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I soldi di Big Pharma

ai medici trentini

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Nome, cognome e indirizzo. Per la prima volta sono pubblicati online i dati dei contributi delle industrie farmaceutiche ai professionisti e alle organizzazioni sanitarie, secondo quanto prescrive il Codice di trasparenza della Federazione europea dei produttori. Sono decine i medici trentini a ricevere fondi da Big Pharma, ma a livello nazionale non mancano nemmeno i contributi agli ospedali, alle aziende che organizzano convegni, alle agenzie di viaggio e persino alle associazioni dei consumatori.

Tutto è pubblico e accessibile sul web, all'interno della sezione «Trasparenza» dei siti delle singole case farmaceutiche. Basta spulciare gli elenchi per individuare tra le migliaia di nominativi, quelli dei sanitari che operano nella nostra provincia. Compaiono diversi contributi per importi di poche centinaia di euro, ma anche bonifici per alcune migliaia di euro. Non c'è nulla di illegale in tutto questo, anzi. Tanto che il presidente dell'ordine dei medici trentini Marco Ioppi sostiene che la pubblicazione garantisce una maggiore sicurezza per i pazienti: «Queste non devono essere lette come liste di mascalzoni. È assolutamente corretto che un medico partecipi a seminari, anche all'estero, e che le case farmaceutiche ne sostengano la spesa per promuovere i risultati delle loro ricerche. Chi ha dato il proprio consenso a pubblicare il proprio nominativo, evidentemente si sente libero da ogni legame con le aziende, mentre gli altri possono temere di venire additati».

I finanziamenti ai camici bianchi riguardano in particolare contributi alle spese per prendere parte a convegni e congressi promossi dalle aziende. Vengono coperte le quote di iscrizione e pure le spese di viaggio e alloggio. In alcuni casi le cifre sono particolarmente sostanziose, come nel caso di una dottoressa con ambulatorio in largo medaglie d'oro 1 (ossia all'ospedale Santa Chiara) che ha percepito un totale di 7.411 euro per prendere parte a un convegno, forse all'estero. Solo in alcuni rari casi i medici percepiscono invece compensi per servizi e consulenze.

Le spese per «ricerca e sviluppo» non sono inserite negli elenchi. Non tutti i camici bianchi avrebbero dato il nulla osta alla pubblicazione del proprio nominativo. Si stima infatti che un medico su tre - tra colore che hanno ricevuto un contributo - abbia chiesto di non comparire nelle tabelle online. Il locale Ordine dei medici non ha inviato sollecitazioni ai sanitari, ma nella stragrande maggioranza dei casi sarebbe la stessa Azienda sanitaria a proporre ai camici bianchi di prendere parte ai convegni. Che peraltro rappresentano un'importante occasione non solo sul fronte dell'aggiornamento, ma anche per il confronto coi colleghi.

Ioppi esclude che i soldi di Big Pharma possano interferire sull'attività prescrittiva dei medici beneficiari: «Il rischio è teorico, più che pratico». Eppure, secondo un'analisi dei dati del Medicare Prescription Drug Program e dell'Open Payments Program realizzati dalla società HealthGrove nel 2015, i medici che prescrivono la quantità maggiore di farmaci sono anche quelli che ricevono più pagamenti da parte di Big Pharma. L'indagine rivela inoltre che più è alto il livello di prescrizione che un medico fa di medicinali, più aumenta la possibilità che riceva soldi dalle aziende in una di queste forme. Come detto, i soldi servono per congressi e iniziative varie, ma non va dimenticato che le società scientifiche sono responsabili anche della redazione delle linee guida per la cura delle patologie. Intanto, la formazione (ogni medico è tenuto a raccogliere 60 crediti all'anno), si sta spostando sempre più sul web, senza alcuna necessità di fare la valigia e affrontare qualche ora di aereo per raggiungere le capitali della scienza per assistere a un convegno dal vivo.


IL PRESIDENTE IOPPI: "OCCHIO AL CODICE ETICO" 

«Il rischio che qualche medico possa favorire un'azienda farmaceutica attraverso le sue prescrizioni esiste, ma ricordo l'esistenza di un codice etico che vieta il comparaggio. Conto molto sulla serietà dei colleghi e sugli strumenti esistenti per contrastare il fenomeno». Il presidente dell'Ordine dei medici del Trentino, Marco Ioppi, trasmette grande serenità pur premettendo di non conoscere l'esistenza delle liste di medici ai quali le case farmaceutiche hanno versato contributi.

Ioppi ritiene peraltro positiva l'organizzazione di seminari da parte di Big Pharma, al fine di pubblicizzare i risultati delle ricerche scientifiche: «Un fenomeno corretto, che avviene nel rispetto dell'autonomia prescrittiva del medico. Esistono peraltro dei sistemi di controllo,e l'Azienda sanitaria ha stanziato un fondo di 800mila euro per l'aggiornamento medico, mentre un tempo i convegni promossi dalle case farmaceutiche erano l'unico strumento per aggiornarsi». Come si forma oggi un medico? «Vengono proposti corsi online o convegni a distanza attraverso il web. Ma va detto che il vis a vis, in alcuni casi serve più dell'aggiornamento stesso».

Per quale motivo, secondo lei, non tutti i medici hanno acconsentito alla pubblicazione del proprio nome?

«I colleghi che hanno dato l'assenso sono consci della correttezza del proprio operato. Sono liberi di agire senza essere intimoriti da qualcuno. E' possibile che gli altri possano invece temere di essere additati da chi non conosce le regole. Siamo lontani dai tempi in cui le case farmaceutiche avevano la malsana abitudine di omaggiare i medici per orientare il loro lavoro».

Ma solo alcuni professionisti partecipano ai convegni promossi da Big Pharma.

«Sono opinion leader che con il loro esempio fanno tendenza. Hanno anni di anzianità alle spalle e se vengono cercati è per la loro serietà e non perché si crede che possano essere manipolati. L'Azienda sanitaria ha anche costituito un pool che gestisce le risorse per l'aggiornamwento dei medici, così si perde il rapporto diretto tra medici e case farmaceutiche».

Il rischio riguarda dunque chi esercita la professione privatamente?

«In Trentino l'albo conta 3.600 professionisti e tutti hanno una buona coscienza»

Dove vengono organizzati questi convegni?

«Nelle grandi città. Un decreto vieta l'organizzazione di incontri nei centri di attrazione turistica. E' possibile che qualche appuntamento venga programmato a San Diego in California o a Pechino per promuovere le grandi scoperte scientifiche, e in quei casi le spese di viaggio ammontano ad alcune migliaia di euro».

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