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Rette Rsa, la protesta: «Aumenti scandalosi»

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anziani pensionati L'aumento delle rette alberghiere in casa di riposo crea parecchio scontento tra gli ospiti. E soprattutto nella cerchia dei familiari (figli o nipoti, coniugi) che si prendono cura di loro, spesso andando a compensare con i propri risparmi gli importi delle pensioni che non sono sufficienti a raggiungere il totale da versare per far fronte ai costi in Rsa.

Non solo: molti familiari chiaramente affermano di ritenere ingiusta la differenziazione delle rette in base alla condizione economica e patrimoniale degli anziani che vivono nelle case di riposo (parametro Icef). «In questo modo - esordisce  Barbara Endrizzi , il cui padre si trova alla Rsa San Bartolomeo - si contravviene al principio di uguaglianza del malato». Della medesima opinione è anche  Maria Manincor , la cui zia si trova alla Rsa di Gardolo.

 

«L'anzianità necessita di presenza e di cure - dice il presidente dell'Arof (Associazione rappresentanti degli ospiti e familiari delle Rsa-Apsp)  Luigi Budini  - E l'accesso all'assistenza in Rsa non può essere discriminato dal conto in banca». «Già adesso i costi mensili per l'ospitalità si aggirano tra i 1400 ed i 1600 euro mensili - afferma Endrizzi - A fronte dei rincari, una persona in stanza singola si troverà a dover pagare oltre 2000 euro. Si tratta di una cifra spropositata: in questo modo l'accesso a questo tipo di prestazione sanitaria ed assistenziale non sarà più garantito alla popolazione che ne ha bisogno». «E non si tratta solo di anziani - aggiunge - Nelle case di riposo vivono anche adulti under 65 che hanno patologie tali per cui serve un'assistenza a tempo pieno durante le ventiquattr'ore».

Endrizzi tiene a sottolineare che, attualmente, una persona con Icef anche piuttosto basso è tenuta comunque a pagare l'intera retta: «Con 600 euro di pensione è impossibile per un anziano pagare interamente la retta - dice - I costi aggiuntivi si riversano comunque sul "pubblico" attraverso l'elargizione dell'assegno di accompagnamento oppure del sostegno assistenziale da parte del Comune: non è possibile pensare che la forbice si ampli ulteriormente». «Anche oggi i costi in Rsa sono proibitivi: dal 2015 in poi saremo messi in condizioni impossibili da sostenere - conclude Endrizzi - Non dimentichiamo nemmeno che, a fronte del lauto pagamento delle rette, i servizi offerti presentano numerose carenze».

E laddove i parametri di reddito o patrimonio siano insufficienti a garantire l'intervento di una qualche sovvenzione, a sobbarcarsi i costi che vanno oltre gli «averi» degli anziani sono i familiari. È il caso di  Lorenzo Rossi , sessantatreenne con la madre novantenne ospite in una Rsa della città. «Questi tagli mettono all'angolo le famiglie, e non solo gli anziani - afferma - Prendiamo il nostro caso: per arrivare a pagare completamente la retta della casa di riposo, io e mio fratello dobbiamo intervenire congiuntamente con una quota di circa 500 euro. È una vergogna dover pensare che dal prossimo anno dovremo farci carico di un'ulteriore somma».

 

Non solo. «Raggiunta la pensione - racconta l'ex docente di storia e filosofia - pensavo di trovare un po' di relax. Invece noi sessantenni siamo impegnati da un lato a supportare i nostri genitori, dall'altro a sostenere i figli a causa della disoccupazione dilagante. E la tranquillità economica diventa un'utopia per tutti».

Non manca la presa di posizione di  Renato Andreatta , anche lui con un parente in Rsa a Trento: «Da mesi e mesi abbiamo messo in allerta istituzioni ed organi di comunicazione - dichiara - Questo aumento non è una sorpresa, ma rimane un fatto inaudito e scandaloso».

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