Malati psichici in cella Il «grido» dei parenti

Arrestato dopo che ha dato fuoco al distributore di benzina a Rovereto, si è tolto la vita in carcere a Trento. «Non mettete in prigione i disabili psichici»

La sua storia ha fatto riflettere nei giorni scorsi. Parliamo della storia, della vita, di un trentacinquenne, residente in Vallagarina. Pochi giorni fa si è impiccato in una camera dell’infermeria del carcere di Spini di Gardolo dove era detenuto in osservazione psichiatrica.

Dopo l’udienza di convalida dell’arresto, il giovane era stato trasferito nella casa circondariale di Trento.

Era accusato di aver dato fuoco alle pompe di benzina del distributore Eni di via Cavour, praticamente in centro a Rovereto.

Su quanto accaduto interviene ora un «gruppo di parenti di disabili psichici».

«Aveva problemi psichici - scrivono nella pagina dedicata alle lettere dell’Adige (lettere@ladige.it) - e da parecchio tempo era in carico al reparto d’igiene mentale di Rovereto.

Queste nostre righe non hanno certo il fine di voler puntare il dito su un colpevole; non è compito nostro, ma della Magistratura... se interpellata...

Noi vogliamo solo esprimere alcune amare considerazioni non solo nostre, ma anche di tanti cittadini al di fuori del nostro gruppo e, paradossalmente, dei nostri stessi parenti malati.

Come mai a questo ragazzo, dopo l’arresto, è stato negato il diritto d’essere ricoverato in un luogo per lui sicuro, dove essere curato, anziché finire in carcere, un parcheggio che si è dimostrato tanto tragico?

Ancora una volta dobbiamo prendere atto che un cittadino colpevole d’essere malato psichico ha pagato con la propria vita decisioni irresponsabili operate da chi avrebbe dovuto proteggerlo e difenderlo in quanto malato, quindi fragile!

Vogliamo gridare tutta la nostra indignazione perché una volta in più (come se ce ne fosse bisogno) abbiamo avuto la conferma di come la malattia mentale sia trattata con mancanza di professionalità e/o ignoranza.

E il pensiero che la stessa sorte potrebbe toccare a qualcuno dei nostri cari, veramente ci atterrisce».

 

 

 

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