici certificatori convenzionati con l'Istituto di previdenza, ai quali si aggiungono altrettanti operatori sanitari interni all'Inps, il cui lavoro si somma a quello del «cervellone» informatico nella selezione dei casi, per poi passare alla fase di verifica con le visite ambulatoriali. «Un sistema che funziona, e bene. La tecnologia ci aiuta nell'effettuare controlli mirati sulla base della storia lavorativa delle singole persone» conclude il direttore Zanotelli.

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