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Sisma, altra forte scossa

Renzi: piano per gli sfollati

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Una forte scossa di terremoto, di magnitudo 4.7, è stata avvertita alle 8:56 tra Marche e Umbria. Il sisma si è sentito distintamente anche ad Ancona.

«La scossa di stamani è stata fortissima, il maresciallo dei carabinieri mi dice che ci sono stati altri crolli in paese, e si vede del fumo», spiega il sindaco di Ussita (Macerata) Marco Rinaldi, dopo il sisma registrato poco prima delle 9.

«È un calvario, non finisce mai. Ieri sera sono sceso a Porto Recanati per incontrare i miei sfollati negli alberghi: la scossa me l'ha raccontata in diretta al telefono un allevatore. Ora cerco di andare su, ma le strade sono un disastro...», aggiunge il sindaco.

Ed è continuato anche la scorsa notte lo sciame sismico successivo alle scosse - la più importante quali di magnitudo 6.5 alle 7.40 del 30 ottobre - che la scorsa settimana hanno devastato una parte dell'Italia centrale, in un'area compresa tra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Le scosse della notte sono state di magnitudo compresa tra due e tre, e solo alcune hanno superato quest'ultima soglia; diverse sono state avvertite dalla gente.

Il suolo nelle zone colpite si è abbassato fino a 70 centimetri. Lo indicano le prime immagini inviate dai satelliti.

«Sono dati preliminari - ha detto Simone Atzori, dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e l'elaborazione delle immagini è in corso; ma possiamo già dire che in alcune zone, come Castelluccio, l'abbassamento arriva fino a 70 centimetri».

Anche oggi continueranno i soccorsi alle persone e le verifiche dei danni, ingentissimi in numerosi centri abitati del reatino, dei monti Sibillini, della conca amatriciana e della Valnerina.

In assenza di un numero ufficiale di sfollati, risulta che i senza cassa nelle Marche sarebbero 25mila, quasi tutti concentrati (circa 21mila) nella provincia di Macerata. In Umbria invece gli sfollati sarebbero più di cinquemila (di cui 2.800 assistiti), in Abruzzo i "fuori casa" 3.000, mentre nel Lazio i soli assistiti circa 800.

Anche oggi alcuni di loro saranno trasferiti in alberghi della costa adriatica, mentre è in fase avanzata l'allestimento di alcune tensostrutture nell'area di Norcia, dove troveranno temporaneo riparo alcune persone che ieri hanno protestato rifiutando il trasferimento nei centri marini.

Ieri il consiglio dei ministri ha stanziato nuovi fondi per l'emergenza ed ha inoltre deciso le modalità di intervento nelle aree colpite dal sisma, che ricalcherà il percorso già adottato in Irpinia dopo il terremoto del 1980: entro Natale saranno pronti alcuni campi container, a primavera saranno montati i moduli abitativi prefabbricati e comincerà la ricostruzione del patrimonio edilizio ed artistico.

Dopo il devastante terremoto di 6.5 e le oltre 700 repliche da ieri, a Norcia monta la protesta degli abitanti: "Ridateci le tende" è la richiesta che arriva dalla maggior parte delle persone che hanno scelto di rimanere in città pur avendo le case inagibili o non potendo rientrare per la paura o perché all'interno della zona rossa. La Regione assicura che saranno montate tensostrutture collettive.

Intanto dal consiglio dei ministri arrivano più poteri per il capo della protezione civile e più forze dell'ordine oltre che un decreto entro 72 ore. Il premier Matteo Renzi assicura "container entro Natale e poi le casette di legno in sei-sette mesi. LA CONFERENZA 

Alcune migliaia di nursini hanno deciso di rimanere: sono state allestite tre grandi tende comuni in grado di ospitare circa 300 persone. Nei pressi della tensostruttura utilizzata come mensa è stato anche sistemato un autobus che può accogliere 50 sfollati.

Renzi è contrario all'idea delle tendopoli: «Non possiamo avere le tende per qualche mese in montagna, sotto la neve. Ci sono gli alberghi».

Sono quindicimila le persone assistite dalla Protezione civile. E ci sono anche oltre 3.000 persone fuori casa nel Teramano.

«La chiesa di San Benedetto a Norcia ritornerà - ha specificato Renzi dopo il Cdm - . Tutti noi sappiamo che quei simboli del terremoto devono tornare, così come la chiesa di Assisi. Questo è il punto chiave, i cittadini devono sentire lo Stato con loro».

 

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