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Ecologia, economia, ambiente

«Fà la cosa giusta» ci parla

anche di carcere e solidarietà

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Quarant’anni fa attivisti come Alex Langer la chiamavano crisi ecologica. Vent’anni fa il movimento globale indicava «un altro mondo possibile», contro la deregolamentazione economica da «pensiero unico neoliberista» e relativi danni sociali e ambientali. Oggi il grido dei ragazzi di FFF è «salviamo il Pianeta». Per quanto sia in genere evanescente nel discorso pubblico, il filo storico della consapevolezza ambientale è forte e si può cogliere facilmente anche alla fiera «Fa’ la cosa giusta», a cura di Trentino Arcobaleno, che questo week-end celebra la quindicesima edizione.

Alimenti biologici, produzioni a basso impatto ambientale e a elevato contenuto sociale (come quelle realizzate in carcere), soluzioni di risparmio energetico, vestiti e accessori artigianali, protagonismo studentesco, mobilità sostenibile, finanza etica, attivismo politico e umanitario, molto spazio dedicato ai bambini e ai giochi «naturali».

C’era molta gioventù, venerdì, all’apertura della vasta esposizione a Trento Fiere (oggi ultimo giorno, dalle 9 alle 19) cui si aggiungono diversi laboratori e workshop. E ieri anche una rappresentazione teatrale degli studenti sui cambiamenti climatici: “Nei piedi dell’Altro”.

Oltre trent’anni fa un convegno ecologista, ancora oggi ricordato tra gli aficionados, si intitolava «La Terra ci è data in prestito dai nostri figli». Uno degli effetti collaterali positivi di una visita a «Fa’ la cosa giusta» è proprio l’echeggiare di questa idea-cardine. Un’idea tanto attuale, richiamata da vari contributi in mostra sul contrasto al cambiamento climatico e su azioni concrete da intraprendere. Un’idea che aleggia fra gli stand dei più svariati prodotti per una vita sana (spesso da piccole aziende locali), nelle mostre delle scuole, così come sulle bancarelle «storiche» dei libri di Terra Nuova, pietra miliare dell’ecologismo italiano, o di Terre di Mezzo, editore di pensieri di giustizia e libertà che ci ricorda, fra l’altro, quanto diseguaglianze sociali (locali e globali) e rischio ambientale siano facce della stessa medaglia.

La fiera ci invita esplicitamente a una conversione ecologica dei nostri stili di vita, all’insegna del consumo critico e consapevole (quello promosso anche dai gruppi di acquisto solidale, presenti con lo stand). Tuttavia, basta conversare con espositori e visitatori, per comprendere quanto un evento maturo come la fiera trentina possa favorire anche una presa di coscienza collettiva sulla necessità di trasformazioni sistemiche, specie mediante azioni legislative più profonde e coraggiose. Cambiamente politici, economici e industriali necessari, come ci ricordano gli studenti anche qui in fiera, per non scaricare le responsabilità solo sulle spalle del singolo individuo e per consentire ai cittadini di vivere minimizzando il proprio «impatto» sull’ambiente naturale e massimizzando quello «sociale». Cioè di poter fare la cosa giusta.

Lavorare in carcere.  Uno dei momenti più toccanti della giornata alla Fiera è stata nel pomeriggio la tavola rotonda «Fare impresa in carcere. Il lavoro dei detenuti conviene a tutti», moderato dal giornalista dell’Adige Francesco Terreri. «Fa’ La Cosa Giusta Trento» offre infatti quest’anno anche una sezione con i prodotti di imprese italiane che lavorano in carcere e la riproduzione delle dimensioni reali di una cella all’interno della quale è possibile ascoltare brevi storie di detenzione. «È una prima, modesta ma convinta iniziativa di sensibilizzazione dell’imprenditoria trentina all’opportunità di offrire lavoro dentro e fuori il carcere di Trento» spiegano da Apas.

Il ragionamento in tre parole è semplice: «Il sistema carcerario italiano ci costa 3 miliardi all’anno e produce sostanzialmente delinquenza vista l’altissima percentuale di ricaduta nel reato.
Dove però ci sono soprattutto lavoro, scuola e misure alternative sono in tanti a smettere di compiere reati. E la società è più sicura. Nel carcere di Trento, più che altrove, le opportunità di lavoro sono pochissime.
Ci piacerebbe che qualche imprenditore trentino cominciasse a pensare di offrire qualche occasione di lavoro a detenuti o ex detenuti all’interno di un percorso assistito».

Alla realizzazione di questa sezione hanno partecipato APAS Trento, ABCittà, Museo Diocesano Tridentino, Provincia autonoma di Trento, Comune di Trento, Comune di Rovereto, Associazione microfinanza e sviluppo Onlus, Comune di Riva del Garda, Scuola di Preparazione Sociale, Fondazione Franco Demarchi con il contributo della Fondazione Caritro.

 

 

 

 

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