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In tribunale il patto con gli Schützen

Baratter: volontariato, non processo

Fraccaro (M5S): «Ora si dimetta»

Il consigliere Patt domanda la messa alla prova con un lavoro di pubblica utilità

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Si è aperto, questa mattina, in Tribunale a Trento, davanti al giudice Enrico Borrelli, il processo per il «patto elettorale» siglato tra Schützen e aspiranti candidati dal Patt alla provinciali del 2013.

C’è stato subito un «colpo di scena», perché si sono divise le linee difensive dei tre sono gli imputati: il consigliere provinciale del Patt Lorenzo Baratter, 43 anni di Pomarolo; il capo degli Schützen Paolo Dalprà, 48 anni di Folgaria: il vicecomandante Giuseppe Corona (coinvolto quale aspirante candidato del Patt, ma poi non inserito in lista), 58 anni di Grigno.

Dalprà e Corona, infatti, hanno chiesto il giudizio con rito abbreviato (l’udienza è fissata per il 20 febbraio), mentre Baratter ha chiesto invece di potersi avvalere dell’istituto della messa alla prova, sottolineando che questa domanda per evitare il processo mediante volontariato sociale «non è un'ammissione di responsabilità».

Se il giudice accoglierà la richiesta avanzata dal consigliere provinciale, che ha presentato un programma di lavoro di pubblica utilità (nell’ambito dell’assistenza ai disabili), il processo verrà sospeso e se il servizio svolto sarà infine valutato positivamente dall’autorità giudiziaria, il reato poi risulterà estinto.

La decisione sull'ammissione di Baratter allo strumento preventivo di risoluzione del conflitto penale è attesa nella medesima seduta del 20 febbraio prossimo. In caso positivo, il consigliere provinciale potrà dunque evitare i riflettori delle aule del tribunale.

Possono chiedere di usufruire della messa alla prova (misura introdotta due anni fa nell’ordinamento penale) gli imputati per i reati che prevedono la sola pena pecuniaria o la detenzione non superiore a quattro anni.

Le difese sono affidate agli avvocati Nicola Canestrini per Baratter e Dalprà e Vanni Ceola per Corona.

Il procedimento giudiziario sul caso Baratter-Schützen aveva visto inizialmente una richiesta di archiviazione da parte della Procura, ma si itnerpose l’opposizione presentata dal deputato del M5S Riccardo Fraccaro, con conseguente rinvio a giudizio.

Per tutti l’accusa è di corruzione elettorale o, per essere più precisi, il reato previsto dall’articolo 96 del Dpr 361/1957. Secondo l’accusa, Baratter «per ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale degli aderenti all’Associazione degli Schützen del Tirolo Meridionale e, comunque, del suo comandante, unitamente a Corona Giuseppe, sottoscriveva con Dalprà Paolo, comandante della suddetta associazione, un documento in virtù del quale, a fronte dell’impegno che si assumeva controparte, per il tramite del Dalprà, «di dare pieno sostegno ai due candidati», si impegnava a «farsi carico di rappresentare le istanze della Federazione degli Schützen» e di versare alla stessa, a titolo di contributo volontario» 500 euro al mese.

Gli imputati hanno sempre respinto tutte le accuse.

Per il deputato del M5S, Riccardo Fraccaro, quella di Baratter è, sul piano politico, una vera e propria «ammissione di colpa».

Baratter avrebbe potuto - afferma Fraccaro -, al pari degli altri due imputati Dalprà e Corona, scegliere di andare a processo con rito abbreviato, invece ha optato per un percorso giuridico che consente di svolgere un periodo di attività sociali in cambio di una fedina penale pulita. Ha quindi rinunciato a provare la propria innocenza ammettendo di aver arrecato un danno alla collettività tramite la stipula dell’accordo con gli Schützen. Già in tempi non sospetti, il M5S nel proprio codice etico ha equiparato l’istituto della messa alla prova a una sentenza di condanna».

Le conseguenze, per Fraccaro, sono chiare: «Baratter deve assumersi pienamente le responsabilità politiche delle sue azioni». In una parola, dimissioni.

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