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«Adesso basta alcol servito ai minorenni»

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SF04000000002RJ_1.jpgIl consumo di alcol tra i giovani è uno dei problemi sociali maggiormente evidenziati in Trentino negli ultimi anni. Secondo i dati Istat, la nostra provincia si trova in cima alla classifica dei «bevitori alla ricerca di sbronza». Un’analisi che rivela anche come l’età dei soggetti alla ricerca dello «sballo» attraverso l’alcol sia andata sempre più diminuendo con il passare del tempo, toccando addirittura gli 11 anni d’età.
Se il problema dell’abuso di alcolici tra i minori non è una novità, a prendere il problema di petto, questa volta è una mamma di Trento, Rosanna Tamanini, che punta il dito contro i locali che, spesso, incuranti della normativa (e del buonsenso), servono da bere alcolici anche a ragazzi che hanno meno di 18 anni.
Un intervento, il suo, frutto di un’esperienza personale che ha visto come protagonista la figlia appena 17enne.
«Lunedì - ci racconta - mia figlia è tornata alle 17 e mi ha raccontato che in un locale, alle tre di pomeriggio, le avevano servito della vodka. Era una giornata difficile per lei, perché aveva avuto dei problemi con un ragazzino che le piaceva. Non che questo abbia giustificato la sua decisione di cercare sfoghi nell’alcol. Il problema è che ha trovato qualcuno che gliel’ha servita. Mi arrabbio con igestori dei locali che se ne fregano dell’età delle persone e non chiedono nemmeno la carta d’identità per verificare se i clienti sono maggiorenni oppure no».
Un’esperienza che ha portato Rosanna Tamanini a voler lanciare l’allarme sulla poca attenzione di alcuni bar nel servire bevande alcoliche a Trento. Un tema da sempre molto dibattuto.
«I locali - afferma - non possono continuare a guadagnare sulla pelle dei nostri figli. Se quest’ultimi sbagliano nel chiedere alcol, dall’altra parte del bancone i baristi dovrebbero osservare la legge, chiedere la carta d’identità e, nel caso si trovino davanti a minori, rifiutarsi immediatamente».
Quella di lunedì pomeriggio non è l’unica esperienza a cui la signora Tamanini si riferisce. Domenica scorsa, sempre sua figlia, non ha avuto problemi nel farsi servire delle birre in un altro locale. «Non capisco come posti del genere -spiega - frequentato da tantissimi giovani ragazzi possa trovare così semplice servire delle birre senza chiedere alcun documento. Anche se lei dimostra magari più anni di quelli che ha, dovrebbero comunque sempre fare delle verifiche. Noi genitori fatichiamo tantissimo ogni giorno per cercare di far crescere bene i nostri figli ed invece poi ci troviamo davanti alcune persone che pensano unicamente alle proprie tasche e a guadagnare sulla pelle degli altri».
Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio e i bar a Trento che rispettano le regole sono molti. «Alcuni però - spiega Tamanini - non lo fanno ed è arrivato il momento di porre loro un freno, anche con una maggiore sensibilizzazione».
Dopo l’accaduto, Rosanna Tamanini ha deciso di contattare le associazione a tutela dei consumatori. «Mi hanno consigliato - afferma - di scrivere una lettera al Servizio commercio della Provincia e alla polizia locale per informarli di quello che era successo affinché siano avviati i doverosi controlli».

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