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Il 5 novembre tute blu in sciopero

per difendere il lavoro e il salario

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La segreteria unitaria di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil ha confermato la mobilitazione dei metalmeccanici trentini per il nuovo contratto nazionale, con assemblee a tappeto, in svolgimento, e lo sciopero di 4 ore alla fine del turno giovedì 5 novembre. I sindacati stanno valutando, in base alle condizioni sanitarie generali, le modalità con sui svolgere i presìdi. La richiesta della piattaforma unitaria dei metalmeccanici è di un aumento salariale di 153 euro medi, anche per recuperare qualcosa dei soldi persi con i redditi ridotti a causa della cassa integrazione che si sta rimettendo in moto (vedi l'articolo sotto).

Intanto l'aggiornamento ad agosto dei dati dell'Agenzia del Lavoro mostra un forte incremento mensile delle assunzioni, +38,9%, ma conferma il calo nei primi otto mesi dell'anno: 13mila contratti di lavoro in meno pari al -13,8%. Il saldo occupazionale, cioè la differenza tra assunzioni e cessazioni, è appena positivo (+64) ma la differenza con il 2019 è ancora pesantemente negativa: in un anno sono stati persi 4.321 posti di lavoro, con punte di -3.700 contratti nei pubblici esercizi, -700 nel commercio, -800 nell'industria. Solo l'agricoltura registra un saldo positivo di 2.700 unità.

«Il differenziale negativo nei primi otto mesi dell'anno è ancora marcato - sottolineano i segretari di Cgil Cisl e Uil Andrea Grosselli , Michele Bezzi e Walter Alotti - Tra luglio e agosto c'è stato un segnale positivo. Le incertezze che pesano sulla stagione invernale e la crisi economica non permettono purtroppo previsioni ottimistiche». In particolare, per gli stagionali del turismo la stagione estiva è stata più breve e non si sa quando né come partirà la stagione sciistica, quindi questi addetti rischiano di avere periodi di lavoro ridotti, retribuzioni più contenute e assegni di disoccupazione più magri. Nel turismo si è passati da contratti di quattro o sei mesi a contratti da due o tre mesi con una perdita netta di potere d'acquisto per quei nuclei familiari che non è stata compensata da sostegni al reddito per i lavoratori.

«La logica della giunta provinciale è sempre la solita: sostegni alle imprese ma non al lavoro - denunciano i tre sindacalisti - Tutto questo lo pagheranno di nuovo le imprese e i lavoratori, visto che il calo della domanda derivato dalla riduzione dei redditi disponibili toglierà fatturato alle aziende. Per questo è urgente che la Provincia allarghi le maglie degli interventi di sostegno al reddito, a partire dalla modifica del meccanismo di attualizzazione dell'Assegno unico provinciale per gli stagionali».


Le ore di cassa integrazione autorizzate dall'Inps alle aziende trentine per la crisi Covid superano la quota record di 21 milioni. La cassa ordinaria è a 12,5 milioni di ore, quella in deroga a più di 700mila, il Fondo di solidarietà (commercio, turismo e servizi) a 8 milioni e mezzo di ore autorizzate. Molte sono state utilizzate nei mesi del lockdown e subito dopo. Molte altre sono state chieste per precauzione. Attualmente però sono almeno 10mila i lavoratori e lavoratrici dipendenti a casa col salario ridotto. Metà circa sono addetti dell'industria manifatturiera, l'altra metà lavoratori dell'artigianato, dei negozi, dei ristoranti.

Nella gran parte dei casi i cassintegrati cambiano ogni giorno, perché la cassa è effettuata a rotazione o quando è necessario. Ma nelle ultime settimane i segnali di rallentamento della produzione si moltiplicano. Dalla Dana alla Sandvik, dall'industria all'edilizia al commercio, crescono le richieste di cassa e le imprese cominciano a far fatica ad anticiparla. La ripresa frena perché la domanda è in affanno: i consumi interni sono falcidiati dai redditi ridotti, le esportazioni ostacolate dalla pandemia.

Secondo l'ultimo rapporto dell'Inps, a settembre le ore di cassa integrazione autorizzate in Trentino tornano a crescere: sono 1.145.894 rispetto a 748.725 ad agosto. A queste vanno aggiunte 2.928.304 ore autorizzate ai Fondi di solidarietà in tutta la regione. Gran parte della cassa ordinaria, 1.034.117 ore, è nell'industria manifatturiera. Le imprese della meccanica fanno la metà del totale: 507.500 ore. Segue la chimica, gomma e plastica con 224.166 ore. La cassa integrazione in deroga, sempre a settembre, conta 16.328 ore, quasi tutte (15.714) nel commercio al minuto.

Da marzo a settembre le ore di cassa ordinaria autorizzate dall'Inps sono arrivate a 12.548.784. Dopo il lockdown, molte domande sono precauzionali e la cassa integrazione non era molto utilizzata. Ora però le cose stanno cambiando. «L'industria sta rallentando pesantemente - sostiene il segretario della Fim Cisl Luciano Remorini - Ci sono aziende in difficoltà nel ricevere la merce per problemi dei fornitori. Le esportazioni sono molto difficili. La Dana ci ha appena chiesto qualche giorno di cassa. La Coster ha carichi di lavoro ridotti. La Sandvik ha aumentato il ricorso all'ammortizzatore sociale. In Fly si fa cassa 2-3 giorni la settimana. Almeno il 30% dei 18mila addetti dell'industria è in cassa integrazione, anche se a rotazione. Poi ci sono le aziende a cui manca lavoro e la cassa è finita: i lavoratori sono a casa senza reddito». A Roma è in corso la trattativa per un nuovo prolungamento della cassa integrazione Covid e per spostare in avanti il blocco dei licenziamenti, che scade il 31 dicembre.
Il Fondo di solidarietà trentino, che gestisce l'ammortizzatore sociale per il terziario e le piccole e micro imprese, ha ricevuto in questi mesi 15.419 domande per più di 10 milioni di ore. Le ore autorizzate sono 8.505.051 per 76,6 milioni di euro, di cui 48 milioni pagati. Dei 54mila lavoratori coperti dal Fondo, la grande maggioranza è stata interessata dalla cassa in questi mesi. Oggi sono effettivamente fermi alcune migliaia di addetti di negozi, bar, ristoranti, servizi. Poi c'è la cassa in deroga, arrivata a 718.911 ore per 6,8 milioni di euro, di cui 2,8 pagati. E altri dipendenti sospesi, soprattutto nel commercio.

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