Domenica si apre la stagione venatoria Cacciatori, stop al calo grazie alle donne

di Lorenzo Basso

Con l'avvicinarsi della fine dell'estate, le riserve forestali del territorio provinciale tornano ad essere frequentate dagli amanti dell'attività venatoria. La stagione di caccia autunnale, che interessa all'incirca 6.500 doppiette, si apre ufficialmente domenica 11 settembre, con l'inizio dei prelievi tra le popolazioni di cervi e caprioli.

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Nelle scorse settimane, invece, sono iniziati gli abbattimenti tra i camosci, mentre altre specie, tra cui mufloni, fagiani e coturnici, saranno oggetto di caccia solo dopo il primo di ottobre. La data formale d'inizio della stagione venatoria, nota da tempo tra chi pratica l'attività a livello locale, è stata ricordata nella mattina di ieri, in conferenza stampa, dal presidente dell'Associazione cacciatori trentini (Act) Carlo Pezzato, che ha inoltre inteso ribadire come le quote dei prelievi, differenti per ogni specie, siano state stabilite in base alle condizioni della fauna trentina, di cui l'ente è gestore per conto dell'amministrazione provinciale.

«L'associazione dei cacciatori - ha specificato al riguardo Pezzato - si occupa da anni di tutelare la fauna alpina mediante interventi di carattere ambientale, nonché censimenti, osservazione e gestione delle popolazioni animali. L'obbiettivo, raggiunto grazie al lavoro e all'impegno di tanti volontari, è quello di mantenere gli alti livelli di biodiversità raggiunti negli anni, di cui l'attività venatoria è una componente fondamentale. La conservazione dell'ambiente non può prescindere dal controllo delle popolazioni animali, la cui proliferazione indiscriminata mette a rischio la sopravvivenza di alcune specie alpine. Speriamo che, con il tempo, questi concetti siano compresi anche da chi osteggia la caccia».

In merito agli abbattimenti, è stato elaborato un piano specifico, con dei numeri precisi per ogni specie in relazione allo stato di conservazione. Sono ad esempio aumentati rispetto all'anno scorso i prelievi di cervi (da 2.100 a 2.357), la cui proliferazione mette a rischio il gallo cedrone. Diversamente, sono diminuiti gli abbattimenti dei camosci (da 3.600 a 3.115) e dei caprioli (da 6.648 a 6.384), in ragione della diffusione di malattie in natura oppure della riduzione dell'habitat e della forte competizione con il cervo.

Contemporaneamente, ha detto Pezzato, proseguirà il piano di conservazione e cura del territorio, portato avanti da personale tecnico e volontari, ed il processo di rinnovo della convenzione con la Provincia per la gestione della fauna (attualmente Act, percepisce 880mila euro all'anno per svolgere tale mansione). Assicurazioni in tal senso, ad ogni modo, sono state espresse dall'assessore Michele Dallapiccola, competente in materia di ambiente.

Assieme alla cura del territorio e della fauna locale, sembra invece chiudersi per Act una partita iniziata qualche anno fa al fine di contrastare la consistente fuoriuscita degli iscritti attivi. Dopo anni di diminuzione progressiva del numero di permessi di caccia rilasciati da Act, passati dai quasi ottomila dei primi anni Duemila ai 6.471 odierni, l'emorragia tra i cacciatori trentini sembra infatti essere terminata. In effetti, i cacciatori chiamati in questi giorni all'attività sono pressapoco quelli dello scorso anno. Ciò, a detta di Pezzato, sarebbe ascrivibile a due ragioni: da una parte, per l'aumento di volontari per la gestione faunistica, dall'altra grazie alla diffusione dell'attività venatoria tra le donne.

«Finalmente - ha precisato il presidente - registriamo un freno al calo degli iscritti, anche in reazione della nostra attività, che va ben oltre l'aspetto venatorio. Per quanto riguarda la componente femminile, inoltre, rileviamo una crescita costante soprattutto nelle valli, dove il rapporto con il territorio è più immediato».

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