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Riapertura degli impianti, il 18 è in forse, ipotesi di limitazione al 30% degli skipass

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Numero chiuso ridotto al 30% di sciatori massimi giornalieri calcolati rispetto a quante persone può portare all’ora l’impianto funiviario. In Trentino vuol dire 100.000 sciatori al giorno, visto che la portata oraria è di 353.000 persone. Steward a valle delle funivie per garantire il distanziamento. Richiesta anche a chi ha gli stagionali o gli abbonamenti su più giornate di comunicare l’intenzione di sciare in una giornata, in modo da calcolare il numero di giornalieri da poter vendere fino al raggiungimento del tetto. La stagione sciistica non si sa ancora con precisione quando ripartirà: la prima data ipotizzata è lunedì prossimo, ma gli operatori pensano che, tra nuove regole in arrivo e divieti di spostamento tra Regioni, la cosa possa accadere solo in via sperimentale e per poche piste. Ma si conoscono invece già alcuni paletti che dovranno essere applicati agli sciatori e agli impiantisti.

A partire appunto dal numero chiuso per gli sciatori giornalieri, calcolato sulla base della portata oraria massima degli impianti. In questo caso il numero di sciatori giornalieri, tra chi acquista agli sportelli in giornata, e chi ha stagionali o plurigiornalieri, non può superare il 30% della portata oraria massima dell’impianto. Meglio prenotarsi on line, che andare ad acquistare agli sportelli in giornata, perché quando il tetto viene raggiunto, le società impiantistiche non potranno vendere altri giornalieri.

Sulla riapertura resta l’incognita del nuovo Dpcm (che è stato illustrato ieri mattina alle Regioni) che deve chiarire se ci si potrà spostare o meno tra Regioni e Province autonome gialle. In ogni caso, Veneto e Lombardia per ora sono arancioni, quindi anche se si riaprisse tra zone gialle, la clientela sarebbe comunque ristretta. Anche se ci sarebbe il bacino altoatesino in cui pescare.
«Meglio aprire bene, che il prima possibile. Meglio quindi una settimana o dieci giorni dopo per salvare febbraio, marzo e la Pasqua ma con una situazione complessiva più favorevole» commenta Bruno Felicetti, direttore generale delle Funivie Campiglio. La sua posizione è sintomatica di come gli operatori dello sci stanno guardando alla data del 18 gennaio e al prossimo Dpcm. Ma anche la situazione epidemiologica non è ancora tranquilla e dunque occorrerà capire se la data dal 18 gennaio, lunedì prossimo, sarà rispettata o meno.

Un problema in più è legato alle linee guida che il Comitato tecnico scientifico non ha ancora approvato. E che potrebbe approvare solo in corso di settimana, quando si terrà la seduta dell’organismo che sovrintende alla sicurezza sanitaria delle varie attività economiche.

«Per ora il protocollo ancora non è stato approvato - afferma Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef nazionale e imprenditrice funiviaria in Primiero - la cosa che amareggia è che non ci è stato comunicato nulla sulle ipotesi di apertura. Per come è l’andamento dei contagi bisogna puntare sul 25 gennaio o sul primo febbraio, ammesso che si possa puntare su quelle date. Questo tira e molla è stremante e ci continua a far spendere soldi per tenerci pronti spero che non siano soldi buttati via». Un’apertura solo per i residenti, ammette Ghezzi «non avrebbe molto senso se il bacino è solo quello provinciale o addirittura se ci sono divieti di spostamento dal proprio Comune». Potrebbe essere aperto qualche impianto in via sperimentale, aggiunge Felicetti, come il Grostè solo per i locali.
La Provincia, con l’assessore al turismo, Roberto Failoni (Lega), spiega che «noi restiamo fermi sul 18 gennaio. Poi certo se ci danno le regole il 17 sera, è difficile organizzarsi in tempo».

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