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Crisi Coronavirus: a 5mila famiglie

sospesi mutui casa e sfratti

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Il decreto legge Cura Italia sospende fino al 30 giugno l’esecuzione degli sfratti, sia per abitazioni che per negozi e altri immobili, e consente di sospendere fino a 18 mesi le rate del mutuo sulla prima casa, per abitazioni di valore non superiore a 250 mila euro, a lavoratori dipendenti, collaboratori e autonomi colpiti dalla crisi del Coronavirus. I provvedimenti di sfratto in Trentino sono circa 300 l’anno, in gran parte per morosità, cioè per difficoltà dell’inquilino a pagare l’affitto. I mutui casa interessati dalla nuova moratoria potrebbero invece essere 5.000. Dei 54 mila lavoratori e lavoratrici del turismo, commercio, cooperazione e piccole imprese che possono accedere al Fondo di solidarietà, la cassa integrazione trentina, una metà, oltre 20 mila, sono già fermi. Tra essi si può stimare che circa 3.000 abbiano in corso un mutuo casa. A questi vanno aggiunte almeno 2.000 partite Iva con mutuo casa che hanno subìto un danno consistente in queste ultime settimane.

La sospensione degli sfratti riguarda sia famiglie che piccole imprese. Nell’anno giudiziario 2018-2019, nei tribunali di Trento e Rovereto, i nuovi provvedimenti di sfratto sono stati 334, a cui si aggiungono i 62 pendenti alla fine dell’anno precedente, per un totale di 396. Durante l’anno ne sono stati definiti 338 e a fine anno ne rimanevano 58. Secondo i dati del ministero dell’Interno, il 90% degli sfratti è per morosità.

Lo stop alle rate dei mutui si appoggia invece sul Fondo nazionale di solidarietà per i mutui prima casa, il cosiddetto Fondo Gasparrini, a cui sono stati assegnati 400 milioni di euro per il 2020. Il calcolo è che per ogni nuova sospensione l’onere per il Fondo sia di 1.000 euro, per cui a livello nazionale si stimano 400 mila richieste, di cui 230 mila dalle partite Iva. Ma la domanda potrebbe crescere se la crisi di prolungasse.

Possono fare domanda lavoratori dipendenti, sia a tempo determinato che indeterminato, in cassa integrazione o licenziati - ma i licenziamenti sono stati sospesi dal decreto del governo - lavoratori parasubordinati (collaboratori) in possesso dei documenti che comprovano la sospensione dal lavoro, lavoratori autonomi e liberi professionisti con autocertificazione, e responsabilità penale in caso di falsa dichiarazione, di una riduzione del fatturato di almeno il 33% dal 21 febbraio alla data della domanda e comunque nell’ultimo trimestre.

«Il Fondo di solidarietà del Trentino - spiega il presidente del Fondo e segretario della Cgil Andrea Grosselli - copre 54 mila lavoratori e lavoratrici di 8.700 aziende del commercio, turismo, cooperazione, soprattutto le cooperative di assistenza. Oggi già metà di questi lavoratori sono fermi, in particolare nel comparto ricettivo. Le risorse del Fondo ammontano a 14 milioni di euro, a cui se ne dovrebbero aggiungere 46 nazionali per un totale di 60 milioni. Una somma che basterebbe per due mesi di cassa integrazione per due terzi dei lavoratori. Altrimenti serviranno più risorse».

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