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Il sogno del referendum:

servono 8 mila firme per

il Distretto "bio" del Trentino

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A caccia di 8.000 firme. Meglio qualcuna di più per non correre rischi. Il 28 dicembre è partito il conto alla rovescia per l’ammissibilità del referendum, il primo a livello provinciale, per la creazione di un Trentino totalmente biologico. Fino al 27 marzo il comitato promotore avrà tempo per raccogliere i nomi e cognomi, per poi consegnarli all’apposito ufficio provinciale.

Se le firme valide saranno, appunto, almeno 8.000 tutti i cittadini trentini saranno chiamati a votare “sì” o “no”. Quando? L’ipotesi più interessante, ma al tempo stesso più improbabile, sarebbe quella del 3 maggio, accorpando con il voto per le Comunali e permettendo così alla Provincia (e quindi a tutti noi) di risparmiare un sacco di soldi. Ma, dando per scontato (cosa che non è) il raggiungimento delle ottomila firme, la decisione spetterà alla politica e in particolare agli uffici elettorali provinciali, che dovranno valutare tecnicamente la situazione.
Poi, in base alla nuova legge elettorale, il quorum è fissato nel 40% degli aventi diritto al voto (in Alto Adige basta invece il 20%, ma le firme da presentare devono essere 13 mila).

È quindi iniziata ufficialmente la prima fase per l’obiettivo di qualificare come distretto biologico il territorio agricolo della Provincia di Trento: un iter iniziato il 29 luglio scorso con la presentazione della richiesta, sottoscritta da Fabio Giuliani, referente del Comitato del Referendum, e dichiarata ammissibile il 23 dicembre scorso dalla commissione composta dagli avvocati Andrea Manca (presidente), Lorenzo Eccher e Michele Kumar Il quesito referendario è questo: «Volete che, al fine di tutelare la salute, l’ambiente e la biodiversità, la provincia autonoma di Trento disciplini l’istituzione su tutto il territorio agricolo provinciale di un distretto biologico, adottando iniziative legislative e provvedimenti amministrativi, nel rispetto delle competenze nazionali ed europee, finalizzati a promuovere la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione, la preparazione alimentare e agroindustriale dei prodotti agricoli prevalentemente con i metodi biologici, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 228/2001 e compatibilmente con i distretti biologici esistenti?».

Come spiegano i promotori, non deve “spaventare” il termine biologico: «Si intenda sano: noi chiediamo un utilizzo del territorio e coltivazioni su base biologica, poi le sfumature sono tantissime», spiega Fabio Giuliani. Insomma: no ai pesticidi, no all’uso di prodotti dannosi per l’ambiente e la salute e sì al rispetto e alla valorizzazione del territorio e dei prodotti che ci regala.

«Il Trentino è una terra di cooperative: i nostri nonni si sono uniti, erano piccoli e sono diventati grandi insieme. Adesso è tempo per compiere un passo in più, per superare i campanili e per avere il coraggio di cambiare. Lo dobbiamo alle generazioni future, è un dovere che abbiamo nei confronti dei giovani».
Giuliani, di Mezzolombardo, fa parte dei Verdi. Tra i promotori il partito ecologista è in prima fila, ma il comitato referendario è a-partitico: può farne parte chiunque abbia a cuore il territorio, a prescindere dall’appartenenza politica.

«Vogliamo essere trasversali, e infatti con noi ci sono rappresentanti di forze politiche diverse, ma anche semplici cittadini, agricoltori, giovani e anziani, personaggi di varia estrazione sociale e politica».
E la trasversalità è anche geografica: nulla di “Trento centrico”, anzi. Il quesito riguarda tutto il territorio provinciale, in particolare le valli, e ancora più in particolare quelle più dedite all’agricoltura, come la val di Non.
«Ci sono i nostri potenziali alleati? Prima di tutto il comparto turistico, perché il concetto è quello di fare qualità e di venderla insieme al nostro meraviglioso territorio. Poi tutte le persone che sono stanche dei pesticidi e i vari comitati spontanei nati in varie realtà territoriale. Abbiamo già coinvolto i giovani, anche quelli di Fridays for Future, e chiediamo l’aiuto di tutti e il dialogo con tutti, a partire da Mach e Cooperazione, da Melinda e Sant’Orsola».

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