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Crisi in Trentino, i sindacati

«Cassa integrazione finita

La Provincia ora finanzi»

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La cassa integrazione è finita per molte aziende trentine: è quanto denunciano Cgil, Cisl e Uil, che chiedono l'intervento della Provincia indicando come esempio Bolzano, che ha stanziato 20 milioni di euro per anticipare le otto settimane aggiuntive di cassa alle imprese del terziario, in attesa del decreto luglio.
«Nonostante le quasi 9,5 milioni di ore autorizzate da febbraio a oggi dal Fondo di solidarietà del Trentino - scrivono in una nota congiunta i sindacati - molte aziende del settore ricettivo, commerciale e della ristorazione sono arrivate al limite di utilizzo delle 18 settimane di cassa integrazione per l'emergenza Covid-19 previste dal decreto Cura Italia».

I segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti (foto) chiedono un intervento immediato alla Giunta provinciale: «Abbiamo già più volte ribadito l'assurdità di non prevedere un euro per i lavoratori nell'assestamento di bilancio. Ma ora l'assenza di risorse provinciali rischia di diventare un dramma per imprese e lavoratori che non potranno più godere della cassa integrazione, mentre è in atto un blocco dei licenziamenti. È tempo che scenda in campo anche piazza Dante stanziando almeno 10-15 milioni di euro per coprire i fabbisogni di cassa integrazione in questa fase».

I sindacati ricordano che un articolo del decreto Cura Italia permette a Trento e Bolzano di integrare le risorse dei fondi di solidarietà provinciali che garantiscono la cassa integrazione alle piccole aziende del terziario. Proprio in attuazione di questo articolo la Giunta Kompatscher ha stanziato 20 milioni di euro per allungare di 8 settimane la durata della cassa integrazione Covid-19 prevista dalle leggi nazionali. «Fare lo stesso anche a favore delle imprese locali - ricordano Grosselli, Bezzi e Alotti - è fondamentale per due ragioni. La prima si basa sulla constatazione che il fondo di solidarietà del Trentino in questo momento non ha più risorse proprie per finanziare un prolungamento della cassa ed anche gli emendamenti per garantire al fondo nuove entrate promossi dalla Giunta nella conversione in legge del decreto Rilancio Italia non sono stati accolti dal Parlamento.

La seconda è legata ai tempi previsti per il varo da parte del Governo Conte di un nuovo decreto legge sugli ammortizzatori sociali che dovrebbe aggiungere almeno altre 9 settimane di cassa per l'emergenza Covid-19: non è certo che arrivi entro luglio».
Necessarie anche nuove risorse per le politiche del lavoro. «Per affrontare l'autunno - concludono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil - serve un piano per le politiche attive del lavoro con percorsi formativi, progetti di riqualificazione, servizi alla ricollocazione e interventi sui lavori socialmente utili per dare una risposta alle migliaia di persone che rischiano di restare senza un lavoro».

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