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Centrali idroelettriche, l'Antitrust

bacchetta la Provincia di Trento

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L'Autorità garante della concorrenza e del mercato mette sotto esame le recenti leggi regionali sulle concessioni idroelettriche, compreso il disegno di legge della giunta provinciale nella versione del 17 febbraio scorso, ad oggi ancora non definitiva. La Provincia, nel giro di pochi giorni, viene di nuovo bacchettata: prima sulle chiusure domenicali dei negozi, ora sul grado di concorrenza delle gare per il rinnovo delle concessioni.

Nelle osservazioni inviate il 3 settembre a Camera, Senato, presidenza del Consiglio dei ministri e Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l'Antitrust rileva in primo luogo che occorre promuovere la concorrenza in modo uniforme sull'intero territorio nazionale. Infatti «la frammentazione normativa derivante dall'adozione di discipline regionali non omogenee, innalzando i costi di partecipazione alle gare, è idonea ad alterare il contesto concorrenziale, penalizzando in particolar modo gli operatori di minori dimensioni».

L'Autorità presieduta da Roberto Rustichelli ricorda che il settore idroelettrico è di primaria importanza industriale nell'ambito della produzione energetica da fonte rinnovabile, ma non è riuscito a beneficiare finora «dei positivi effetti derivanti dalla concreta attuazione dell'importante principio concorrenziale della temporaneità delle concessioni, introdotto dal decreto legislativo n. 79 del 1999». Per l'Antitrust è prioritario «il definitivo abbandono dell'istituto della proroga delle concessioni» e la normativa sulle gare deve rispettare «i principi a garanzia della concorrenza». E qui arrivano le bacchettate al disegno di legge trentino.

«L'Autorità auspica che vengano preferite le opzioni che prediligono la procedura a evidenza pubblica come modalità ordinaria di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche». Invece il disegno di legge della giunta Fugatti «limita le modalità di assegnazione delle concessioni in oggetto alla procedura di gara ristretta, con possibilità di ridurre ulteriormente i partecipanti "se lo richiede la difficoltà o la complessità della concessione", e alla gara a cosiddetto doppio oggetto» cioè per la scelta del socio privato di una società mista. Inoltre, la normativa trentina introdurrebbe «criteri di partecipazione tecnica generali e aggiuntivi» che risultano «suscettibili di accrescere le barriere all'ingresso». Infine, si sottolinea la diversità di trattamento tra ente pubblico ed eventuale concessionario privato subentrante sul possesso, previo pagamento, delle cosiddette «opere asciutte», cioè edifici, macchinari e impianti inerenti la concessione, condotte d'acqua escluse.

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