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È morto Diego Moltrer, arresto cardiaco mentre era a caccia tra i suoi amati boschi in val dei Mocheni

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Un sorridente Diego Moltrer all'aria aperta. La natura e la montagna erano le sue passioni

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Il corpo di Diego Moltrer era lì, accovacciato all’inizio del sentiero, quell’ultimo tratto che lo avrebbe portato in quota, sul «roston» da dove ti si para davanti il costone di Erdemolo, quello dove poco prima il «Milordo» avvistato con il «lungo» (il cannocchiale) un paio di camosci. Un arresto cardiaco ha chiuso il suo percorso terreno del «gigante buono» della val dei Mocheni ad appena 47 anni. Il «Milordo», che la caccia aveva nel sangue fin da ragazzo, come molti in valle, aveva il patentino di esperto accompagnatore. E aveva accettato di buon grado di accompagnare i due giovani cacciatori nella battutata di caccia al camoscio, Loris Marchel di San’Orsola Terme e Rodolfo Pompermaier. Erano partiti all’alba, con il fuoristrada del «Milordo». Il meteo metteva pioggia, più intensa nel pomeriggio-sera. Ma la mattinata pareva tenere. E dunque su lungo la stradina asfaltata che dagli Hacleri di Fierozzo sale all’agritur Malga Pletzn, a quota 1605 metri. Qui scatta il divieto di transito sulla forestale di tipo B. Ma Moltrer ha il permesso e si porta oltre, fino alla località Grosstoa (Pietra Grande), poco oltre quota 1.700.

 

La strada qui assomiglia più ad una pista, è ciò che resta dell’accesso al cantiere del nuovo acquedotto. Moltrer, con i due compagni di caccia, la percorre a piedi: un chilometro e mezzo di percorso. Il tratto finale, prima che la pista diventi il sentiero che porta al lago di Erdemolo, attraverso i larici che in questa stagione puntellano di giallo il bosco, è più ripido, particolarmente faticoso, con pendenze che sfiorano il 20%. Il «Milordo» è in affanno, non riesce a tenere il passo. «Andate avanti voi, che vi raggiungo. Prendo fiato un attimo». Loris e Rodolfo proseguono lungo il sentiero. Si fermano. Si voltano. Ma Diego non si vede. Accidenti, che gli sarà successo? Passano i minuti, non si sa quanto tempo esattamente. L’attesa diventa angoscia, quella che gli fa percorrere a ritrovo velocemente il tratto di sentiero, fino all’i

ncrocio con la pista in località Hacker Töl.

È lì che lo vedono accasciato a terra. La richiesta di aiuto arriva alle 9.47 alla centrale operativa del 118. «C’è una persona incosciente» dicono i due cacciatori all’operatore e, data l’emergenza, viene subito mandato sul posto l’elicottero. La zona è impervia ed il medico viene calato con il verricello, ma le manovre di rianimazione sono purtroppo inutili: il cuore del «Milordo» ha cessato di battere per sempre. Per gli amici cacciatori che erano con lui è stato uno shock. «Eravamo partiti insieme stamattina. Guidava Diego. Sembrava stesse bene», dicono. Vengono allertati il soccorso alpino, per il recupero del corpo, la forestale, i carabinieri. Alcuni accertamenti sul posto sono una prassi dovuta. L’escoriazione al volto, notata dai soccorritori, era stata causata dalla caduta a terra, come è stato accertato da un esame necroscopico: Diego Moltrer si era staccato dal gruppo perché sentiva di non star bene, ma il malore fatale l’avrebbe colto all’improvviso, non dandogli neppure il tempo di sedersi a terra, per riposare.

Diego Moltrer sapeva che il suo cuore era malato. Nel 2008 al pronto soccorso, gli diagnosticarono una cardiopatia aritmica. Da allora era in terapia. «Gli dicevamo di andare piano, di riposarsi. Ma in montagna aveva un passo così veloce che a fatica riuscivamo a stargli dietro» dicono gli amici. Le cure non sono bastate. Tanti i pensieri che, nell’ultimo periodo, hanno caratterizzato la sua vita politica, rischiando di togliergli la serenità. Il corpo del «Milordo» è stato composto nella sua abitazione di San Felice. Oggi verrà allestita la camera ardente nella sala consiliare del Comune di Fierozzo.

Il funerale verrà celebrato domani alle 14.30 nella chiesa parrocchiale del paese.

LA BIOGRAFIA

Esponente del Patt, noto con il soprannome “Milordo”, era nato a Levico Terme il 28 settembre 1967 e risiedeva a Fierozzo, in valle dei Mocheni. Sposato, era padre di tre figli e titolare dell’azienda artigiana di famiglia che si occupa di movimenti terra.  Negli ultimi mesi era stato protagonista della vicenda vitalizi esprimendo una posizione di intransigenza sulla necessità di rivedere il meccanismo e di ottenere dagli ex consiglieri la restituzione delle somme ricevute come anticipo.

Sindaco di Fierozzo per oltre 15 anni, dal 1995 al 2005 aveva anche ricoperto la carica di assessore dell’allora Comprensorio C4, dell’Alta Valsugana. Nell’autunno 2009 tenne a battesimo, in qualità di presidente, l’allora neonata Comunità Alta Valsugana e Bersntol. Nell’autunno 2010, di scena l’elezione diretta del presidente e dell’assemblea, in lista con il Patt, fu eletto dai 18 comuni dell’Alta Valsugana e Bersntol con 1.432 voti, il più votato di tutte le Comunità di valle del Trentino.

Entrava poi in giunta della Comunità quale assessore alle minoranze linguistiche, programmazione, edilizia pubblica e privata, diritto allo studio, servizi mensa, edilizia scolastica, gestione del patrimonio e lavori pubblici. Dal 1998 ha fatto parte dei consigli dell'Istituto mocheno-cimbro, della Pro loco, del gruppo alpini e del corpo dei vigili volontari del fuoco. Dal 2011 era nel consiglio del Patt in rappresentanza della minoranza linguistica mochena e membro effettivo della giunta del partito.

 

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